Il grido di dolore di un cattolico: la “chiesa di Francesco” ha abbandonato i deboli e gli innocenti

È davvero incredibile (c’è chi la chiama casualità) quando ci sono delle “coincidenze” che non per nulla, invece, osiamo dire che sono veri e propri interventi provvidenziali. E’ il caso della Lettera commovente e drammatica resa pubblica dal dott. Marco Tosatti, clicca qui, diretta al santo Padre Francesco. Non una polemica, ma “un grido di dolore”, domande, sconcerto, incomprensione…

L’aspetto provvidenziale sta nel fatto che noi, qualche giorno fa, abbiamo fatto un’articolo dal titolo chiarissimo: “Gli scandali che non scandalizzano papa Francesco“. Il Papa in una Omelia del mattino si lamentava dello scandalo dato dai cattolici praticanti nelle parrocchie che, dopo essere stati a Messa, magari poi chiacchierano troppo sparlando di altri, si comportano incoerentemente e così scandalizzano tanti (???) cristiani che si allontanano dalla Chiesa e l’abbandonano per colpa loro. Punto. Per Papa Francesco gli scandali nella Chiesa, gravissimi, sarebbero solo questi.

Nel nostro Editoriale riflettevamo, invece, anche su altri gravi scandali che il Papa omette, ossia, quei cattolici scandalizzati dall’apostasia in corso nella Chiesa e per la quale non solo il Papa non fa nulla per frenarla, ma sembra proprio appoggiarla o, comunque, sembra approvarla attraverso le nomine di persone che sono eretici ed apostati, e come tali si comportano. Ed ecco per noi che – la Lettera pubblicata da Tosatti – è proprio una Provvidenza perché viene a confermare questo “grido di dolore” spacciato sempre e solo come provocazione, antipapismo, anti-Francesco.

Per questo vogliamo condividere questa Lettera aperta, farla nostra, invitando queste persone, però, a non scoraggiarsi, a non mollare, a NON USCIRE MAI DALLA CHIESA. Il dolore, una croce, una sofferenza, non deve mai trasformarsi per noi in disperazione, mai in abbandono. Preghiamo gli uni per gli altri perché questa è e sarà la sorte del “piccolo gregge”: piccolo, in pochi, magari anche malamente organizzati, senza strutture e senza fondi, espulsi, confinati nelle nuove catacombe e chi vive in Cina da cattolico veramente papista ne sa qualcosa, allontanati per amore o per forza dalla falsa chiesa “patriottica”….

Buona lettura.

di Marco Tosatti (19-11-2017)

Ho ricevuto questa lettera da un collega e amico. Qualcuno che ha lavorato da cattolico nella cultura, nel giornalismo, e nell’insegnamento, e che adesso si definisce “ex”; ex per quanto riguarda gli impegni attivi – anche se nonostante tutto ancora si dà da fare, eccome – ma certamente non da cattolico. Più che una lettera è un grido di dolore, rivolto al Pontefice; e io spero che il Pontefice la legga, e cercherò, con i miei limitatissimi mezzi, di fare in modo che chi si occupa della sua comunicazione la riceva, e, forse, se non scatta qualche meccanismo cortigiano, gliela sottoponga. Io credo che renderebbe al Pontefice un grande servizio; perché è una lettera sincera, nata da un amore e una sofferenza reali, e profondi.

La Chiesa di Bergoglio ha abbandonato deboli e innocenti.

Per secoli la Chiesa ha lottato per la difesa dei più deboli e degli innocenti. Per questo il mondo e il potere si sono spesso schierati contro di essa. Schiavi, orfani, bambini esposti, vedove, malati… sin dai primi secoli sono stati i destinatari della grande carità che vedeva in loro l’innocenza e la debolezza di Cristo, puer et infirmus.

I primi polemisti pagani, come Celso, nel suo Discorso della verità contro i cristiani del 178, Porfirio e Frontone, nelle loro orazioni, accusavano i cristiani di frequentare donnette, schiavi e bambini, invece che senatori e uomini di potere e di intelletto.

