Dal federalismo dottrinale alla devolution liturgica. Papa Francesco rompe con i suoi 265 predecessori

Aiutiamoci a capire cosa sta accadendo. La Liturgia cattolica cambierà, verso una “torre di Babele” (decentramento), contro l’insegnamento della Tradizione nella Chiesa che si espresse inequivocabilmente in tutti questi secoli.

NON E’ UNA BUFALA! Non è un falso e, tutto sommato potremo dire “finalmente”, Papa Francesco esce allo scoperto e per la prima volta, in modo altrettanto “ufficiale” lo fa a modo suo non ex-cattedra (dalla cattedra), ma ufficialmente attraverso La Nuova Bussola Quotidiana alla quale ha affidato la Lettera per una “Correctio paternalis“, vedi qui, una sorta di caricatura alla Correctio filialis alla quale si guarda bene, però, di dare una risposta.

Di cosa si tratta lo avrete già letto tutti e di fatto non ci sarebbe nulla da aggiungere se non che di fermarsi a Pregare, sollecitare i Fedeli ad andare al Rito STRAORDINARIO della Messa antica, alimentare e far crescere questi gruppi legittimi e leciti attraverso il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, vedi qui e la Lettera Apostolica di accompagnamento, vedi qui.

Anche il titolo che abbiamo usato non è un falso: “devolution” liturgica è la traduzione più semplice di questo intricato argomento per sottolineare l’intenzione di Papa Francesco di DECENTRARE la Liturgia Cattolica. L’ha usato Cascioli nell’articolo, e noi lo riteniamo perfetto per comprendere i fatti.

Confessiamo che da mesi si rincorrevano molte voci contro la Liturgia tradizionale della Chiesa e noi, prudentemente, abbiamo cercato di non dare alcuna eco, di attendere pazientemente atti ufficiali per poterne parlare serenamente e più lealmente, parlando solo di alcune questioni specifiche all’utilizzo dei Motu Propri, cliccare qui. Vorremo così aiutare i nostri lettori – specialmente quelli più digiuni a questo argomento – a capire seppur brevemente, cosa è questa “devolution”, cosa sta accadendo e cosa succederà.

DECENTRAMENTO sembra essere così la parola d’ordine di Papa Francesco apparentemente a favore di una più “collegialità” con i Vescovi diocesani. Detto in soldoni, ogni Conferenza Episcopale potrà tradurre il Messale della Messa a seconda degli usi e della comprensione linguistica del posto, senza più alcun controllo da parte della Santa Sede. Il Papa sottolinea, ovviamente, che salvaguardando le parti centrali della Messa (Consacrazione e Comunione) tutto il resto potrà essere tradotto secondo le sensibilità delle varie diocesi.

È chiaro quindi, al momento, che le parole della Consacrazione non dovrebbero subire alcuna modifica! Tuttavia chi pensa che questa è così una garanzia che offre poi il diritto al Pontefice di fare quanto sta facendo, sta sbagliando di grosso. Il “diritto” di un Pontefice non è creare delle “torri di Babele”, ma abbatterle nel “confermare” le singole Chiese, comunità, diocesi, a quell’unica Voce per la quale ci chiamiamo “cattolici” ossia universali. Per questo diciamo “al momento non cambieranno le parole della Consacrazione” perché, venendo meno la “confermazione di Pietro” per le prossime traduzioni, mancherà ogni controllo, e ciò che verrà deciso sarà a discrezione del vescovo locale.

È questa la “Torre di Babele” a cui alludiamo: facciamo un esempio pratico. Se uno di noi, italiano, andasse ad una messa in Australia o in altra parte del mondo che vorreste voi, troverebbe sì una Messa nella lingua locale, ma attualmente, se conoscete tutte le parole della messa, capireste immediatamente cosa sta dicendo il sacerdote, anche se non capite la lingua. Da oggi cambierà tutto e voi, trovandovi in qualche luogo di cui non conoscete la lingua, assisterete ad una Liturgia di cui non sapreste più che cosa sta dicendo il sacerdote.

