Cardinali e Vescovi: ricordate da cosa deriva il vostro ruolo…

“Con questa croce impastata di sangue e di sudore. Così vi ho amati. Senza fare alcun compromesso con il male…”

Per chi fosse a digiuno sulla storia della Chiesa, sappiate che il cardinalato non è un “ordine sacro”, ma è un ufficio di cui il Papa è il donatore.

  • L’ufficio dei Cardinali ha la sua origine nella chiesa antica, quando il Papa chiamava a collaborare con sé per il governo della Chiesa universale alcuni Presbiteri e Diaconi della sua Diocesi di Roma e anche i Vescovi Suburbicari, cioè i Vescovi delle Diocesi attorno a Roma. La prima notizia di Cardinali si ha sotto il santo Papa Alessandro I (105-115), epoca in cui il Papa era eletto da tutto il Clero della Diocesi di Roma… Nel 1059 Papa Niccolò II, con la Costituzione Apostolica In nomine Domini, riservò il diritto di elezione del Papa ai soli Cardinali Vescovi romani…”  leggi qui la storia.

In Vaticano, ossia quando intendiamo “nel cuore della Chiesa”, non ci sono solo carrieristi. Ci sono anche santi. E se non lo sappiamo abbastanza è perché solo i carrieristi proprio in quanto tali, fanno rumore, hanno costantemente i titoli dei giornali e gli onori e i disonori della cronaca. Ma la cronaca non reputa “notizia” la santità, specialmente per l’attuale regola del “politicamente corretto” (lo scorretto, diremo noi). I santi non fanno carriera quasi mai, su questa terra, non fanno neppure notizia: solo Dio vede, sa, e non dimentica.

Tanto per fare alcuni esempi, il cardinale Gagnon, canadese d’altri tempi, era uno di questi. Uno che si è fatto santo nel quotidiano sopravvivere disinteressato in un ambiente che tutto conosce meno che il disinteresse. Un santo martire del giornaliero grigio tran-tran dentro gli ingranaggi della Santa Sede, dove ogni giorno si fa della fede burocrazia, della Verità un compromesso, della certezza scetticismo, della missione rinuncia, del vizio la virtù, dell’obbedienza maldicenza, dell’umiltà ipocrisia.

Cardinali come questi passano per anni in mezzo a tutti questi fuochi restando illesi come un saltare tra le mine, continuando con la preghiera a combattere la silenziosa ma pur energica buona battaglia, conservando la fede, mantenendo l’innocenza. Così Gagnon ha terminato la corsa nel 2007, ultraottantenne: è morto in silenzio, come era vissuto. Nessuno se ne è accorto. Come sempre e, in fondo, come è giusto che sia quando ben sappiamo che è bene che “noi scompariamo, affinchè per mezzo nostro sia il Cristo a trionfare”.

Cosa dire del grande cardinale Francois Xavier Nguyen Van Thuan? “Eminenza, come sta?”. “Oh bene, mi sento finalmente bene grazie a Dio!” dice col suo sorriso dolce e mansueto. Era l’ultima settimana della sua vita: stava morendo, per un tumore ai polmoni. Era un santo e un martire. Del comunismo. Carezzando la sua croce pettorale in fil di ferro ne racconta la storia, che è quella dei suoi aguzzini, nell’inferno rosso del Vietnam, e dei suoi carcerieri, che riuscì a confondere con la quotidiana professione eroica della sua fede docile e invincibile, cioè amandoli:

