La Chiesa perduta

Il nostro affezionato lettore e commentatore Claudio Gazzoli ci ha inviato le sue riflessioni riguardo il periodo particolarmente drammatico in cui si trova la Chiesa cattolica, essendovi penetrato il pensiero relativista di Nietzsche.


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La Chiesa perduta

“Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male” (Friedrich Nietzsche)

Gentile Redazione,

mi sento come uno che, tanto tempo fa, ha lasciato la propria casa e, tornato, ha trovato tutto cambiato, le mura, la disposizione dei locali, i pavimenti, l’arredamento… persino i quadri, anche di soggetto religioso, che adornavano le pareti. Ora è tutto nuovo, moderno, domotico, con le “pareti imbiancate”, confortevole, anonimo e tremendamente gelido. Non solo, hanno sopraelevato l’intero edificio realizzando grandi archi in pietra, grandiose sale convegni per incontri festosi multi condominiali, guidati da leziosi custodi, in jeans attillati, senza livrea, mosaici rosso cangianti, simboli insoliti al posto di quelli religiosi e specchi ovunque, con il risultato di appesantire la struttura minacciandone la stabilità. Non si può abitare, vivere in una casa che non senti come tua. Ti viene voglia di averne una nuova, ma non prima di tentare di demolire quelle spaventose sovrastrutture.

Vorrei capire perché lo hanno fatto. Faccio un lavoro tecnico, applico metodi di analisi dei sistemi complessi, ricerca delle cause e via dicendo. È probabile che ne sarò influenzato, nelle considerazioni che seguono, ma niente di più. Sono valutazioni dal “basso”, magari inquiete e indignate, di un semplice condomino battezzato, senza alcuna preparazione “teologica”, solo quella del catechismo, di un signor nessuno a cui i paludati padroni dell’informazione, quelli dell’opinionismo “circolare”, non danno credito alcuno.

Ciò che mi ha più colpito è il modo di argomentare, l’impeto “rinnovatore”, la furia mascherata da sorrisi di circostanza, il modo in cui sono strutturati i discorsi, gli argomenti trattati, che lasciano trasparire la scala dei valori, che non ci hanno detto in modo chiaro, per dissimulare dove ci stanno portando. Riporto due citazioni, tra loro collegate, prese dagli innumerevoli interventi che ho letto.

La prima fa riferimento ad un libro di Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, “Il Crollo Del Noi”, che la Casa Editrice Laterza propone, all’interno di una scheda di 5 libri, rigorosamente “laici” e di orientamento compatibile con quello, noto, dell’editore (ma che ci fa un monsignore…?), sul tema “immigrazione”, dal titolo emblematico “Un solo pianeta, una sola umanità”.

Alla domanda di Famiglia Cristiana, che recensisce il libro, “Il Cristianesimo cosa può offrire?”, mons. Vincenzo Paglia risponde: “«Tutto: contenuti, metodo e stile. E, soprattutto, passione per il mondo e chi lo abita. I cristiani hanno la responsabilità primaria di chinarsi sul mondo e diventare compagni di viaggio di tutti, con la preferenza per quelli che stanno in fondo alla fila sempre e comunque. Non c’è un altro mondo dove rifugiarsi, anzi un cristiano che cerca rifugio per sé e al limite i suoi cari tradisce il Vangelo»”.

Sono tanti i pensieri che si incrociano, leggendo questa risposta. Lascio a chi è più preparato di me il compito di analizzarli. Vorrei chiedere al Monsignore, presidente della Pontificia accademia per la vita:

