Le critiche del prof. Pierantoni alla Gaudete et Exsultate

Il prof. Claudio Pierantoni smaschera la strategia della recente esortazione apostolica Gaudete et Exultate di identificare come aderenti a “gnosticismo” e “pelagianesimo” coloro che criticano le posizioni del papa in rottura con la fede e la dottrina della Chiesa. Ciò secondo lui rappresenta una sorta di “contrattacco” nei confronti di quei cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli che si oppongono all’Amoris Laetitia, che contraddice Gesù Cristo e il Nuovo Testamento, promuovendo la Santa Comunione agli adulteri impenitenti. 

di Edward Pentin (25 aprile 2018)

Lo studioso di patristica Claudio Pierantoni ha una visione critica della nuova esortazione apostolica di Papa Francesco che New Catholic Register ha appreso essere stata consegnata alla Congregazione per la Dottrina della Fede solo poco prima della pubblicazione.

Subito dopo la pubblicazione (9 aprile) dell’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla santità, Gaudete et Exsultate, vari studiosi sono stati invitati a dare le loro risposte al documento sulla scorta dell’articolo del Register pubblicato la scorsa settimana.

Uno di essi è il professor Josef Seifert, il filosofo cattolico austriaco, la cui versione positiva del documento è stata pubblicata per esteso su questo blog qui. Un altro è il professor Claudio Pierantoni, docente di patristica e di filosofia medievale presso l’Università del Cile, che ha una visione più critica e il cui contributo integrale è pubblicato di seguito.

Pierantoni dice che il documento contiene “pagine belle e utili sulla santità”, ma sui passaggi che equiparano l’aborto ad altre questioni di giustizia sociale, alla sofferenza dei migranti, ricorda ai lettori che l’aborto è un “atto intrinsecamente malvagio, mostruosamente giustificato” dalla legalizzazione, mentre le questioni come l’immigrazione sono questioni di “giudizio prudenziale”.

Ritiene che la sezione dedicata allo gnosticismo e al pelagianesimo è “centrale” ed è anche la parte “più debole e più pericolosa” dell’esortazione. La vede indirizzata a coloro che aderiscono alla “dottrina e ai comandamenti ortodossi” come un “contrattacco” contro i cardinali che hanno emesso i dubia (richiesta di chiarimenti su alcuni punti di Amoris Laetitia) e contro coloro che lo scorso anno hanno emesso la correzione filiale, accusando il papa di diffondere l’eresia, specialmente attraverso Amoris Laetitia e le sue interpretazioni.

Pierantoni afferma che tali attacchi contro i difensori dell’ortodossia servono a “sostenere l’errore dell’etica situazionale”, che nega l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi. Egli crede che si tratti della “principale eresia dei nostri tempi”.

Secondo fonti attendibili, Gaudete et Exsultate fu presentato alla Congregazione per la Dottrina della Fede solo a ridosso della pubblicazione, e dunque il dicastero non è stato messo in grado di fornire raccomandazioni o emendamenti al testo.

Il prof. Claudio Pieratonni

Professor Pierantoni, qual è la sua reazione nel veder mettere le vite dei non nati sullo stesso piano di altre questioni di giustizia sociale? Ciò può essere giustificato teologicamente?

Papa Francesco dice: “La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, degli indigenti, degli abbandonati e dei diseredati, ecc.” (101). Non c’è apparentemente alcun errore teologico nell’affermare che la vita del non nato sia ugualmente sacra come la vita dei poveri, dei bisognosi, ecc. Ma il problema che vedo qui è che, quando parliamo di non nato, ci riferiamo ad un’azione specifica, cioè l’uccisione di un essere umano innocente, cioè l’assassinio. Questa è un’azione intrinsecamente malvagia, mostruosamente giustificata dalla legge di tanti paesi “civilizzati”. Al contrario, l’ingiustizia sociale è qualcosa che dobbiamo certamente sforzarci di superare, ma le azioni politiche positive che realmente favoriscono il superamento della povertà sono oggetto di discussione tra diverse scuole di pensiero. In generale, i doveri positivi sono diversi da quelli negativi (cioè i divieti), perché sono oggetto di giudizio prudenziale, e non vi è alcuna azione positiva specifica che debba essere assolutamente eseguita a questo riguardo. Ad esempio, è vero che dobbiamo essere generosi nei confronti degli immigrati, ma è una questione di giudizio prudenziale su quanti immigrati e in base a quali regole un paese può ragionevolmente accogliere in un determinato periodo di tempo. Ora, è del tutto inquietante che, da un lato, il Papa sia stato “flessibile” su questioni che, secondo la dottrina cattolica, sono oggetto di un divieto specifico e assoluto, dicendo ad esempio che “non dobbiamo insistere troppo su tali questioni [dell’aborto]”, o lodando e persino invitando personalità pro-abortiste come Emma Bonino, per poi supportare in modo assoluto e rigido le decisioni politiche sull’immigrazione, che sono chiaramente oggetto di giudizio prudenziale. In questo senso, dà la forte impressione di usare la sua influenza papale per promuovere le sue idee politiche piuttosto che affermare la dottrina cattolica, come sarebbe suo dovere.

