Tre le preoccupazioni del Papa rivolte alla CEI

Oggi c’è stato l’incontro periodico del Pontefice con la CEI, la Conferenza dei Vescovi Italiani, non c’è attualmente un testo ufficiale, ma vi invitiamo ad ascoltare la diretta video qui, da dove anche noi prendiamo uno spunto per questa cronaca. Per favore, diffidate della trasmissione di notizie interpretate dai Media, specialmente a riguardo di eventi così importanti per noi, per chi è nella Chiesa e conosce le forme e il linguaggio.

Non avendo il testo dei lavori che sono seguiti a questa prima parte, trasmettiamo perciò soltanto i tre punti sollevati da papa Francesco e che sono i seguenti:

  • 1 la grave crisi delle vocazioni;
  • 2 la trasparenza nella gestione degli affari diocesani e del rapporto malsano col danaro;
  • 3 l’accorpamento delle diocesi, esse sono troppe e vanno diminuite.

«Parlate apertamente, non è peccato criticare il Papa qui, si può fare… Dite l’ispirazione che portate nel cuore», ha detto il papa, e noi speriamo che qualche vescovo lo abbia fatto.

– CRISI DELLE VOCAZIONI? Alleluia! Finalmente qualcuno se ne è accorto ma…

In questo “ma”, però… non abbiamo sentito dire dal papa alcuna autocritica alle cause di questa crisi, prima fra tutte l’abbandono dell’ortodossia della vera Fede, della Dottrina, ed anche altre cose, fatti ed eventi riportati in tanti nostri editoriali anche se, ha detto ai vescovi, che lì dentro non è peccato criticare ciò che avrebbero ritenuto opportuno, anche al papa stesso. L’incontro si è svolto poi a porte chiuse, quindi ci auguriamo che il vero Spirito Santo abbia suggerito loro qualcosa di utile ed urgente da dire e da consigliare.

Ci sarà un sinodo per i giovani, i cui lavori di apertura, però, non sono stati dei più promettenti a riguardo della vocazione sacerdotale, vocazione religiosa, dal momento che si è dato spazio ad una forma sincretista di vocazione, per una non meglio identificata “vocazione”, si legga qui. Queste le premesse che nessuno, ad oggi, si è sognato di correggere e quindi non ci aspettiamo un granché neppure da questo incontro… Possiamo solo pregare e  sperare.

Ma la soluzione non è quella proposta da papa Francesco del “fidei donum” fra le diocesi italiane… ossia lo spostare sacerdoti dalle diocesi più ricche di vocazioni, alle città senza preti. Certo, sarebbe una sorta di provvisorietà, ma non è la soluzione.  Non sarebbe forse il caso di dire apertamente che l’eresia, la teologia Modernista, il rahnerismo, il gesuitismo arrupiano o di Sosa, e chi più ne ha più ne metta, non porta vocazioni?

– LA TRASPARENZA  e l’uso del danaro, povertà evangelica…. la solita vecchia spina nel fianco della Chiesa,  il caso di Giuda Iscariota insegna è vero, ma è anche il solito capro espiatorio, dove far convergere tutti i problemi della Chiesa, e parlare di una falsa povertà. Cosa c’è di vero? Al momento non è stato detto.

Come in ogni famiglia che si rispetti, quando c’è una cassa, c’è anche chi – fraternamente – ne abusa… Il papa riporta l’esempio positivo di un vescovo di sua conoscenza, di cui giustamente ha taciuto il nome, del quale sa che egli non fa cene e non invita a cena nessuno se non ha di che pagare di tasca propria, insomma, non usa i soldi della diocesi, ha chiosato il papa, il quale è assai probabile che intendeva riferirsi anche ad eventi strani pagati coi soldi della Chiesa. Ma se voleva parlare chiaro perché non ha tirato le orecchie per la vergognosa manifestazione con l’uso dei paramenti liturgici sacri fatta dal cardinale Ravasi, che non ha certamente usato soldi propri? Leggere qui. In casa propria mantiene il vescovo Paglia, responsabile per altro di fallimenti danarosi ancora non risolti, nella sua vecchia diocesi….

Noi ci auguriamo, però, che qualche Vescovo, nel frattempo e a porte chiuse, abbia detto a sua santità Francesco che spesse volte, per compiacerlo in certe visite “pastorali”, i costi sono alti perché… improvvisare le nuove osterie, adibire Duomo o Basiliche in osterie, arrostire porci e maiali dentro le Chiesa, ha dei costi molto alti e si sa, giustamente, che il Papa è invitato e quindi non paga di tasca sua, ma ogni diocesi ha anche il dovere di mandare l’obolo mensile nelle casse della “carità del papa” e che da qualche parte i soldi devono entrare ed uscire.

Le entrate diminuiscono, ma senza che nessuno si chieda il perché, e le uscite non finiscono certo nelle case degli ITALIANI CATTOLICI che non arrivano alla fine del mese; non entrano nelle case di italiani cattolici disoccupati, o ammalati. Ci auguriamo che qualcuno possa aver detto nel frattempo al papa che, la propaganda a favore di immigranti da accudire e servire, penalizza la carità alle vere comunità cattoliche, penalizza interi nuclei familiari – cattolici – sempre più poveri.