come padre che cerca, disperatamente, di rimanere non in un rifugio, visto che “non c’è altro mondo dove rifugiarsi”, ma in un ambito cattolico, cercando di resistere alla sistematica, quotidiana, demolizione della “struttura” della nostra religione, del valore del SACRO, dei Sacramenti, dei Comandamenti, del “non di solo pane…”, della FAMIGLIA, a cominciare dall’indottrinamento ideologico della scuola, dove si dovrebbe insegnare una materia che si chiama, ipocritamente, “Religione Cattolica”; che si confronta, ogni giorno, comunque convivendoci, con un mondo quasi del tutto “scristianizzato” e perciò pagano, perché ha fatto un’alleanza con altri dei; che prova, in modo sistematicamente perdente, nel suo ambito, di far applicare i requisiti minimi del senso della Giustizia, ormai sopraffatta dalla prassi del “fatalismo sociologico”; che si impegna a combattere il disordine morale proponendo, in un clima di sopraffazione, l’insegnamento tradizionale della Chiesa sulla Famiglia e sulla VITA;  che tenta di salvare i “suoi cari” dallo tsunami immorale anticristiano che ormai dilaga sulla nostra civiltà, senza in questo avere aiuto alcuno dalla Chiesa odiernaanzi……

STO TRADENDO IL VANGELO ??

Ma poi i cristiani devono farsi “compagni di viaggio di tutti” o, anche, come chiede Gesù “evangelizzatori”? Quando Gesù è stato “compagno di viaggio” ha spiegato le sacre scritture, tanto da far dire ai suoi compagni di percorso “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture? (Lc 24,31)”.

La seconda riguarda alcuni passi della Esortazione “Gaudete et Exultate”:

“26. Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione.

  1. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto.[84] Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente.”

A parte la credibilità della prima affermazione sulla “difesa dell’innocente che non è nato”, quando, nella pratica si dispensano onori ed elogi a chi ha operato a favore dell’aborto o andava in giro a praticare aborti con pompe di bicicletta… sarebbe come dire: la famiglia tradizionale va bene ma altrettanto degna è la famiglia composta da persone che si vogliono bene anche se dello stesso sesso…, la comunione alla persona di fede cattolica va bene ma allo stesso modo anche la persona di fede protestante o buddista ha diritto a ricevere l’ostia consacrata, la chiesa Cattolica va bene ma ci sono tutte le altre religioni, che hanno “segni di Rivelazione”, …la preghiera va bene ma se non è innestata nella società diventa quasi pretenziosa… E’ ovvio che le due affermazioni non hanno la medesima dignità….

Questo modo di costruire le frasi (e l’Ufficio ?) conferisce alla seconda espressione una maggiore importanza che alla prima, anzi ridimensiona la prima.. La preghiera va bene ma… Una mamma non direbbe mai al figlio “la minestrina va bene ma anche il gelato è importante…”; visto che la sua prospettiva è la minestra direbbe “il gelato va bene ma è importante la minestrina…”. Ma la mamma sa bene che per far digerire il secondo deve tollerare anche il primo…. Il cambio di “prospettiva” deforma la scala dei valori in uno scenario in cui l’uomo viene prima di Dio.

La “difesa della vita” ha un valore assoluto non relativo alle altre “vite” o ad altri modi di intenderla. Proprio questa è la peculiarità dell’essere Cristiani, avere un unico riferimento assoluto che rende superfluo qualunque altro parallelo. Non siamo entità parallele che camminano contigue come “compagni di viaggio”, ma convergenti verso l’unica Fonte. Non lasciarsi influenzare troppo dal consumismo è un requisito assoluto non relativo al fatto che se io ho il frigorifero un altro non lo può avere. E’ palese l’abbandono dei principi assoluti e dogmatici a favore del relativismo, una chiara forzatura ideologica, la religione come strumento politico. Valutare la situazione sociale in relazione ad un’altra richiama (solo nel metodo ovviamente….) la struttura della parte introduttiva del manifesto del partito comunista.

Ma l’aspetto, a mio parere, più preoccupante è il ricorso costante ad un artificio retorico molto antico: accusare gli altri di essere quello che chi parla è manifestamente: relativismo, ideologismo, pelagianesimo, gnosticismo….. dalle mie parti si dice “mettere le mani avanti”, solo per citare il modo di dire meno volgare. Sono le loro tecniche di classificazione, mutuate dalla politica, aventi lo scopo, fortemente risuonato dai media, in loro potere, di ridimensionare quando non ridicolizzare. Oggi se uno è normale, in tutti i campi…, ti dicono che sei fascista, nazista, fondamentalista, tradizionalista, ultraconservatore, bacchettone, “ideologico”, nostalgico… quando va bene!

