Perché lui sì e io no? Francesco e quell’ossessione di stampo protestante…

Quell’ossessione protestante di non essere come “i peggiori e gli scartati”.

In un videomessaggio, clicca qui, mentre qui per il testo, inviato al Ted 2017, conferenza in corso a Vancouver che riunisce esponenti dell’economia, delle scienze e della cultura a livello mondiale sul tema The future you, il futuro è fatto di te, Papa Francesco torna ad affrontare l’emergenza immigrazione e a invitare l’Occidente, e in particolar modo i Paesi dell’Unione europea, ad accogliere gli extracomunitari.

Incontrando o ascoltando ammalati che soffrono – chiosa il pontefice -, migranti che affrontano tremende difficoltà in cerca di un futuro migliore, carcerati che portano l’inferno nel proprio cuore, persone, specialmente giovani, che non hanno lavoro, mi accompagna spesso una domanda: “Perché loro e non io?” Anch’io sono nato in una famiglia di migranti: mio papà, i miei nonni, come tanti altri italiani, sono partiti per l’Argentina e hanno conosciuto la sorte di chi resta senza nulla. Anch’io avrei potuto essere tra gli “scartati” di oggi. Perciò nel mio cuore rimane sempre quella domanda: “Perché loro e non io?

Ci fermiamo a questa frase perché è un concetto che Bergoglio esprime da sempre come una ossessione. Infatti, a ben leggere il testo integralmente possiamo trovare molti aspetti e molti concetti condivisibili, affatto estranei alla Dottrina sociale della Chiesa, alla promozione della vera Pace.

Tuttavia ciò che non possiamo ignorare è la motivazione che il Papa propone e che non proviene dalla necessità di CONVERTIRSI A CRISTO, ma da una ossessione di stampo protestante, su una certa “ostinazione” atta quasi a mortificare invece chi, con fatica e sacrifici, non finisce in carcere perché magari preferisce fare la fame piuttosto che andare a spacciare droga…. e non finisce tra gli “scartati” perché magari si accontenta di fare lavori umili, e di queste persone è zeppa la società, è quel sottobosco che crescendo nella foresta non fa chiasso, non fa rumore, ma c’è e mantiene viva, ancora, la società.

Nel pensiero protestante – il concetto del LIBERO ARBITRIO – è gettato alle ortiche! In tal senso la ripetizione ossessiva di Papa Francesco quando, ogni volta che parla dei carcerati chiosa subito con un depressivo “perché loro e non a me?”, dimentica IL LIBERO ARBITRIO, le scelte che ognuno di noi deve e può fare. Senza dubbio ci sono molti casi in cui, alcune persone, vengono travolte e coinvolte a causa DELLE LORO DEBOLEZZE CARATTERIALI, si lasciano corrompere loro malgrado magari anche perché provengono già da famiglie coinvolte nel torbido ma, attenzione, questo “loro malgrado” se onesto viene risolto con gli aiuti che la società e la Chiesa devono offrire loro, aiutandoli ad uscire da quella spirale in cui sono caduti per debolezza.

Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può raccontare la propria esperienza, le proprie CADUTE, ma anche le fatiche del rialzarsi, le lotte per abbracciare il Cristo e le sofferenze per rimanere ai “piedi della Croce”e, perché no, raccontare anche la propria testimonianza di quell’alba radiosa della Risurrezione nella propria vita che è la CONVERSIONE. Perciò ognuno di noi può captare, nella domanda del Papa, anche una personale situazione.

Papa Francesco, in tal senso invece e proprio perché dovrebbe essere colui che chiarisce i dubbi e le domande, ragiona in modo protestante, quasi avesse dimenticato l’esistenza del libero arbitrio! Un conto è infatti aiutare le persone cadute nell’errore, altra cosa è ripetersi, ossessivamente coinvolgendo per altro un vasto pubblico, un “Perché loro e non io?” dimenticando che esiste in ognuno di noi la VOLONTA’ di fare o non fare il male, così come abbiamo la volontà di fare o non fare il Bene. Per esempio, perché non cita mai i Santi dicendo: “Perché loro e non io?”.

