La neo chiesa costretta alla difensiva: effetti d’alta quota o strategia modernista?

Qualcosa avevamo discusso in questo editoriale. Oggi, la solita “intervista ad alta quota”, qui il video, sembra aver messo il Papa Francesco con le “spalle al muro”. Bisogna dire della responsabilità dei giornalisti che sono spesse volte monotematici, abusando davvero non soltanto della santa pazienza del Pontefice, ma anche della persona che hanno davanti e del ruolo che riveste.

Tanto per darvi una idea: provate a cercare conferenze stampe fatte ad altri capi religiosi, nelle quali si chiede loro, con insistenza e prurito di curiosità, i casi di pedofilia al proprio interno…. Sembra piuttosto che questo sia un problema esclusivamente cattolico! Intendiamoci bene, è uno schifo chiunque ne venga coinvolto, sia per quanti hanno commesso questo delitto, sia coloro che in qualche modo lo hanno protetto, o nascosto i colpevoli.

Francesco durante la conferenza stampa nel voto di ritorno dal viaggio in Cile e in Perù.

Lorenzo Bertocchi, da La Nuova Bussola Quotidiana, lancia un titolo chiarissimo: Pedofilia, le scuse del Papa, ma le nebbie restano… Noi abbiamo ascoltato tutta l’intervista perciò non ci date la solita colpa, ascoltatela anche voi e ragionateci sopra. Le nebbie che restano, e sono tante, sono alla fine quella “colla” che spinge e costringe la neo chiesa con le spalle al muro, incapace di dare una risposta definitiva al problema.

I punti nevralgici sviscerati dal Bertocchi sono questi due passaggi:

Dopo aver ascoltato la lunga risposta del Papa in aereo non si può affermare che le nebbie si siano diradate. Francesco ritorna sulla sua dichiarazione cilena («Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?») e chiede perdono per la parola “prove”, mentre sarebbe stato più giusto, dice, aver parlato di “evidenze”. Perciò Francesco chiede «scusa» alle vittime che possono essersi sentite urtate da questa parola, ma nella sostanza il vescovo Barros rimane al suo posto finché, appunto, non ci saranno queste «evidenze».

Ha poi ringraziato il cardinale O’Malley per la dichiarazione rilasciata che, ha detto il Papa, «è stata molto giusta, ha detto tutto quello che io ho fatto e faccio e che fa la Chiesa. (…) Ha detto della dolore delle vittime in generale».

Sentire il Papa che continua spesso a ripetere: se non ho l’evidenzia, il resto sono tutte calunnie, può apparire coraggioso, ed anche un segnale, un monito ai giornalisti a farla finita con questa ed altre storie di cui, appunto, non si hanno “le prove”, ma basta questo per diradare quelle ombre e quelle nebbie fitte che si sono nel tempo consolidate? Come si può pensare che basta sostituire i termini – la prova con l’evidenzia, che in giurisprudenza ha poi lo stesso significato di prova – per chiedere “scusa” a chi è stato “cornuto e mazziato“, che non è una parolaccia ma significa di qualcuno che oltre al danno riceve anche la beffa?

Sia ben chiaro che, come cattolici dobbiamo essere d’accordo sull’atteggiamento assunto dal Papa, in fondo dice e fa’ ciò che insegna il “Diritto”, che uno è innocente fino a prova contraria, e se dovesse egli dare ascolto a tutti i movimenti insoddisfatti, dovrebbe finire col cambiare vescovi e clero a seconda delle richieste che gli vengono fatte senza, appunto, avere “le evidenze” che si pretendono a loro carico. Ma questo è diventato un cane che si morde la coda, senza offrire alcuna vera via d’uscita. Sembra più un braccio di ferro portato avanti sulla difensiva delle classiche “spalle al muro“, incollati per forza mediatica, per mezzo dello schiacciamento, magari, dell’alta quota…

Così come è stato imbarazzante quel matrimonio “al volo”, ne abbiamo parlato qui. Papa Francesco non chiarisce e non smentisce… tuttavia – pur sempre in modo ambiguo – sembra dare una frenata alla domanda del giornalista che spingeva ad una confermazione che da oggi, qualsiasi sacerdote, possa imitarlo. Francesco non dice un sì, o un no, ma tenta solo di giustificare la sostanza dell’atto da lui compiuto, chiarendo come egli avesse, però, sondato il terreno dell’anima dei due sposi e…. avendoli trovati “preparati”, ha ritenuto che la cosa si potesse fare.