Ora la parola chiave, mutuata pure questa dalla politica, è NORMALIZZAZIONE, rendere normale pure quello che per ovvie ragioni storiche, antropologiche, naturali non lo può essere: i problemi non devono essere risolti ma assimilati. Se una percentuale di ecclesiastici, di gran lunga superiore alla norma, sono omosessuali bisogna rendere “normale” la omosessualità, con tutte le sue funeste conseguenze… se il dialogo con il mondo protestante non va avanti, per ovvie ragioni intrinseche e di quadratura del cerchio, occorre rendere “normale” la loro dottrina sottomettendovi la Dottrina e la Liturgia della Chiesa. Ma il Padre Misericordioso non va alla ricerca del figlio, condividendo con lui le brutture del pascolo dei maiali. Lo attende, sottomesso e pentito, sull’uscio di casa.

Abbiamo barattato, più o meno consapevolmente, la sottomissione a Dio con mille altre sottomissioni, volute e programmate da chi ci vuole “oggetti di consumo” di beni materiali, ma anche di pensieri falsamente nobili, da chi blandisce la nostra vanagloria dandoci l’illusione di essere al centro ma, in realtà, insignificanti meno che formiche. La sottomissione esclusiva a Dio è l’unica che ci rende veramente liberi, che ci dà il coraggio di non inchinarci davanti all’Imperatore di turno. La sottomissione esclusiva a Dio ci protegge dalla barbarie pianificata dei seguaci del nuovo politeismo.

La solerzia interessata di pochi è riuscita, in tutti i campi, lentamente, inesorabilmente, ad ammaliare la maggioranza dei religiosi e dei credenti, in questo decisamente aiutati dai media, in applicazione sistematica del disegno di abbattimento della cultura occidentale di matrice Cristiana, programmato da più di due secoli, ma ora decisamente sotto la spinta di una spaventosa accelerazione. Non si spiegherebbe, ad esempio, la mancanza di una indignazione organizzata e potente (come quella di Gesù al Tempio) per i fatti che accadono quotidianamente… Ho in mente il nuovo catechismo dei salesiani di Torino (povero San Giovanni Bosco..!) o la scultura, posta sull’altare, con due uomini che si baciano appassionatamente, che penso abbiano messo in imbarazzo pure Lucifero, che avrà commentato: “grandeeeehh.. neanche io ci sarei mai arrivatoooohh!! campagna acquisti azzeccataaahh!!…” e fiumi di bollicine saranno corsi da quelle parti, rigorosamente rouge 100%... Una volta tanto alcuni allievi hanno surclassato il maestro.

Non posso nascondere un senso di profondo disgusto e vergogna per tutto questo.  Non è che bisogna tanto girarci intorno, questo si chiama SCANDALO!, perpetrato con il silenzio, ma anche la connivenza, di “coloro che dovrebbero sorvegliare”, i quali farebbero bene a mettersi, da soli, una pietra al collo e gettarsi in mare… (rif. Mc 9,43)  (sulle ragioni per cui così tanti religiosi giustificano oscenamente l’omosessualità ho le mie idee ma, essendo molto crude, non le dirò, perché “tengo famiglia..” e anche i componenti della redazione… Chi, in ogni caso, volesse capire da dove viene il contesto e si sente “uomo di mondo” può andare a leggere, ma solo, ovviamente, in senso letterale, non semantico…, la lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini del 10 novembre 1959).

E’ evidente la volontà di mettere al centro la vita terrena a scapito della prospettiva cristiana della vita eterna. Ma questo è l’obiettivo della politica e dell’evoluzione del pensiero politico/filosofico dell’uomo nuovo. La spinta “ecologica”, tra l’altro da molti malintesa (persone autorevoli scrivono enormi “bufale” con riferimento alla presunta infondatezza del riscaldamento globale e questo accade quando, in modo improvvisato si confonde il sacro con il profano!), è un’ulteriore conferma della prospettiva terrena. I temi religiosi, privati del sacro e permeati di sentimentalismo, a servizio dell’utopia del pensiero unico.