La risposta alla sua domanda, in effetti, la diede lui stesso in altre occasioni, spiegando DI AVER FATTO DELLE SCELTE! Ecco l’uso del libero arbitrio. Nessuno nega altri esempi come le donne, bambine, adolescenti o anche mature, obbligate e costrette con la violenza alla prostituzione… ragionevolmente il Papa sembra fermarsi all’esempio del “carcerato” quasi ad inglobare tutte le situazioni drammatiche in cui viene a trovarsi l’uomo in quanto tale. Ma anche in questo caso si è spesso dimostrato che, recando aiuti concreti in determinati campi sociali, chi avendo ceduto alla corruzione e ad una vita disonesta, se profondamente sano nell’intimo, riesce ad uscire fuori da certe situazioni.

Conosciamo casi, oggi, anche di adolescenti maschi introdotti negli ambienti dei “viados”, su questi la società ed ognuno di noi deve cooperare per aiutarli ad uscirne fuori, ma ci sono anche molti casi – e purtroppo sono la maggioranza – in cui queste scelte sono state fatte LIBERAMENTE perché in mezzo ci sono molti soldi! E dove c’è il porno (ed oggi la legalizzazione di molti atti che ieri erano reato), nel 90% dei casi c’è la droga e ogni tipo di traffico illegittimo attraverso il quale, prima o poi, si finisce in carcere.

Pensiamo ragionevolmente se diciamo che forse il 50% e più degli italiani ha dei parenti in America, in Argentina, in Brasile e altrove, a causa delle grandi immigrazioni del secolo scorso, ma perché non si portano esempi edificanti? Possiamo anche comprenderlo, il Papa vuole farsi voce dei più derelitti, e questo ci sta, ma nel modo in cui lo faceva il Cristo, non in modo demagogico e politico…

Per esempio, il Papa qui ha citato nuovamente il caso del Buon Samaritano (Lc 10,25-37): ma nel caso dei carcerati che c’azzecca? Il viandante della parabola, che diventa immagine del nostro prossimo del quale prenderci cura, non è uno spacciatore di droga, non è un corruttore di donne e bambini che getta nella prostituzione, ma è una persona che andando per i fatti suoi, viene semmai AGGREDITO dai briganti, da altri uomini corrotti e che se NON sono pentiti, dovrebbero finire in carcere per tutelare gli altri. Ed è significativo che il Papa non si identifichi con questi briganti che stendono il viandante, qui non dice “Perché loro e non io?”, ma, giustamente, si identifica con il Samaritano (lo scartato del suo tempo), che senza porsi domande, lo aiuta. Ma noi sappiamo anche che i Padri della Chiesa identificano le cure prestate dal Samaritano con i “sacramenti della Chiesa” e l’albergo dove il malcapitato viene portato, è la Chiesa….

«Chi è il mio prossimo?». Gesù non dà la risposta ma modifica la domanda, dicendo: «Chi di quei tre è stato prossimo del malcapitato?». Cioè (e qui entriamo nel cuore dell’insegnamento di Gesù): il “prossimo” non è “l’altro”, quello che sta di fronte a me; il “prossimo” sono io, nella misura in cui “mi approssimo”, cioè “mi avvicino” all’altro.  In Gesù, Dio si fa vicino a noi, altro concetto che infatti il Papa spiega bene nel Messaggio.

Tornando così alla frase iniziale, possiamo portare invece l’esempio della Preghiera del Pubblicano e del Fariseo (Lc.18,9-14). Gesù, ovviamente, non ha voluto affatto emettere un giudizio politico, ma ha voluto evidenziare due atteggiamenti tra loro opposti, e giudicarli alla luce della Verità, della Giustizia e della Carità, insieme. Per quanto riguarda il pubblicano, Gesù non esprime un giudizio circa la legittimità (di diritto e di fatto) della loro professione, ma si ferma a considerare l’atteggiamento interiore di quel pubblicano: è un atteggiamento di umile riconoscimento dei suoi peccati: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

Quello che Gesù vuole evidenziare è l’atteggiamento umile e sincero di uno che sa di essere peccatore, ma non a parole, riconosce la sua colpa e che, sinceramente pentito, invoca la misericordia di Dio per uscire da una certa situazione. Gesù ha condannato chiarissimamente l’orgoglio e la presunzione del fariseo perché, nel giudicare la situazione del pubblicano che aveva davanti (ma che non conosceva cosa stesse dicendo nella preghiera) si ferma al soggetto impedendosi, da se stesso, di parlare di sé a Dio, ecco la superbia. L’umiltà vera è innanzitutto un atteggiamento da tenere verso il Signore; e solo dopo diventa – come conseguenza – un atteggiamento che teniamo verso il prossimo. C’è un Discorso di Sant’Agostino che vi sollecitiamo ad approfondire, vedi qui.