Quindi: le entrate che possono assicurare certi eventi mediatici che al papa piacciono tanto, spesse volte, hanno dei costi che si pagano con favori o con cedimenti alle più variopinte lobby… perché non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, non esiste la corruttella innocua davanti la quale chiudere l’occhio per accontentare la visita del papa, facendogli trovare a disposizione ogni suo desiderio, con la pretesa di farlo aggratise!

Riteniamo che la questione la si possa risolvere solo se si riparte proprio dagli Atti degli Apostoli nel quale si racconta come la prima comunità affrontava questa spinosa situazione. Ma sia ben chiaro che ad essere sovvenzionate erano gruppi di famiglie che si convertivano alla Chiesa, poi venivano gli “altri”. Non si trattava di discriminazione, ma di coerenza e di giustizia. Se la comunità parrocchiale non ha più soldi perché non viene aiutata, come fa a sua volta ad aiutare la Chiesa che non l’aiuta più? Invece, come insegnano i Santi della Carità vera, prima si aiutano i cattolici e questi, a loro volta, potranno aiutare gli altri, anche i non cattolici! E’ così che ha sempre funzionato!

E c’è infine un aspetto di cui non si è parlato: lo stipendio tolto a quei Sacerdoti che, non in linea con questa gerarchia per questioni dottrinali e per la Messa nel rito antico, sono stati spediti a casa senza più una sovvenzione. E vi assicuriamo che non sono pochi.

ACCORPAMENTO DELLE DIOCESI…. è argomento complesso che circola da ben 50 anni, non è da oggi, quindi non lo affronteremo qui e staremo a vedere come risponderanno i Vescovi.

Prevediamo l’ aggiornamento, appena e se, e quando, pubblicheranno i testi ufficiali e ciò che vorranno farci sapere.

Primo aggiornamento: ecco, qui, il testo ufficiale.

 

5 pensieri riguardo “Tre le preoccupazioni del Papa rivolte alla CEI

  1. Sono un poco deluso che non si sia messo tra i punti critici, il problema delle messe sciatte e profane, delle ballate del clero nelle chiese e della conversione. Insomma chi si converte più oggi e perchè dovrebbero convertirsi? Poi si potrà parlare delle vocazioni. Poi, riguardo al dispendio del danaro o chiese povere, povertà evangelica vera, ricordiamo che al Signore è destinato il meglio del meglio, una bella ramanzina per lo sperpero di danaro per le chiese incubo che crescono come i funghi, andava fatto. Se non si ritorna alla vera dottrina e alle vere chiese, inutile progettare come avere le vocazioni, queste nascono in ambienti sani, risanati e convertiti a Cristo vero.

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  2. Distrugge tutti gli ordini religiosi in cui fioccano le vocazioni, poi si lamenta che non ci sono vocazioni?
    Ma forse intende vocazioni al partito comunista…

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  3. Salve. Il mio omonimo Dr. House diceva: “Nella condizione umana c’è una verità: che tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che cosa mentono.”
    Credo che non sia diverso nella chiesa di questi tempi, specialmente con Bergoglio che è un gesuita, e questo aspetto non viene quasi mai preso in considerazione. Su che cosa mente Bergoglio?
    Sulla verità, non dice mai la verità, dice ciò che pensa, ma non la verità. E cosa fanno questi vescovi e cardinali davanti a lui? La stessa cosa, mentono, gli mentono davanti perchè l’obbedienza supina li ossessiona dal timore che, dicendo davanti a lui la verità, di come sta devastando la dottrina, rischiano di perdere il potere.
    Stanno tutti mentendo sapendo di mentire e intanto la crisi delle vocazioni aumenta, la povertà la si applica alla liturgia, i veri cristiani diventano sempre più poveri e a Bergoglio non manca nulla, visto che vive in un residence che, trasformato in residenza papale, ha aumentato costi non indifferenti.
    Ma non parliamo del vile danaro, pensiamo alle bugie dette in questi cinque anni sulla dottrina cattolica, sui comandamenti, sul catechismo. Mentono sapendo di mentire, tutti.
    E allora, come diceva il mio omonimo: “Qualche volta sbaglio. Ho la capacità di saper osservare, di comprendere persone e situazioni ma qualche volta sbaglio. Ma credere il meglio delle persone non significa migliorarle.”
    Nostro Signore Gesù Cristo non agisce perchè crede il meglio delle persone, ma perchè conoscendo in noi il peggio, lo smaschera e lo annienta con la sua grazia, se l’accettiamo. Solo così può avvenire un cambiamento, una conversione, una vocazione, la santificazione.
    Ma Bergoglio crede, purtroppo, nel meglio delle persone, si affida all’uomo, confida nell’uomo peccatore, ma dall’uomo non avrà nulla, anche se vestisse la porpora perchè non è con il mentire che si potranno avere successi, i bei tentativi non servono a niente, non servono a questa menzogna spacciata per verità, anche se trasmessa attraverso i sinodi, mascherati di verità.
    Ciao da Carlo (medico)