Gesù non ha parlato alle masse, ai gruppi sociali e politici, non ha parlato ai lebbrosi, ai poveri, ai centurioni, ai pubblicani, ai benestanti… ha parlato al lebbroso, al povero, al centurione, al pubblicano, al benestante… ha parlato al cuore di ognuno di quei cinquemila che erano con lui sulle sponde del lago di Tiberiade. Se si fosse rivolto alle masse, ai gruppi sociali, avrebbe fatto un discorso politico, avrebbe confuso Cesare con Dio. La sua vita pubblica sarebbe durata qualche giorno e avrebbe dato a Pilato, grazie ai suoi delatores, non il pretesto, ma la prova per accusarlo di sobillare l’ordine pubblico del protettorato Romano di Giudea, terra più che burrascosa (come riferisce, in modo puntiglioso, Flavio Giuseppe in Antichità Giudaiche) e al confine di un’area molto critica, dove Roma non poteva permettersi disordini (accusa che, qualche anno dopo, sarebbe stata mossa da Tertullo, contro Paolo, a Cesarea, al governatore romano Felice: “abbiamo riscontrato che quest’uomo è come la peste, fomenta sedizioni” – At 24,5. Se fosse stato riconosciuto colpevole Paolo sarebbe stato condannato a morte, secondo la legge Romana).

Pilato invece, nonostante 3 anni di vita pubblica, non lo conosce e, rivolto ai Giudei dice “Quali accuse portate contro quest’uomo?” (Gv 18,29). Poi la sublime risposta “il mio Regno non è di questo mondo” (Gv 18,36), che fa commentare al prof. Aldo Schiavone (Ponzio Pilato, Einaudi 2016): “proprio perché incommensurabile (il regno) rispetto a ogni altra potenza terrena, esso ha un’altra origine, e si sviluppa secondo un progetto che guarda alle cose del mondo da un punto di vista diverso e alternativo, e traccia rispetto a esse un confine che non può mai essere dimenticato”.  Ora questo confine è stato demolito: il modernismo (Papa San Pio X, come si suol dire, si rivolta nella tomba!), di cui la teologia della liberazione costituisce uno dei suoi nefandi corollari, suggerisce ora, a Pilato, il pretesto, stavolta nel rispetto della legge, per crocifiggerlo di nuovo!

Una chiesa che punta alla prospettiva terrena è clamorosamente perdente e destinata all’estinzione. Lo dice il grande storico francese del mondo Greco-Romano Paul Veyne nel suo “Quando l’Europa è diventata Cristiana”: «..se non potessimo fare a meno di individuare dei padri spirituali (dell’Europa), la nostra modernità potrebbe indicare Kant o Spinoza; quando quest’ultimo scrive nell’Etica che “portare aiuto a coloro che ne hanno bisogno va ben oltre le capacità e l’interesse dei singoli; la cura dei poveri s’impone, perciò, alla società intera e riguarda l’interesse comune”, è più vicino a noi di quanto non lo sia il Vangelo.»  Verissimo! in una prospettiva completamente terrena. Le associazioni di solidarietà sono molto più strutturate ed efficienti, anche se le organizzazioni della Chiesa attuale stanno facendo, nell’avvalersi a pieno, molto laicamente, di tutte le opportunità…, passi da gigante.