  • «Io ho tagliato un pezzo di legno a forma di croce e l’ho nascosto nel sapone fino alla liberazione e ho fatto questa croce con il legno nero della prigione. In un’altra prigione vicino ad Hanoi un giorno ho chiesto a un poliziotto un altro favore: tagliarmi un pezzo di filo elettrico. “Lei vuole suicidarsi!”. “Ma no!”. “Ma cosa vuol fare con del filo elettrico?”. “Voglio fare una catena per poter portare la mia croce”. “Ma io non posso capire come si possa fare una catena con del filo elettrico!”. “Mi presti due piccole tenaglie e glielo mostrerò: è difficile”. Tre giorni dopo torna dicendomi: “Io non posso rifiutare, è un peccato contro la sicurezza; ma lei è mio amico: domani porterò le cose e dobbiamo fare tutto tra le 7 e le 11, altrimenti se qualcuno vede ci denuncerà”.
  • E in quattro ore lui mi ha aiutato a fabbricare questa catena di filo elettrico che porto sempre con me perché non è solo un ricordo, ma una chiamata ad amare come Gesù ci ha amato. Più volte i poliziotti mi hanno domandato: “Lei ci ama?”. “Ma sì, io vi amo”. “È impossibile! Noi la teniamo qui da più di dieci anni, senza giudizio, senza sentenza, e lei ci ama!”. “Io continuo ad amarvi e voi vedete come siamo amici. È bello ma incomprensibile come si possa amare un nemico”. “Ma perché lei ci ama?”. “Perché Gesù me lo ha insegnato e se io non vi amo non son più degno di portare il nome cristiano. Il cristiano deve amare come Gesù”. In questo modo abbiamo vissuto in prigione fino alla fine».

Con quella croce impastata di sangue e di sudore. Così ha amato. Senza fare alcun compromesso con il male, senza scadere nel misericordismo…

Senza dimenticare un’altro grande, il cardinale Rafael Merry del Val, Segretario di Stato di Pio X… In una Curia pontificia che stava faticosamente cercando di recuperare ruolo e rango internazionali dopo il disastro del 1870, il rampollo dell’insigne famiglia inglese dei Merry e dell’ancor più illustre casata spagnola dei del Val, offriva al Papa ed alla Santa Sede la “politica della retta via”…. Merry del Val venne coinvolto in prima persona, ancora non cardinale, della spinosa questione delle ordinazioni anglicane e, il suo meticoloso lavoro, portò la Santa Sede al responso negativo, poi ufficializzato nel settembre 1896, con la bolla Apostolicae curae, della quale fu il principale estensore. Sulla base di una minuziosa indagine storica, Leone XIII confermava la “nullità” delle “ordinazioni compiute con rito anglicano”, negando con ciò la successione apostolica di tali vescovi. Decisione ecclesiale che venne poi confermata da Benedetto XVI con Anglicanorum coetibus, del novembre 2009. Merry del Val fu riconosciuto per i grandi meriti che aveva sempre raggiunto, in ben tre pontificati ma, era noto anche a tutti che il capace diplomatico era un prete di grande pietà, con abitudini monastiche e un’austera, ascetica disciplina di vita….

  • L’elogio che Pio X gli rivolse l’11 novembre 1903, giorno dell’imposizione della berretta rossa, è talmente inusuale, anche nel linguaggio, che merita di essere riportato per intero:  “Il buon odore di Cristo, signor cardinale, che avete diffuso in tutti i luoghi, anche nella vostra temporanea dimora, e le opere molteplici di carità, alle quali continuamente nei ministeri sacerdotali vi siete dedicato, specialmente in questa nostra città di Roma, vi acquistarono, con l’ammirazione, la stima universale”… altro che l’odore delle pecore!

Vale anche la pena di ricordare un’altro grande dimenticato, un vero prete cattolico: Mikel Koliqi. La sua lunghissima vita fu interamente tragica, in un paese tragico: l’Albania comunista di Hoxha, e del più feroce ateismo militante, imposto con ogni mezzo, tanto che al confronto il regime staliniano poteva sembrare una democrazia parlamentare….

Scegliendo il sacerdozio, non possiamo neppure immaginare sino a che punto egli lo avesse visto tanto lungo, interminabile e  quanto devastante sarebbe stato il suo calvario. Davvero fu per lui la “follia della croce”, e solo quella “stultitia” maior, come diceva Paolo, gli impedì di diventare pazzo davvero. Mamma mia quanto ha sofferto quest’uomo!, quasi non ebbe in 80 anni di sacerdozio un solo giorno di pace. Ma non cedette mai, non fece mai un solo compromesso.