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  4. Sulle vocazioni vorrei ricordare a tutti noi, principalmente, l’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI per l’anniversario del santo Curato d’Ars 2009-2010…..
    Come per la Sacramentum Caritatis che metteva a posto il disordine liturgico…. così in questo Anno di grazia, Benedetto XVI mise in ordine anche il problema vocazionale andando a toccare i problemi concreti….
    Non diede delle ricette magiche alla soluzione del problema, ma parlò cattolicamente a tal punto che migliaia di sacerdoti compresero e…. ci fu un risveglio vocazionale molto sostenuto e nutrito.
    La battuta d’arresto è iniziata 4 anni fa…..
    Questo accade quando non si segue più la Veritas, la sana Dottrina! Basta studiare le varie fasi storiche nella Chiesa per capire come certi problemi possono essere risolti SOLO se si persegue la Veritas.

    Per quanto riguarda la storiella dell’essere povero, la vedo brutta, perché di fatto – l’ha accennato Antonio sopra – si sta così penalizzando la sacra Liturgia, la Messa, e la bruttura delle nuove chiese sono la prova più evidente che si costruisce a seconda della fede che si ha. In sostanza, tutto ciò rispecchia semplicemente la fede che NON si ha più…

    Sull’accorpamento delle diocesi io penso che è un progetto che al Cielo non piace affatto se, da cinquant’anni, non se ne cava un ragno dal buco! Secondo Paolo VI bastava chiudere una diocesi che avesse avuto pochi abitanti, facile a dirsi, ma difficile applicarlo se, quelle diocesi in passato, furono volute DAL CIELO! C’è per altro una forma di paradosso e di contraddizione perché da una parte papa Francesco parla contro il danaro, dall’altra, l’accorpamento, includerebbe LA VENDITA dei palazzi vescovili. Il discorso è molto complesso, ma non si risolve con la chiusura delle diocesi più piccole, ancora una volta ed anche qui ci vuole una cosa sola: LA CONVERSIONE AL CRISTO 😉 è qui che si risolvono tutti i problemi!

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  5. A me pare che, se si considerano abbastanza globalmente le dichiarazioni ufficiali di papa Bergoglio nel suo quinquiennio, ci si trova davanti a un prisma dalle molteplici facce:
    – quella delle dichiarazioni ‘di buon vivere’ al popolo semplice, stile esortazioni di scuola (chiedi permesso, chiedi scusa,..);
    – quella del sentire sentimental-emozionale, stile foglietti dei Baci ‘Peregrina’, che muovono la pancia e magari il cuore adolescente, ma non il pensiero;
    – quella della vulgata made in USA, tutta ottimismo e buoni consigli, dalla quale Dio è rigorosamente assente perché all’uomo – centro dell’universo che deve salvare l’universo stesso da cattivoni di ogni risma – Dio è del tutto irrilevante;
    – quelle di attivismo politico a sostegno di fazioni e governi incommentabili secondo
    l’Umanità e il Diritto Internazionale;
    – quella delle dichiarazioni ‘ortodosse’ a ‘contrappeso’, dopo ogni dichiarazione fuori binario per evitare accuse di apostasia;
    – quella del sorvolo, del tergiversare, del parlare d’altro di fronte a fatti gravi che gridano l’urgenza di una condanna; del tacere ostinatamente in barba ad ogni rispetto quanto meno umano, di fronte a precise e filiali richieste di chiarimento dottrinale;
    – quella delle nerbate e delle legnate a ‘Misericordia 2.0 bergogliana’ sulla groppa dei credenti colpevoli e rei di fedeltà a Nostro Signore;
    – quella delle dichiarazioni in opposto all’agire;
    – quella del sottrarsi personale agli effetti nefasti di dichiarazioni fatte da propri sottoposti – a cui si era dato esplicito mandato a dichiarare – mediante pubblica sconfessione urbi et orbi del sottoposto che si fidò (per obbedienza? paura?
    carrierismo? ….);
    – quella dell’incensazione e dell’esaltazione di eretici, devianti e malandrini, già condannati dalla storia e dal più elementare senso della Fede e del Credere (in Dio, e non in Visnù o in Belzebù);
    – ……..

    Sarebbe sano che nel prisma comunicativo bergogliano comparisse anche la faccia delle affermazioni CRISTALLINE secondo il Deposito della Fede trasmesso dagli Apostoli, dai Padri e dai Predecessori, ma questa è la faccia più pallida, asfittica e oscurata.
    Premesso che i Cardinali avrebbero – HANNO – un preciso dovere in questo stato di cose, la domanda è:
    fossimo noi nelle loro vesti, ci fideremmo mai a parlare con parresia al pontefice (malgrado le tante sollecitazioni in questo senso), a fronte di un elenco di rimossi, destituiti, sconfessati che sta diventando – sempre più – più lungo della fame?

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