Facciamo un altro esempio reale: alcuni Vescovi stanno sbarellando letteralmente, favorevoli a nuove liturgie e riti per coppie omosessuali, altri per fare riti con i Musulmani, altri per aggirare il divieto chiaro di Giovanni Paolo II sulla inter-comunione (Ecclesia de Eucharistia, vedi qui) chiedono modifiche liturgiche per fare insieme ai protestanti messe condivisibili, con un “pane” non eucaristico, ma unitivo (sic!), ed altre richieste davvero infernali, non le inventiamo noi, basta documentarsi un poco che troverete i nomi di questi vescovi. Ora cosa accadrà? Semplice: il vescovo del luogo, senza più IL CONTROLLO DELLA SANTA SEDE, potrà creare MESSALI SU MISURA…. e soddisfare tutte queste richieste!

È legittimo quanto il Papa sta facendo? Sì e No! Purtroppo non è molto semplice dare una sola risposta, i meccanismi sono molto complessi che però, il Concilio di Trento con san Pio V (1566-1572) con la Costituzione Apostolica Quo Primum (14 luglio 1570), promulgò il Messale Romano offrendo a tutti i cristiani – di quel presente e futuro – uno strumento di unità liturgica e insigne monumento del culto genuino e religioso nella Chiesa Cattolica. San Pio V non modificò la “Messa”, stiamo attenti, egli non fece altro che estendere a tutto l’Occidente la Messa “latina” tradizionale quale barriera contro il protestantesimo.  Non modificò nulla, ma tutti gli altri riti che non datavano da 200 anni li abolì perché inquinati di protestantesimo o almeno sospetti di infiltrazioni protestantiche, estendendo a tutto l’Occidente il Messale romano perché “sicuramente cattolico”.

A farci comprendere cosa accadde leggiamo questo passaggio da parte di Ratzinger: “… rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Pio V e non diversamente da lui, anche molti dei suoi successori avevano rielaborato questo messale, in un processo continuativo di crescita storica e di purificazione, in cui, però, la continuità non veniva mai distrutta. Un messale di Pio V che sia stato creato da lui non esiste. C’è stata la rielaborazione da lui ordinata, come fase di un lungo processo di crescita storica. Dopo il concilio di Trento, per contrastare l’irruzione della riforma protestante che aveva avuto luogo soprattutto nella modalità di “riforme” liturgiche, tanto che i confini tra cosa era ancora cattolico e cosa non lo era più, spesso erano difficili da definire. In questa situazione di confusione, resa possibile dalla mancanza di una normativa unitaria e dall’imperante pluralismo liturgico eredito dal tardo medioevo, il Papa decise che il Missale Romanum, il testo liturgico della città di Roma, in quanto sicuramente cattolico, doveva essere introdotto dovunque non ci si potesse richiamare a una liturgia che risalisse ad almeno duecento anni prima. Dove questo si verificava, si poteva mantenere la liturgia precedente, dato che il suo carattere cattolico poteva essere considerato sicuro” (J. Ratzinger, La mia vita, pp. 111-112).

La battaglia di Benedetto XVI, poi, la conosciamo tutti, è per questo “divieto” che Paolo VI non avrebbe dovuto inoltrare (quindi non poteva farlo) contro la Messa detta antica o di San Pio V, che arrivò a riabilitarla con il famoso Summorum Pontificum il 7 luglio 2007.

Così abbiamo risposto ad una prima osservazione: non è affatto vero che un Pontefice possa arrivare a far modificare il contenuto del Messale cattolico lasciandolo al libero arbitrio dei Vescovi. Paolo VI si guardò bene dal lasciare libertà di traduzione del Messale! Sapeva perfettamente che ciò non era affatto in suo potere e neppure dei Vescovi. E veniamo così alla spinosa questione del PRO MULTIS, che tradotto in italiano è diventato un illegittimo “per tutti”.