Passò gran parte del suo tempo in carcere e ai lavori forzati, sotto i peggiori rigori. Per tutta l’epoca comunista. Era nato nel 1902, ed era già anziano. Ne uscì fuori, verso la fine della dittatura comunista, che era ridotto un vecchio uccelletto che non vola più, minuto e fragilissimo: la cella era diventata la sua casa, la sua chiesa, il suo santuario, la sua cattedrale. E il suo golgota: altare e luogo del martirio, la sua casa di “riposo senza riposo”. In quelle mura dovette in silenzio combattere la sua “buona battaglia”, che altro non era ormai che “conservare la fede”. E pregare perché il suo gregge là fuori non fosse del tutto disperso e divorato dai lupi rossi.

Vecchissimo, ultranovantenne, nel 1994 Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma e lo fece cardinale. È morto quasi centenario, come un altro confratello che ebbe un destino simile al suo: il cardinale gesuita cinese Ignatius Gong Pin Mei, morto poco dopo, a 100 anni, e che era dietro le sbarre del regime comunista di Mao mentre i suoi confratelli gesuiti nel mondo si davano essi stessi al marxismo e alla “rivoluzione”… che spesso, in un paradosso crudele, chiamarono “Teologia della Liberazione”, ed oggi “teologia del popolo”. Ma Koliqi e Pin Mei (e migliaia di altri preti fedeli) ne furono imprigionati, proprio perchè non cedettero mai a compromessi (leggi qui cosa fanno oggi), mentre oggi siamo costretti a dover sentire pontificare – e bestemmiare – da un papa gesuita che “i comunisti la pensano come i cristiani…” Vedi qui!

Dispiace vedere che mentre in tempi terribili in Albania preti come Koliqi hanno sopportato tanto per tenersi addosso la talare, oggi, in tempi di pace e libertà, clero e vescovi non ne sopportano una addosso. In un triste confronto ci hanno raccontato che:

  • «Di recente, in Albania incontro sul sagrato della cattedrale un prete in camicia senza colletto… ed essendo all’estero e immaginando fosse italiano mi avvicino per salutarlo e con fare cordiale dico chi sono e cosa faccio lì. Lui fa altrettanto e dice “sono qui da 20 anni, sono il vescovo”. E io, basito: “Scusi, eccellenza, ma non ho visto anello e croce…”. E lui: “Figurati non siamo mica in Italia!” Sono rimasto molto amareggiato per questo, e per tutto il resto della irrilevante sua conversazione».

Fa male pensare che uno come Koliqi abbia passato la vita in carcere per avere questo come eredità…. NO! sappiamo che la sua eredità è la corona del martirio, e che del tutto il resto Nostro Signore Gesù Cristo ne farà un falò per l’inferno…

Cari Cardinali (ma ci rivolgiamo anche ai Vescovi), avrete forse capito dove vogliamo arrivare… potrete aggiungere voi stessi ulteriori esempi alla lista. Il cardinalato è un ufficio, registra la vostra stessa pronuncia di voto, AL MARTIRIO. Servendo il Cristo attraverso un servizio onesto al Papa, e non il contrario, non ribaltate l’appunto teologico del vostro ruolo! Si serve al Cristo per mezzo dell’ufficio petrino al quale prestate tutto voi stessi, non che ci si serve del papa per fare quello che si vuole o per imporre rivoluzioni di eresia e apostasia!