Il Papa in sostanza sottolinea che – matrimoni come questo – non sono automatici, ripetendo più volte: «Io li ho interrogati un po’. E lì le risposte erano chiare…». Insomma, un matrimonio “al volo” NON SI FA IN AUTOMATICA, però si può fare, dopo aver interrogato “un poco” gli interessati…. Quanto alla Confessione anche qui il Papa non chiarisce. Sembra dire che sì, ci sarebbe stata, ma non si capisce dove, come e quando…. sembra insomma, che Francesco, abbia deciso l’atto in base alle dichiarazioni (preparate) dei due sposini.

Papa Francesco con mons. Barros.

Perché sottolineiamo i due fatti principali? Perché – badate bene – nel caso della pedofilia Francesco chiarisce, con quasi 30 minuti di risposte, che se non ha le prove non caccia via alcun vescovo solo con i sospetti mentre, come si evince dal matrimonio “al volo”, per ricevere i Sacramenti è sufficiente la parola dei riceventi, senza portare alcuna “evidenzia”… Ciò che vogliamo dire è che, con la stessa tenacia con la quale Francesco protegge Barros e altri due vescovi colpiti dalla stessa accusa, o come protegge Maradiaga perché non ha “l’evidenzia”, la prova, così avrebbe dovuto reagire per proteggere i Sacramenti, dal momento che questa “evidenzia”, il Papa, non l’aveva affatto.

Ecco perché parliamo di difensiva e di “spalle al muro”. Il Papa fa capire quanto sia libero di dare i Sacramenti a chi vuole, come e quando vuole, mentre rimane inchiodato alla potenza dei Media a riguardo di fatti gravi interni alla Chiesa e che non riesce a risolvere perché, forse, troppo legato ai favoritismi interni alla Chiesa stessa.

Papa Francesco con il card. Maradiaga.

Il silenzio stesso sulla breve risposta data al caso del cardinale Maradiaga, scopertosi improvvisamente un novello Paperone dé Paperoni, la dice lunga. Ma interpellato sulla vicenda si vede, nel video, un Papa imbarazzato ma che non demorde sulla linea intrapresa, quello della sua difensiva, costi quel che costi. Anche qui nessuna “evidenzia” della colpevolezza dell’alto prelato, ma basta la “sua di parola”, mica un commissariamento eh! e tutto è risolto, il Papa gli crede, e in base a che cosa? Lo dice lui stesso in termini confusi: “ma lui ha fatto un video, ha detto le cose, ha spiegato…. va bene così” PUNTO! La questione è chiusa, il caso Maradiaga è risolto, è chiaro?

Finché, appunto, non ci saranno queste «evidenze», tutti gli altri sono calunniatori. Un sistema di per sé corretto, giusto, a quanto pare però non valido per chiunque nella Chiesa, non valido per Padre Stefano Maria Manelli, ancora agli arresti domiciliari da ben cinque anni, senza sapere il perché e senza essere ancora stato ricevuto dal Papa misericordioso…. ne sa qualcosa ora anche Don Alessandro Maria Minutella, umiliato e respinto senza alcun capo d’accusa plausibile, ma solo attraverso ricatti e tranelli…. non è valido per centinaia di sacerdoti, sempre più in aumento, che vengono falciati – senza alcuna evidenzia di peccato e di alto tradimento alla Chiesa – cacciati dalle loro parrocchie, o messi sotto l’obbligo del silenziatore. Per loro non servono le prove, la “evidenza”, bastano i sospetti alimentati dai veri calunniatori.

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