Una mamma “normale” scrive a papa Francesco. È ancora in attesa di risposta

Semplici fedeli si sono fatti coraggio, e hanno indirizzato al papa i loro messaggi. Qualcuno di loro, non avendo risposta, si è rivolto al vaticanista Tosatti, pensando che fosse possibile trovare in questo modo una via privilegiata.

di Marco Tosatti (30-11-2017)

Non sono solo i cardinali, o i professori di università, o i teologi e comunque gli addetti ai lavori che scrivono al papa per esprimere perplessità e disagio, di fronte all’apparente scardinamento di principi basilari e consolidati. Anche semplici fedeli si sono fatti coraggio, e hanno indirizzato al papa i loro messaggi. Qualcuno di loro, non avendo risposta, si è rivolto a chi scrive queste righe, pensando che fosse possibile trovare in questo modo una via privilegiata. Gli ultimi due, nei giorni scorsi, dagli Stati Uniti e dall’Italia. Ma certamente sono numerosi quelli che hanno scritto e non se ne sa nulla.

Qualche giorno fa poi una persona con cui siamo in contatto su Twitter, senza che ci conosciamo personalmente, mi ha inviato un messaggio diretto. Era stata pubblicata sul blog Stilum Curiae la lettera di un collega ed amico, un vero sfogo. E così la persona che chiameremo Maria (vuole l’anonimato) diceva: “Ho letto la lettera ultima da lei pubblicata e mi è venuto in mente un pensiero: rendere pubbliche le lettere di tanti ‘semplici’ che in questi anni hanno di sicuro scritto a Bergoglio sarebbe una cosa fattibile? Sarebbe soprattutto lecito? Senza nomi, ovviamente… Personalmente ho scritto a lui a febbraio 2016. Al mio vescovo qualche mese fa”. Non ha avuto nessuna risposta.

Allora Maria proponeva di creare una rubrica in cui i semplici fedeli pubblicassero le loro lettere rimaste senza risposta, e concludeva: “Se fosse un grido unanime ad elevarsi dal gregge, forse cardinali e vescovi troverebbero il coraggio di rompere il silenzio in cui secondo me molti vigliaccamente si nascondono?… Pensavo alla favola in cui il bambino a un certo punto grida che ‘Il re è nudo’… Al mio tweet sul profilo anche altri han risposto dicendo che avevano scritto anch’essi, oppure mi hanno chiesto l’indirizzo per la raccomandata”. Per questo l’idea.

Ma che cosa aveva scritto Maria, al papa, senza ricevere neanche il classico bigliettino del minutante della Segreteria di Stato, quello, tanto per intenderci, che aveva provocato un gran clamore inviando benedizioni a una coppia di lesbiche in America Latina? Ecco la sua lettera.

Santo Padre,

sono una donna, moglie e madre ‘normale’.

Mi presento così perché vorrei che, leggendo questa mia lettera – se gliela faranno leggere personalmente – pensasse alla sua mamma, la quale certamente sarà stata anche lei una donna, moglie e madre ‘normale’.

Non sono dunque una lesbica desiderosa di avere un figlio, né una divorziata risposata che non è ben vista in parrocchia.

Sono una … ‘normale’.

Forse, sarà per questo motivo che ho il timore che non mi degnerà di risposta?

Ma, Le chiedo, non risponderebbe neppure a sua mamma?

Come donna, moglie e madre ‘normale’, dunque, non posso tacerLe tutto il dolore che provo per quanto vedo accadere in questo inizio di terzo millennio, nel mondo, nella famiglia e … soprattutto nella Chiesa!

Ho contratto matrimonio con l’unico uomo al cui fianco so di dover invecchiare, nella buona ma, anche, nella cattiva sorte!

Ho avuto in dono due figlie, oggi maggiorenni, che abbiamo cercato di far crescere soprattutto nel rispetto di valori inalienabili che, con tanta difficoltà al giorno d’oggi, cerco assieme a mio marito di difendere nonostante tutto, in loro e per loro!