Alla fine dell’Ottocento Friedrich Wilhelm Nietzsche ne La genealogia della morale rivolgerà agli ebrei e ai cristiani la medesima accusa: «Sono stati gli ebrei (conquistando Roma col cristianesimo, N.d.R.) ad aver osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono=nobile=potente=bello=felice=caro agli dèi), ovverossia i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gli impotenti, gli umili sono buoni; i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti».

Pochi anni dopo queste parole, i deformi saranno condannati a morte dai nazisti, con l’aborto selettivo e l’eutanasia, e, nonostante l’esistenza di tiepidi e di ignavi, molti uomini di Chiesa, come il cardinale August Von Galen, saranno i principali oppositori di queste pratiche disumane, a rischio della propria vita.

Balzando ai tempi nostri, sino a ieri i cattolici, con inevitabili divisioni e defezioni, sono stati protagonisti in tutte le battaglie politiche e culturali a difesa degli innocenti: sono stati i primi a lottare contro il divorzio, che priva i bambini della stabilità e della sicurezza familiare; contro l’uccisione degli innocenti, con l’aborto; ad impedire l’affermarsi dell’idea secondo cui, per i malati, la soluzione è l’eutanasia; ad opporsi all’indottrinamento del gender; a contrastare, si pensi alla legge 40 del 2004 e al referendum del 2005, la inutile e criminale sperimentazione sugli embrioni umani, che uccide, e l’utero in affitto, cioè una pratica che schiavizza le donne e trasforma i bambini in oggetto di compravendita…

In tutte queste battaglie i cattolici si sono schierati dalla parte del più debole, dell’innocente, contro il capriccio degli adulti, lo strapotere della tecnica, la mercificazione del corpo umano e dei gameti umani… Confortati dalle parole di santa madre Teresa di Calcutta: “il bimbo nel grembo materno è il più povero tra i poveri”.

Con l’elezione di Bergoglio tutto è cambiato.

In nome di una maggior comprensione dei tempi presenti e della cultura contemporanea, si sono di fatto abbandonati coloro a cui il tempo presente e la cultura contemporanea non riconoscono alcun diritto.

Si veda a tal proposito l’appoggio dato in Italia al governo Renzi e Gentiloni, che pure hanno portato avanti il divorzio breve, la legge Cirinnà, ed hanno cercato di legalizzare droghe leggere ed eutanasia; si pensi al silenzio con cui sono stati accolti il matrimonio gay in Germania, Irlanda ed Australia, oppure l’assoluta afasia davanti alle sentenze che hanno sdoganato l’utero in affitto anche nel nostro paese.

Di più: con il favore dei media, il famoso “V potere”, sino a ieri acerrimo avversario del pontefice Bendetto XVI, che ricordava spesso ai più forti l’esistenza di “principi non negoziabili”, si è demonizzato ed ostracizzato il movimento cattolico di base che si opponeva all’ imposizione sui bambini dell’ideologia gender nelle scuole.

Monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei per decisione di Bergoglio, ha ostacolato in tutti i modi ben due Family day, che Bergoglio, da parte sua, ha del tutto ignorato, rifiutandosi di degnare di un saluto le più grandi manifestazioni cattoliche di piazza della nostra storia repubblicana.

Nel contempo si è affidata la Pontificia Accademia per la Vita e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia ad un monsignore di potere, Vincenzo Paglia, indagato dalla magistratura italiana, che ha più volte ribadito la sua stima per Marco Pannella, cioè l’uomo che ha dedicato la sua vita alla lotta contro i più deboli, promuovendo cultura della droga, aborto ed eutanasia.

Oggi, nella Chiesa, è diventato quasi impossibile parlare di “principi non negoziabili”, lottare per la difesa della vita e della libertà di educazione, ricordare il dovere dei genitori di amarsi l’un l’altro per sempre, in nome della promessa da loro fatta, e in nome dei loro figli. Sono tutti temi che vengono definiti divisivi, scomodi, inattuali.