Se si arriva a fare riferimento ai princìpi degli Stati moderni, per giustificare la recente modifica introdotta nel Catechismo, vuol dire che i modelli dell’uomo, che si è fatto Dio, sono a pieno titolo integrati nella Dottrina: Date a Cesare quel che è di Dio e a Dio quel che è di Cesare! Non voglio entrare nel merito del dibattito, dico solo che pure questo fa parte di una strategia: cominciare dal più “condivisibile” degli argomenti, per poi affrontare tutti gli altri. Se la pena di morte è “sempre” un omicidio, farsi gioco della storia e della tradizione dottrinale è SUICIDIO!!, anche se questo, per il quinto vangelo secondo De Andrè, ora in vigore, non è più peccato! Non so se è già stato scritto (può sembrare andare fuori tema, ma non lo è..), se fosse riuscito l’attentato a Hitler, del luglio del ’44, preparato da componenti dell’esercito e quindi dello Stato Tedesco, ci sarebbero stati qualche milione di morti in meno tra vittime civili e militari, senza parlare di quelli che si sarebbero potuti salvare nei campi di sterminio. Vogliamo parlarne della dignità della vita di questi  milioni di uomini? Tentato omicidio (offesa alla dignità della vita) o atto di eroismo!?

Siamo poi così sicuri che questi modelli, fatti secondo la nostra misura, di uomini del terzo millennio, piacciano pure a Dio? Mi vengono in mente certe musiche sdolcinate e languide, mutuate da musiche profane, che accompagnano, in chiesa, alcuni momenti liturgici, in cui capita di vedere fedeli che ondeggiano con il ritmo lento della melodia, musiche che piacciono tanto a noi, alla nostra moderna sensibilità, transitate, come annota Mons. Nicola Bux, da Santa Cecilia a San Remo. O quei, gustosi, panini “benedetti con la porchetta”, come avviene dalle mie parti, che fanno dire a un bambino del catechismo “ma perché, se sono benedetti in onore di Sant’Antonio, ci mettete la carne di un animale da lui protetto?”  Siamo proprio sicuri che piacciano pure a Dio?

Faccio mia la seguente citazione, riportata da Don Elia, molto opportuna e attuale: “L’uomo sarà felice solo quando avrà finalmente ucciso quel cristianesimo che gli impedisce di essere uomo. Ma non sarà attraverso una persecuzione che si ucciderà il cristianesimo, ché semmai la persecuzione lo alimenta e lo rafforza. Sarà attraverso l’irreversibile trasformazione interna del cristianesimo in umanesimo ateo con l’aiuto degli stessi cristiani, guidati da un concetto di carità che nulla avrà a che fare con il Vangelo” (Ludwig Feuerbach, L’essenza del cristianesimo, anno 1841).

Qualcuno ha sottolineato la seguente stravagante equiparazione contenuta al punto 61 della esortazione Gaudete et Exultate: .. «che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Queste due ricchezze non svaniscono!».

Ma Gesù ha detto: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà.” (Gv 6,27).

Gesù non ha fondato la Sua Chiesa per favorire, proficuamente, flussi migratori, per sdoganare pratiche contro natura, per risolvere i problemi ambientali, per fiancheggiare movimenti rivoluzionari, per proclamare il “diritto di cittadinanza”, per dissolvere le culture CRISTIANE tradizionali. L’ha edificata per preservare il cortocircuito tra la sua persona e l’anima individuale, che LUI, nei tre anni di vita pubblica, ha mirabilmente acceso; per donare questo vincolo a tutti gli uomini mediante la Evangelizzazione; per raccordare, con i Sacramenti, il nostro tempo finito di umani all’Infinito senza tempo di aspiranti all’eternità. Quando ogni persona di questo mondo lo avrà conosciuto e seguito saranno automaticamente risolti tutti i problemi individuali legati al “cibo che non dura”. Ognuno di noi sa che l’amore per il prossimo, la cura per i suoi bisogni materiali è fondamentale nella vita di un Cristiano. Ma questo è possibile solo nella misura in cui siamo impregnati della Grazia, che sola può connotare di Assoluto quello che facciamo, guidandolo sul sentiero del Disegno di Dio. Questo vuol dire mettere al primo posto il SIGNORE. Invertire quest’ordine o, soltanto dargli lo stesso valore, è APPARTENERE AD UN’ALTRA RELIGIONE.