Nella famosa Lettera all’episcopato tedesco, clicca qui , Benedetto XVI ordina che l’espressione “per tutti” attualmente presente nel Messale tra le parole della Consacrazione Eucaristica, venga mutata in  “per molti”, perché, dice il Pontefice, questa è la traduzione esatta del testo greco originale del Vangelo. NESSUNO OBBEDI’ AL PONTEFICE!

Nella Lettera Benedetto XVI insegna un’importante regola ermeneutica, valida sempre e in ogni caso nell’interpretazione della Bibbia, come del resto di qualunque testo letterario: un conto, dice il Pontefice, è tradurre e un conto è interpretare. La traduzione va fatta con fedeltà e precisione, anche se il testo che vien fuori è difficile o indigesto o antipatico. E qui ci fermiamo!

Senza dubbio che la rivoluzione in campo liturgico fu portata a termine imprudentemente da Paolo VI, poiché essa era iniziata, ma con modi confacenti e molto prudenti, già da san Pio X… Paolo VI non si limitò ad una riforma del Rito come i suoi Predecessori, le sue scelte infatti andarono a modificare l’essenza della Messa che da “sacrificio” divenne una più goliardica e protestantica “cena”, e tutto questo per venire incontro ai “fratelli protestanti”, con il risultato che i fedeli cattolici, clero e vescovi, si sono protestantizzati e, i protestanti, sono rimasti fieramente protestanti. Benedetto XVI attraverso il Summorum Pontificum ha cercato di riparare i danni, ed è questo che un Papa può e deve fare, rispondendo così a ciò che un Papa può o non può fare.

Tornando così alla vicenda odierna Papa Francesco sta abusando del potere conferitogli dal Cristo! “Tutto mi è lecito, ma non tutto giova” (1Cor.6,12) insegna san Paolo, e il tutto era programmato nell’Evangelii gaudium (EG) laddove Papa Francesco attaccò, senza mezze misure e naturalmente indirettamente, un Documento firmato da Giovanni Paolo II, poco conosciuto ma importante per la Liturgia “Liturgiam authenticam”. Nella EG la nuova parola d’ordine è “decentrare” il potere curiale, per affidare alle “regioni episcopali continentali” anche competenze di carattere dottrinale. Di grande impatto è stato, in EG, la previsione di un tale “decentramento” in alcuni settori della stessa “dottrina”, nella liturgia del popolo e nell’esercizio del magistero.

Ma tutto questo programma di decentramento contrasta in modo strutturale con ciò che in campo liturgico accade dal 2001, ossia da quando la V Istruzione sulla Riforma Liturgica – Liturgiam authenticamha di fatto bloccato a livello universale ogni libera traduzione ed interpretazione dei testi della liturgia. Papa Francesco nella EG sposa la battaglia della chiesa tedesca, della corrente rahneriana e modernista di un  disegno di rimodellare universalmente la liturgia sul prototipo protestante — progetto inevitabilmente, per Francesco, “chiuso” e senza “vie di uscita” a causa della “lingua latina” — dando privilegio ad una traduzione “dettata dal cuore, materna” pretendendo che le “lingue parlate” assumano la struttura stessa della lingua latina.. Mai era stata tanto disprezzata la lingua della Chiesa… per salvare la quale nulla è valso l’appello accorato di Benedetto XVI fondando addirittura la Pontificia Academia Latinitatis, clicca qui testo ufficiale, che si rispecchia nella Costituzione Apostolica Veterum sapientia di Giovanni XXIII.

Rottura su tutti i fronti, decentramento, populismo, vittoria del pueblo… chi più ne ha più ne metta! Può fare tutto ciò un Pontefice? Certo che può, abusando del potere delle chiavi (clicca qui l’articolo illuminante di Padre Giovanni Scalese) che, non a caso, sono stato oggetto di recente di una battuta dello stesso Francesco, come a dire che intende servirsi di questo potere per fare tutto ciò che lui riterrà opportuno per la “sua immagine di chiesa”.