Secondo lei tutto questo com’è espresso in Gaudete et Exsultate?

Nel n. 101 di questa esortazione, [Francesco] lamenta che “in coloro che trovano sospetto l’impegno sociale degli altri, considerandolo superficiale, mondano, laico, materialista, comunista o populista si riscontra un dannoso errore ideologico”. Ora, è vero che in alcune occasioni può sussistere un sospetto ingiustificato che l’azione sociale sia di per sé “materialista o comunista, ecc.”. Ma sta di fatto che, negli ultimi 50 anni, una importante scuola di pensiero, specialmente in America Latina, è stata la Teologia della Liberazione che ha sostenuto concretamente un’alleanza tra la dottrina sociale cattolica e il marxismo. Pertanto, è più che ragionevole che possa sorgere tale sospetto. Lo stesso Bergoglio si era opposto a questa tendenza da arcivescovo in Argentina. Ma, come Papa, le sue critiche sono state costantemente rivolte contro i pericoli del capitalismo e mai contro i pericoli del marxismo. Non ha mai criticato regimi marxisti come quello di Maduro in Venezuela, e recentemente una dichiarazione sbalorditiva e abbastanza scandalosa è stata resa dal vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, capo della Pontificia Accademia delle Scienze, il quale ha riconosciuto al regime comunista cinese una buona applicazione della dottrina sociale cattolica [qui]. I suoi commenti non sono stati corretti dal papa. Naturalmente, anche in passato, alcuni aspetti del sistema capitalistico sono stati fortemente criticati dai Papi, ad esempio da Giovanni Paolo II. Ma poi c’è stato il bilanciamento di una pari critica al comunismo. Quindi, ancora una volta, il Papa sta dando l’impressione di promuovere il suo personale programma ideologicamente orientato a sinistra piuttosto che affermare una presentazione equilibrata della dottrina sociale cattolica. Certamente, in passato, alcuni aspetti del sistema capitalistico sono stati fortemente criticati dai papi, ad esempio da Giovanni Paolo II. Ma poi sono stati bilanciati da una pari critica al comunismo. Quindi, ancora una volta, il Papa sta dando l’impressione di promuovere il suo personale programma ideologico di sinistra, piuttosto che affermare una presentazione equilibrata della dottrina sociale cattolica. Quindi sembra aver dato lui stesso ottime ragioni per rafforzarsi.

Che conseguenze vede dell’intento di criticare coloro che aderiscono rigidamente alla dottrina e ai comandamenti? Che cosa dice della visione secondo cui questa strategia mira ad allontanarsi dal fare “idoli” della dottrina, della legge e di alcune formulazioni dottrinali (argomento di alcuni sostenitori dell’approccio di Papa Francesco) e a porsi come modo per “trasformare la coscienza” “delle persone per farle diventare più misericordiose?