Solo un’adesione perfetta, costante, totale alla dottrina, senza deviazioni moderniste e antropocentriche può rimettere al centro Dio. Ma, da diverso tempo, membri dell’equipaggio, alcuni deferenti e timorosi, i più conniventi, stanno, intenzionalmente, portando la nave verso la tempesta. Sono persone senza storia, anzi senza il senso della storia, della cultura, della tradizione, anche in campo religioso, che hanno barato con sé stessi, sono quelli che “non hanno scelto la parte migliore”. Senza il senso del Sacro. La storia della nostra cultura va di pari passo con la storia della tradizione religiosa. La tradizione e il rispetto della Dottrina sono le sole possibilità per rimanere nel tempo sospeso che ci ha offerto Gesù nell’Eucarestia.

Molti di loro hanno provato ad applicare la loro utopia nel ’68. Mi rendo conto che può sembrare semplicistico, ma “la verità è un discorso semplice…” ed ero scuola e poi all’università in quel periodo “nefasto”. Ricordo che i più facinorosi erano quelli che non avevano voglia di studiare, rosi dall’invidia verso i più meritevoli, che avevano “sgamato” che si sarebbe potuto ottenere tutto senza fare niente. Ora alcuni di quelli che si vantavano di aver letto Il Capitale fino in fondo, che lottavano contro il “sistema” e sono diventati loro stessi “sistema”, vivono in villa con piscina, grazie alle “attenzioni” che la politica post sessantottina e post terroristica ha avuto nei loro confronti. Alcuni e, da allora, molti altri, sono confluiti, malati di ideologia o “delegati”, nella Chiesa, a formare le nuove leve con la Teologia modernista dei seminari. Come dichiara Suor Emmanuel Maillard: “Nei seminari si impara la teologia, ma non si prega, non si impara la devozione alla Madonna, la pratica dell’Adorazione Eucaristica, la meditazione dei misteri del Rosario…”.

Santoni autoreferenziali, sedicenti teologi, religiosi perduti, che hanno emendato la dottrina piegandola alle loro inclinazioni, che si stanno autogiustificando traendo ispirazione dal loro stomaco o da altro…., malati di demonite, come dice il mio amico Don Felice. Ma la Rivelazione, quella che viene dall’Alto, non passa attraverso di loro, semmai l’altra… Ma allora perché rimangono nella Chiesa? È ovvio, per tentare, come da programma, di distruggerla dall’interno, con la trovata della “Rivelazione Continua ispirata dallo Spirito Santo”. Quelli che invece, ingenuamente, ci sono cascati o perché sedotti dalle “favole teologiche” o per realizzazione di sé, dovrebbero sottoporsi, non ad una terapia psicanalitica, che ha già dimostrato, in modo molto autorevole, di essere fallimentare, ma direttamente affidarsi, anche se non ci credono, ad un bravo esorcista.

E’ in corso una campagna, subdola e manifesta insieme, per abbattere la nostra cultura, in ogni campo, per desautorare, anche e soprattutto dall’interno, la Chiesa Cattolica “sostituendo all’Esclusivismo Salvifico Cattolico una stravagante equivalenza di tutte le religioni”, come spiega il prof. Gnerre e confluire tutti verso il nuovo politeismo.

Andrea Carandini, il decano e il più autorevole degli archeologi italiani, chiude il suo libro “Su questa Pietra, Gesù, Pietro e la nascita della Chiesa, Laterza, 2013”, libro, peraltro, molto interessante in senso storico e archeologico, in questo modo, anche profetico:

Francesco, vescovo di Roma venuto dai confini del mondo… è il primo a non ricordare più gli imperatori affacciati dal palazzo sul circo….Roma non è che la più importante delle chiese locali e il suo vescovo il più autorevole, ma nulla di più. Il vicario infallibile che esige obbedienza assoluta e comanda su tutto e su tutti è una versione ipertrofica e alterata di una realtà storica tramontata, alla quale il cristiano autentico non può che ritornare come al fondamento della sua peculiare spiritualità. Lo stesso Vaticano si trasformerà sempre più nel museo dell’assolutismo papale, dal quale il vescovo di Roma cercherà di distinguersi. Chi ha scritto questo testo è un archeologo di Roma, agnostico.”