Tuttavia si può sollecitare questa domanda: ma se il Papa vuole decentrare tutto e non vuole più controllare che i Vescovi ciò che i vescovi fanno, lui a Roma che ci sta a fare? Semplice lui sta lì a controllare che i Vescovi però, nell’esercizio della loro libertà, stiano attenti a sposare ciò che il Papa vuole fare. Se prima si diceva OBBEDIENZA ALLA CHIESA E DUNQUE AL PAPA, OGGI E’ STATO TUTTO RIBALTATO: OBBEDIENZA AL PAPA PER OBBEDIRE ALLA SUA CHIESA.

Certo che se prima non capivamo cosa stesse accadendo, ora il minestrone sta uscendo allo scoperto, vedi qui. E possiamo dire con certezza che non saremo noi ad “uscire” dalla Chiesa, noi continueremo a stare con la Chiesa DI SEMPRE e laddove le messe saranno nuovamente stravolte e modificate nel linguaggio, state attenti alle parole della Consacrazione perché se verranno modificate la Messa è invalida e non avviene alcuna Transustanziazione.

Qui non è più in gioco “papa sì, papa no”, perché noi non abbandoneremo mai il Pontefice, ma si tratta anche di salvare le nostre anime, e con messe invalidate e lasciate a libere traduzioni ed interpretazioni linguistiche, o a riti fantasiosi e sincretisti, l’anima non si salva, mentre il papato è bellamente protetto da Nostro Signore Gesù Cristo.

2 pensieri riguardo “Dal federalismo dottrinale alla devolution liturgica. Papa Francesco rompe con i suoi 265 predecessori

  1. Io temo che dopo questa seconda rivoluzione liturgica (la prima è stata quella di Paolo VI) che sfocerà, giustamente come dice l’articolo, in una nuova Torre di Babele dove ogni vescovo farà quel che gli pare (anche cambiare la formula di consacrazione rendendola invalida cioè senza Presenza Reale), l’argentino proverà a proibire anche la messa tridentina. Saremo obbligati, come è già stato detto da alcuni, a scendere nelle catacombe per poter celebrare la vera e autentica S.Messa cattolica.
    Al punto in cui è arrivato costui dove per la prima volta si scopre e manifesta tutta la sua funesta volontà di finir di demolire la Chiesa cattolica apostolica romana per far trionfare Lutero e la massoneria finanziaria mondiale tenendole bordone col predicare un giorno si e l’altro pure che l’Italia deve accogliere tutta l’Africa, bisognerebbe prendere il coraggio a due mani e dire chi è Bergoglio. I fedeli hanno diritto di sapere.
    Bergoglio è il vescovo che si è mantenuto per anni disponibile all’azione sacrilega di quelli che il cardinale Danneels chiamava la “mafia di S.Gallo” per far fuori Benedetto, per costringerlo alle dimissioni. Questo cosiddetto club mafioso era composto dal card. Danneels, dal card. Martini che ne era il capo, dai cardinali Marx, Kasper, Silvestrini e vari altri che si riunivano sin dal 2006 all’abbazia di S.Gallo in Svizzera per tramare contro Ratzinger (giusto un anno dopo il conclave dove Bergoglio arrivò secondo, naturalmente era già il loro candidato).
    Appena eletto, Benedetto disse ai fedeli: “pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi travestiti da agnelli”.
    Ora sappiamo chi sono i lupi… naturalmente + Bergoglio. Per cui si evince che costui non è Papa. Papa, seppur emerito, è sempre Benedetto perchè il Munus è suo e le porte dell’inferno non prevalgono ancora. Finchè Benedetto è vivo, c’è il Papa e c’è anche il Kathecon, l’ostacolo che frena l’avvento dell’Anticristo.
    L’altro invece lo possiamo definire come “l’usurpatore del Soglio di Pietro”.
    Capisco che sono parole forti, e che probabilmente non mi pubblicherete, però bisogna pur dirle perchè ne va della salvezza di milioni di anime. Rendiamoci conto che viviamo momenti apocalittici e rendere edotte le persone della situazione mi pare cosa buona e giusta.

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