Prenderò in considerazione queste due domande insieme, perché sono due aspetti dello stesso problema. Penso che questo sia il punto più debole e più pericoloso del documento. È importante notare che non è una parte marginale ma centrale del documento. Praticamente l’intero capitolo II – più di 20 paragrafi – è dedicato alla denuncia di due “sottili nemici della santità”: gnosticismo e pelagianesimo [qui]. Ora, ciò che colpisce in queste pagine è che tutte le caratteristiche visibili attribuite a persone che si suppone siano colpevoli di queste eresie sono precisamente l’adesione alla dottrina e ai comandamenti (e alla liturgia) ortodossi, cioè le stesse caratteristiche che identificano le persone che si sono fortemente opposte al Papa nelle recenti controversie e che egli definisce sempre “rigidità” o atteggiamento “farisaico”. Quindi, la novità qui è che questo apparentemente “rigido” atteggiamento è identificato con precise dottrine eretiche. Ciò appare molto come un contrattacco da parte del Papa contro quelle persone che hanno lasciato intendere che lui è eretico o hanno detto che promuove e favorisce la diffusione di eresie (specialmente Amoris Laetitia e le sue interpretazioni), come hanno fatto gli autori del Correctio Filialis de Haeresibus Propagatis (Correzione filiale emessa lo scorso anno) o, in altro modo, i cardinali autori dei dubia o gli autori di altre lettere e dichiarazioni, come quelli del prof. Seifert, del vescovo Schneider e di altri, giornalisti e blogger conservatori, ecc. Ora, preoccupante non è solo il fatto che attacchi particolari persone: ancora molto più preoccupante che questi insulti siano funzionali a dare ancora una volta sostegno all’errore dell’etica della situazione (la dottrina che nega l’esistenza di azioni intrinsecamente malvagie, non giustificabili in nessuna situazione) che egli ha favorito, in particolare, nel campo delle regole relative al matrimonio e alla bioetica. In effetti, vari passaggi lo indicano chiaramente. Ad esempio, nel n. 173 il Papa da un lato afferma correttamente: “Naturalmente, questa attitudine all’ascolto comporta come criterio ultimo l’obbedienza al Vangelo, ma anche al Magistero che lo custodisce, mentre cerchiamo di trovare nel tesoro della Chiesa ciò che è più fruttuoso per l’oggi della salvezza”. Ma poi continua: “Non si tratta di applicare ricette o di ripetere il passato, poiché le medesime soluzioni non sono valide in tutte le circostanze e quello che era utile in un contesto può non esserlo in un altro. Il discernimento degli spiriti ci libera dalla rigidità, che non ha spazio davanti al perenne oggi del Risorto. Unicamente lo Spirito sa penetrare nelle pieghe più oscure della realtà e tenere conto di tutte le sue sfumature, perché emerga con altra luce la novità del Vangelo” (173). In astratto, e fuori dal contesto, si potrebbero interpretare queste frasi in modo ortodosso: ma in pratica, tenendo presente il contesto delle controversie emerse durante il presente pontificato, specialmente attorno ai due Sinodi sulla Famiglia e Amoris Laetitia, è difficile negare che un’affermazione come questa, sotto un velo sottile, in effetti sostiene con forza l’indebolimento di Veritatis Splendor e Humanae Vitae e tutti quei cambiamenti, sia nella prassi che presentati come “sviluppo della dottrina”, proposti dai card. Kasper, Schönborn, Marx, e da p. Chiodi, p. Martin, mons. Paglia e altri. Così ora i promotori di questi cambiamenti ed errori, che tanti fedeli cattolici considerano eretici e sconcertanti, non solo sono confermati nelle loro ragioni, ma ora sono dotati dell’aura di combattere una sacra battaglia per l’ortodossia contro pericolosi eretici. Questo è, quindi, il significato profondo della novità del Papa che trasforma i suoi critici da semplici “farisei rigidi” in “gnostici sinistri” e pelagiani.

Quanto sono fondate queste etichette di gnosticismo e pelagianesimo?

È facile osservare che il fondamento logico di una tale identificazione tra i difensori dell’ortodossia e i Comandamenti da una parte, e gli gnostici o i pelagiani dall’altra, è molto debole, per non dire assurdo. Infatti, la persona “gnostica” che il Papa illustra non ha le caratteristiche specifiche della vera dottrina gnostica, ma ha tutti i difetti che il Papa suppone esistano nei suoi avversari teologici. Per esempio, lui (o loro) ha una “sicurezza dottrinale o disciplinare” (35), “analizza e classifica gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia, esaurisce le sue energie nel controllare” (35, cit da EG 94), “assolutizza le proprie teorie e costringe gli altri a sottomettersi al proprio modo di pensare” (39), “pretende di definire dove Dio non è, perché Dio è misteriosamente presente nella vita di ciascuno, così come Egli desidera e non possiamo negarlo con le nostre presunte certezze” (42), “pretende che il proprio modo di comprendere questa verità ci autorizza ad esercitare una controllo stretto sulle vite degli altri “ (43). Queste sono, naturalmente, tutte le caratteristiche che il Papa attribuisce gratuitamente a coloro che si oppongono all’etica della situazione, che insistono sul fatto che ci sono atti intrinsecamente malvagi e comandamenti divini che non possono essere modificati. Ora, attribuire a tutti loro un atteggiamento così violento e inquisitorio, una “superiorità narcisistica” e così via, è un’aggressione più offensiva e offensiva contro così tante migliaia di cattolici seri e sinceri la cui unica preoccupazione è di mettere fedelmente in pratica le parole di Gesù. Ciò non significa negare che, naturalmente, alcuni di loro avranno tali difetti o peccati. Alcuni avranno altri difetti o peccati, ma per dedurre generalmente tali terribili difetti o peccati mortali dal semplice fatto che sono seguaci della tradizione morale cattolica e sostenitori di Veritatis Splendor è, da parte del Romano Pontefice, non solo gratuito, ma ingeneroso e gravemente controproducente. Così papa Francesco – sentendosi vittima dell’accusa (del tutto ragionevole) di sostenere l’etica della situazione, e di aver rifiutato di rispondere ai dubia e a molte altre domande e osservazioni – ora formula l’accusa ridicola che tali fedeli cattolici sarebbero, per qualche oscuro motivo, anche “gnostici”. Ciò significa che li vede non solo come eretici, ma “aderenti a una delle peggiori ideologie” (40), senza insicare una sola caratteristica specifica del vero gnosticismo, e limitandosi a menzionare qualche atteggiamento generale di “essere superiore”, o “razionalista”, o “saperne più degli altri” – cioè, nulla di specifico. Potrebbe essere altrettanto valido, o meglio, essere applicato, al teologo colto che sostiene l’etica della situazione. Ultimo ma non meno importante, si deve osservare che in tutto il documento i Dieci Comandamenti non sono mai nemmeno menzionati, come se la loro osservanza non fosse la base essenziale per la santità cristiana – tranne in un passaggio superficiale in cui rimprovera le persone che nei media cattolici sostengono il Comandamenti, perché presumibilmente violano l’ottavo, calunniando gli altri, (n. 115). Ora, naturalmente, ci sono persone che superano i limiti della moderazione e della decenza in Internet. Ma con questo atteggiamento, il Papa non rende giustizia a tutti quei cattolici che sinceramente, e senza violenza, sostengono i Comandamenti e rafforza il già forte sospetto che per lui non siano così importanti, specialmente nel caso del sesto. E questo è, a proposito, un sintomo della vera dottrina gnostica.