Questa è la Chiesa come la vuole un agnostico, uno dei soggetti culturali ai quali il Vescovo di Roma è molto “gradito”. Un esperto di pompe idrauliche può anche dire la sua su come dovrebbe essere organizzato un reparto di cardiochirurgia ma… “lascia il tempo che trova..”.  Come la vuole un religioso protestante,  un pacifista immigrazionista, un ecologista mistico, un radical chic, un comunista nostalgico, un transgender, un affiliato alla massoneria o, semplicemente, l’uomo digitale “connesso” del terzo millennio.. lo vediamo già!

Colei, alla quale dovremmo prestare molta più attenzione, se non altro perché è la nostra Madre e Madre della Chiesa, a Don Stefano Gobbi, rivela, il 31 dicembre 1975, ma sembra oggi (Lei ha il dominio sul tempo..):

“…Satana sta tramando in maniera sempre più aperta nella mia Chiesa. Si è ormai associato tanti miei figli sacerdoti, illudendoli con il falso miraggio che il marxismo a tutti propone: l’interesse esclusivo dei poveri; un cristianesimo impegnato solo nella costruzione di una più giusta società umana…”

il 31 dicembre 1987: “..Satana è riuscito a diffondere ovunque la grande apostasia.. e ha portato molti ad allontanarsi dalla verità del Vangelo per seguire le favole delle nuove teorie teologiche

il 31 dicembre 1997: “l’umanità è caduta in balia di Satana e del suo grande potere, esercitato con le forze sataniche e massoniche; la mia Chiesa è stata oscurata dal suo fumo che è penetrato dentro di essa”.

Ci conviene seguire LEI o Enzo Bianchi ?!

Poi il 27 ottobre 1980: “..da alcuni si è voluto mettere da parte la Vostra Mamma Celeste, proprio nella ingannevole prospettiva di rendere più facile la riunione dei cristiani… non è possibile una vera riunione di cristiani se non nella perfezione della verità.. e la verità è mantenuta integra solo nella Chiesa Cattolica, la quale deve conservarla, difenderla e annunciarla a tutti senza paura.”  Fa venire i brividi questa dichiarazione perché mette a nudo la nostra inadeguatezza. Ma come non ricordare, per chi non la conoscesse, dalla Terza Predica di Avvento del 18 dic 2015, davanti al Pontefice, le seguenti parole a clamorosa dimostrazione del ribaltamento del disegno di Dio della Chiesa attuale: “…voglio solo dire quale mi sembra essere la via per uscire da questa triste situazione circa Maria. Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso…”     

Meglio ascoltare LEI o padre Raniero Cantalamessa ?!

Quando ero bambino la Chiesa per noi era pietra, edificazione e riferimento unico della nostra morale. Potevi scegliere di essere dentro o fuori perché si sapeva bene dove era il dentro e il fuori, come attestato nel Catechismo, quello con la copertina normale, oggi indecentemente demolito. La mancanza di un confine netto tra bene e male si riflette pesantemente sulla formazione dei giovani, ai quali ci si appresta a dare un messaggio fatto di comprensione, compromesso, quando, oggi più che mai, avrebbero bisogno soltanto di un riferimento certo: accostare i giovani per “analogia”, quando possono trovare, fuori della Chiesa, mille analogie più stimolanti, invece che per “alternativa”, sta causando e causerà pesanti conseguenze sulla loro formazione (per inciso sta causando anche conseguenze tragiche sulle vocazioni religiose, ma anche questo fa parte del “piano”…). Lo stesso errore che sta facendo, ormai da diversi anni, la scuola. Ma questa è un’altra brutta storia….