Il cardinale servita Alexis-Henri M. Lèpicier, arcivescovo di Orlèans, deceduto negli anni ’30, allora celebrato come “uno dei più degni principi della Chiesa e più grandi figli di Francia”, come legato pontificio aveva girato il mondo, di cultura immensa e pietà profonda, e che scrisse ben 27 “grossi e formidabili” volumi di dogmatica. Quest’umile cardinale atterrava tutte le massime teorie dei modernisti della sua epoca. Modernisti presentati da sempre come agnellini sacrificali in una Chiesa di iene e lupi: delle anime belle e romantiche, insomma, degli idealisti disarmati e illusi, dei fervidi figli fedeli “della vera Chiesa evangelica“. Ma Lèpicier dà l’affondo a certa “gerarchia” intesa quale potere clericale, potere autoritario di stile Soviet… o dei più tristi esempi di dittature sud-americane. Che simpatica gente! E queste “anime belle“, questi pacifici ante-litteram dei modernisti, con assoluta docilità scrivevano delle lettere al cardinale Lèpicier e gliele spedivano da Breslavia, ed è commovente il loro proposito per il suo futuro: minacciando a lui l’ “impiccagione”, impiccare il cardinale! Ma Lèpicier li aveva già identificati e coraggiosamente denunciati quali LUPI RAPACI…. senza scendere ad alcun compromesso.

Forse oggi, il cardinalato, ha preso un tantino il sopravvento sulla stessa carica sacra del Vescovo… forse – oggi – comandano troppo e a sproposito, forse molti Vescovi si sono assoggettati, si sono indeboliti, sono impauriti, troppi si lasciano persino sottomettere, intimorire, anziché far prevalere – almeno nella propria Diocesi e in rapporto a e con Pietro – quel diritto divino ad esercitare il proprio ministero, come i grandi Vescovi dei primi secoli ci rammentano per la buona battaglia contro le eresie, ne citiamo alcuni: il grande sant’ Atanasio, il grande sant’Ilario di Poitiers, san Cipriano, san Girolamo, il grande sant’Agostino, sant’Ambrogio il quale, ragionevolmente, rispondendo in una disputa in cui sottolineava l’obbedienza al Papa, ebbe però a rimarcare: “Dite pure al Papa che noi la testa non l’abbiamo solo per portarci il cappello…”.

A riguardo delle ultime vicende del vescovo mons. Viganò, al quale giunge tutta la nostra solidarietà, vogliamo concludere con alcune battute del sacerdote Don Alfredo Maria Morselli:

  • – Pierino, qual è la capitale del Michigan
  • – Non risponderò una parola signora maestra; Lei è abbastanza intelligente da capire da sola leggendo il libro di geografia.
  • – Tu non hai studiato!
  • Chi sei tu per giudicare?
  • Antonino Spadarino – Signora maestra ha ragione lui: i santi non si difendono ma tacciono!

morale del racconto:

Non si tratta di rispondere agli accusatori, ma ai cattolici che vogliono sapere se:

  1. a) la lobby omosessuale ha così tanto potere
  2. b) se è vero che hanno goduto di coperture
  3. c) chi sono i responsabili di questa situazione
  4. d) oltre al digiuno e alla preghiera che mezzi si prendono
  5. e) che fine ha fatto la tolleranza zero

Chi la vuole capire, capisca!

2 pensieri riguardo “Cardinali e Vescovi: ricordate da cosa deriva il vostro ruolo…

  1. Bene, bene! è da molto tempo che mi ponevo certe domande sul cardinalato, grazie per avermi fatto capire cosa è e cosa non è. Ma infatti, mi domando sempre, non è che i cardinali si sono presi anche lo spazio che spettava al vescovo? Studiando i Padri della chiesa che sono tutti vescovi, non rispondevano forse essi a risolvere i problemi nelle proprie diocesi? Infatti il papa interveniva solo quando non si arrivava ad un giusto accordo dottrinale, mi sbaglio? Da qui anche l’aiuto dei cardinali al papa che venivano inviati anche a supplire l’assenza fisica ma non dottrinale. A me sembra che oggi ci sia un grave ribaltamento e i cardinali stanno lavorando con fare ideologico e di partito.
    Ciao e grazie da Marilena

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  2. Credo che nessuno affermi che in Vaticano non ci sono santi. Ma quelli che ci sono devono aver assunto, a propria regola di vita, il motto ‘Un bel tacer non fu mai scritto’. Spero abbiano ottimi motivi per tacere.

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