Qual è il senso esatto del termine pelagiano?

Ugualmente assurda è l’accusa di essere “pelagiani”. In questo caso, l’argomento raggiunge forse il suo punto più grottesco, quando il Papa dice: “Quelli che rispondono a questa mentalità pelagiana o semipelagiana, benché parlino della grazia di Dio con discorsi edulcorati, «in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico». Quando alcuni di loro si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia. Si pretende di ignorare che «non tutti possono tutto» e che in questa vita le fragilità umane non sono guarite completamente e una volta per tutte dalla grazia. In qualsiasi caso, come insegnava sant’Agostino, Dio ti invita a fare quello che puoi e «a chiedere quello che non puoi»; o a dire umilmente al Signore: «Dammi quello che comandi e comandami quello che vuoi»” (n. 49). Qui, siamo informati che l’eresia pelagiana contagia proprio il tipo di persone che “parlano della grazia di Dio con discorsi edulcorati” e “dicono ai deboli che con la grazia di Dio tutto è possibile”. Ora, dov’è la nostra consapevolezza che sono pericolosi i “pelagiani” che dovrebbero venire? Bene, a quanto pare, dobbiamo solo credere al Papa – o ad una persona del suo entourage dotata di poteri divinatori – che “in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico” e che “in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia”. Usando la stessa logica, possiamo ben supporre che lo stesso Sant’Agostino, in particolare quando parlava calorosamente della grazia di Dio, “in fondo” fosse in realtà un pelagiano. In conclusione: da un lato, questo documento ha pagine belle e utili sulla santità. Ma non le ho analizzate perché sono già statecitati e apprezzate, anche da alcuni critici papali, come il Prof. Seifert nella sua intervista più recente, pubblicata qui. Citerò solo, come esempi, le pagine sulla chiamata universale alla santità – una chiamata che è per tutti e in ogni situazione della vita – riguarda decisioni importanti e tutti i piccoli dettagli della vita di tutti i giorni. Queste sono le pagine in cui il Papa esorta i fedeli a trovare momenti di preghiera e adorazione; le pagine in cui parla del combattimento spirituale e della reale esistenza del diavolo, e così via. Ma, d’altra parte, se il documento viene letto nel contesto delle attuali controversie nella Chiesa, in particolare quella su Amoris Laetitia e l’etica della situazione, si ha la forte impressione che molti passaggi siano indirizzati direttamente a rimproverare duramente tutte quelle persone (cardinali, studiosi, giornalisti e semplici laici che scrivono sui blog) che si sono opposti all’agenda papale di dare la Comunione ai divorziati risposati, la Comunione ai protestanti, permettendo in alcuni casi la contraccezione, un’opposizione o un silenzio troppo mite di fronte alla legislazione anti-famiglia e anti-vita (pro-aborto, pro-eutanasia pro-controllo delle nascite e matrimonio omosessuale). In questo senso, il documento non porta alcun progresso o chiarezza in nessuna delle posizioni più controverse e anti-dottrinali di Papa Francesco. Anzi, al contrario, sembra rappresentare un ulteriore passo avanti verso il dare una sorta di approvazione ufficiale all’etica della situazione. Quindi, la lettura di questo documento dovrebbe ancora una volta spingerci a supplicare davanti al Papa una risposta ai dubia, e in particolare al dubium no. 2 sull’esistenza di atti intrinsecamente malvagi, che non sono giustificabili in nessuna situazione. Non dovremmo dimenticare che negare questa dottrina, o seminare dubbi a riguardo, in qualsiasi campo dell’etica, è la principale eresia dei nostri tempi e il più pericoloso nemico della santità.

(fonte: ncregister.com)

(traduzione: chiesaepostconcilio.blogspot.it)

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