Così sulle fondamenta di pietra, come le ha volute Gesù, è stato interposto un materasso memory (qualcuno ha il coraggio di chiamarlo il sostegno dello “Spirito Santo”) che cambia forma a seconda delle nostre “inclinazioni” e posizioni… delle circostanze, perché il perdono c’è per tutti, indipendentemente dal ravvedimento, non esiste peccato… tutto è possibile, semplicemente perché tutto è perdonabile, non siamo noi che pecchiamo ma il contesto che ci fa peccare, come spiegano le “scienze umane” a cui si chiede, impudentemente, il supporto. Si è volutamente confusa la realtà oggettiva del peccato con la concezione soggettiva della trasgressione, mutevole a seconda dell’ambiente, della storia, dei padroni del mondo, di una malintesa tolleranza di chiaro sapore relativista. L’agnosticismo liquido del “Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo….”.

RIDATECI LA CHIESA!

La Chiesa fondata sulla roccia, non l’enigmatica, contorta (come la mimica e il colorito di chi tenta di spiegarla), raccapricciante, teologia del “SÌ.. PERÒ..”, in bilico tra scetticismo e relativismo, ma la Scrittura asciutta, chiarita dalla Teologia Ispirata dei Padri della Chiesa. La Chiesa senza compromessi (quelli lasciamoli alla politica..). La Chiesa a cui comunicare le nostre miserie, per saperle discernere e superarle, non per amalgamarle in un liquido scivoloso, fatto solo di “umanità”, che le incorpori e le renda irriconoscibili, come l’abito dei sacerdoti. Una Chiesa ad assetto costante che sia riferimento perenne per le nostre anime fragili, che non si lasci ammaliare dalla modernità, dalla vergognosa sodomia, dall’evoluzione del nostro pensiero di umani “quasi dei” che si inebriano della “particella di Dio”. Una Chiesa che concili, senza ambiguità, Misericordia e Timore di Dio.

Vogliamo ritrovare la Chiesa che “ci faccia ardere il cuore nel petto lungo il nostro cammino…” come potevano testimoniare i fortunati discepoli di Emmaus. Una Chiesa che accolga le nostre bassezze, senza giustificarle; che corregga i nostri errori, senza legittimarli; che abbia misericordia dei nostri peccati, senza negoziare tra perdono e ravvedimento.

Vogliamo vivere al di qua del bene e del male, per poterli riconoscere, come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica e aspirare ad un “al di là” soltanto per arrivare, finalmente, da COLUI che ci aspetta. Ma intanto, LO supplichiamo, in questo tempo perduto, “resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino..”.

Claudio Gazzoli – Monterubbiano (FM)

 

 

 

2 pensieri riguardo “La Chiesa perduta

  1. Ho letto un ‘fondo’ del giornale Avvenire, dove si definisce Papa Francesco: “il grande profeta del ‘nuovo umanesimo’, mite e silenzioso di fronte all’attacco dai suoi nemici e oppositori”. Affermazione, una in più di tante, che, come teorizza Claudio Gazzoli, denota lo stravolgimento del senso di fede e l’oscuramento della ragione cristiana, un vuoto rivestito di parole senza senso, altisonanti e vane. Finora conoscevamo i Profeti della Parola di Dio… e quanto ne abbiamo bisogno oggi! Di altri profeti, di altri mondi, ‘venuti dalla fine del mondo’, che strumentalizzano il Vangelo e lo piegano alla loro visione distorta e distorcente, non solo non “riconosciamo la voce”, ma “fuggiamo da loro”, come ci insegna, e in fondo ci raccomanda, Nostro Signore Gesù Cristo. Bello il riferimento alla Persona e alle parole della Santa Madre di Dio e mamma Nostra Maria. E’ Sua la Vera Profezia. Se ascoltiamo Lei, se ci affidiamo a Lei, stiamo nell’unica vera Chiesa, manteniamo la fede cattolica, rimaniamo nell’amicizia e nella Grazia del Suo Figlio Gesù.

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    1. Una volta tanto, Avvenire ne dice una giusta.. è corretto definire il Vescovo di Roma “grande profeta del nuovo umanesimo”, ma “che c’azzecca”… con quella che dovrebbe essere la sua mission…

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