Sì, la difesa dei deboli e degli innocenti è sempre scomoda ed inattuale, perché si scontra con il potere cinico e violento: a meno che non sia travestita nell’attuale celebrazione di un sistema che sradica i popoli, rendendo tutti migranti, creando nuove povertà materiali e spirituali, facendo il gioco del grande capitale apolide.

Non è un caso che i finanzieri miliardari alla George Soros, le grandi Ong, e politici potenti come Emma Bonino, la pasionaria di Pannella, si trovino oggi in perfetto accordo con le parole e le azioni Bergoglio quanto alla narrazione retorica sulle migrazioni. Eppure, anche in questo caso, non dovrebbe essere difficile capire che stiamo assistendo ad una debacle dei più deboli: i ceti più poveri italiani, che verranno schiacciati dalle migrazioni massicce che stiamo vivendo, e i migranti stessi, giovani africani che si trovano a vivere senza famiglia e con lavori precari, in un Occidente che non è in grado di accogliergli in modo degno.

Due parole, conclusive anche su un documento, Amoris laetitia, estorto ad un sinodo evidentemente indirizzato e manipolato. Amoris laetitia sta dividendo la Chiesa, perché contraddice l’insegnamento dei pontefici precedenti.

Anche questo documento, in verità, va contro la difesa dei deboli e degli innocenti, nonostante si presenti come un testo impostato sulla misericordia: sino a ieri la chiesa si “schierava” con le spose o i mariti ingiustamente abbandonati e con i bambini privati di uno dei genitori.

Lo faceva semplicemente ricordando a tutti che chi si sposa con un matrimonio religioso, non può rompere la comunione con coniuge e figli, credendo poi di poterla mantenere con Gesù Cristo, che ci ha insegnato ad osservare i suoi comandamenti (“Chi mi ama, osserva i miei comandamenti”) e ad amare il nostro prossimo.

Oggi invece questo non vale più: si insegna che la comunione eucaristica è per tutti, anche per chi magari abbia infranto il vincolo coniugale e viva una nuova relazione adulterina.

Chi ci rimette? I deboli e gli innocenti! Non è affatto misericordia, questa, verso il coniuge innocente, che ha investito tutto nel suo matrimonio e nella sua famiglia, e che si trova abbandonato e tradito, mentre la Chiesa giustifica abbandono e tradimento.

Facciamo un esempio concreto: un uomo che lasci sola la moglie, magari con due o tre figli, per andare con un’altra donna. Legittimare questa scelta non è forse abbandonare i più deboli e gli innocenti, e cioè la moglie e i figli abbandonati?

Un altro esempio: una moglie che decide di abbandonare il marito, portarsi a casa l’amante e gettare il coniuge nella disperazione, lasciandolo privo di casa e lontano dai figli.

In entrambi i casi non dovrebbe la Chiesa ricordare a tutti il dovere che hanno verso la persona che hanno sposato e verso i figli che hanno messo al mondo?

Così ha sempre fatto, con tutti i limiti umani, per secoli, arrivando spesso a condannare principi e sovrani che ripudiavano le mogli, e abbandonavano i loro figli; lottando, nei paesi di missione in cui vige la poligamia, per rivendicare il diritto della donna e dei figli ad avere un marito ed un padre.

Oggi non è più così, perché chi guida la Chiesa ha scelto l’applauso del potere che, come Erode, non vuole più sentirsi dire da Giovanni Battista: “Non ti è lecito!”.

(fonte: marcotosatti.com)

Un pensiero riguardo “Il grido di dolore di un cattolico: la “chiesa di Francesco” ha abbandonato i deboli e gli innocenti

  1. BRAVO TOSATTI. Come Giovanni Battista non glielo hai mandato a dire, ma hai detto chiaramente NON TI è LECITO!!!
    Lettera da fare leggere in tutti i giornali, e sulla rete. e soprattutto parlere in tutte le parrocchie.

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