Le cito solo un ultimissimo episodio per renderLe subito l’idea di ciò cui mi riferisco.

Le mie figlie sentono in tv dalla Sua bocca che “evitare la gravidanza in certi casi non è un male assoluto” e ne nasce una discussione in casa.

Ovviamente, per le mie figlie a fare due più due è bastato un attimo: “Dunque, anche la contraccezione non è un male; dunque commettere atti impuri – che per noi sono atti di amore (sic!) – non è un male, purché evitiamo una gravidanza”.

Ecco il punto.

E questo è un solo esempio; ma Le potrei fare mille altri, ormai quotidiani.

So – perché un giorno ce lo ha confidato in un incontro di catechesi, dicendo il peccato ma non il peccatore – quanto ha dovuto lottare un povero prete per convincere un ragazzo che compiere atti omosessuali è peccato; e che doveva chiedere perdono confessandosi; mentre il ragazzo insisteva dicendo che il Papa ha detto, ha detto, ha detto …

Ormai sono scenari di tutti i giorni e per tutti i problemi: da una parte sta quella che viene considerata la libertà, la gioia, il Papa e il peccato; dall’altra stanno quei poveri preti che, nel silenzio della preghiera, lottano contro il peccato con l’enorme fatica di chi non sente vicino a sé, in questa lotta, il Vicario di Cristo!

E’ pazzesco!

Io mi rendo perfettamente conto del ‘peso’ che può essere, per un semplice uomo benché assistito dalla Grazia, il guidare ‘la barca di Pietro’.

Ma Lei, Santo Padre, si rende conto del ‘peso’ che ha ogni Sua parola e del male che essa sta producendo – all’anima più che al corpo! – di chi La ascolta?

Io voglio sperare che tutto ciò non sia fatto per ‘mero calcolo’, ma sia solo frutto di una Sua eccessiva ingenua – anche se orrenda – spontaneità!

Perché, se si trattasse di calcolo voluto, mi sentirei totalmente ‘tradita’ dal Santo Padre, che ha ricevuto da Gesù il compito di ‘confermare’ nella fede, non di insinuare dubbi e di distruggerla!

Per finire vorrei chiederLe dunque, e concludo: secondo Lei, la sua mamma, che di certo La starà osservando dal Cielo e conosce ormai ‘tutta intera’ la Verità, oggi sarà contenta di Lei?

Nel garantirLe il ricordo della Sua persona nelle mie povere preghiere, La ringrazio per il tempo che avrà voluto dedicare a questo mio scritto, sperando che L’aiuti in una scelta di conversione.

Con le lacrime agli occhi, Le porgo, Santità, i miei filiali saluti”.

Mi sembra che la fiducia di una persona così meriti una risposta, e una rassicurazione.

(fonte: marcotosatti.com)

Un pensiero riguardo “Una mamma “normale” scrive a papa Francesco. È ancora in attesa di risposta

  1. Carissima signora, comprendo la sua amarezza e il suo sentirsi grandemente tradita dalla figura che per noi cattolici rappresenta (rappresentava) il vertice del nostro credere.
    Tuttavia lei – come moltissimi di noi credenti – è una persona ‘normale’, non una ‘traviata’, e non vanta quindi alcun aspetto sufficientemente stuzzicante, intrigante e deviante che faccia il solletico alla fantasia di qualcuno.
    Per questo mi permetto un suggerimento: si faccia una ragione del silenzio tombale di questo papa di fronte alle domande vere e sincere di quello che dovrebbe essere il suo gregge, e che invece (al 120%) dev’essere da lui percepito come una palla di piombo al piede, come quello che si trascinavano gli antichi galeotti.
    Sperare da lui una risposta è come attendersi, dopo aver gettato acqua sulle piastrelle del muro, che le piastrelle – asciugata l’acqua – si siano ammorbidite.
    E questo a dispetto e alla faccia di tanto ‘parlar di cuore, parlar col cuore, parlar di ammoore’…

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