Per concludere. Non possiamo qui trattare la questione del libero arbitrio di luterana memoria, ma vi invitiamo a farlo per conto vostro per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. Ciò che manca alle belle espressioni usate dal Pontefice è il richiamo alla CONVERSIONE a Cristo, questa deve essere la vera “ossessione” di un padre preoccupato della sorte dei figli caduti in disgrazia, come ci insegna per altro la testimonianza dei Santi.

Se Papa Francesco si domanda ossessivamente “Perché loro e non io?”, dovrebbe anche sapere (perché lo ha detto nel testo scritto all’Università RomaTre che però non ha voluto dire pubblicamente) che a tutti è data la possibilità di scegliere e che se la Chiesa non si prodiga nella propria missione di EVANGELIZZARE, sostituita oggi dal dialogare su comode poltrone, è evidente che chi ha sbagliato, o sta sbagliando, non avrà molte opportunità di sapere che è necessario convertirsi a Cristo per incontrarlo, cambiare vita e rendere migliore la società.

E così alla domanda “Perché loro e non io?”, si potrebbe finire con il rispondere: Santità, perché la “sua” Chiesa non evangelizza più, mentre a Lei qualcuno l’ha richiamata alla conversione! Perché la “sua” Chiesa preferisce il dialogare anziché chiamare gli uomini a Cristo. Nella Regola pastorale così scrive San Gregorio Magno: Guai a coloro che cuciono cuscinetti per ogni gomito e fanno guanciali per teste di ogni età, per rapire anime. Porre cuscinetti sotto ogni gomito è confortare con blanda adulazione le anime che vengono meno alla propria rettitudine e si ripiegano nei piaceri di questo mondo“.

3 pensieri riguardo “Perché lui sì e io no? Francesco e quell’ossessione di stampo protestante…

  1. Nel mentre che leggevo questa domanda: Per esempio, perché non cita mai i Santi dicendo: “Perché loro e non io?”, mi sono affiorati ricordi d’infanzia quando, al catechismo, è proprio questo che ci insegnavano.
    Il gioco funzionava così: all’inizio dell’anno, dopo la visita in chiesa al Santissimo, in ricreatorio ci veniva dato un cestino pieno di foglietti da estrarre in sorte, uno “non a caso”, ma “secondo la divina volontà”, ci dicevano, e il santo che ti toccava diventava il tuo santo protettore per tutto l’anno. Ma non finiva li.
    Bisognava studiarsi allora tutta la storia offerto dalla Provvidenza, si doveva pregare con lui o con lei, affidarsi, e diventare compagni di giochi e di studi, naturalmente senza dimenticare l’Angelo Custode.
    Direte che erano altri anni! Effettivamente solo 65 da quando cominciai con la dottrina, non sono così decrepito, forse mi verrebbe da pensare che il mondo si è stravolto e con esso la Chiesa non mi sembra affatto segno di contraddizione, ma alla testa di questi ribaltamenti!
    I miei genitori mi insegnavano a pregare per i carcerati e per chi finiva male, ma certo non me li proponeva come modello e come meditazione, a noi fratelli insegnavano ad imitare i santi: dovete diventare come loro, se ce l’hanno fatta loro, ce la potete fare anche voi, anche noi, non vorremo andare tutti all’inferno? Certo che se non rimettiamo Gesù al centro, ogni domanda, anche la più sciocca, rischia di diventare il centro dell’attenzione, fosse anche “papale”.

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  2. …leggendo questa frase: “Ciò che manca alle belle espressioni usate dal Pontefice è il richiamo alla CONVERSIONE a Cristo, questa deve essere la vera “ossessione” di un padre preoccupato della sorte dei figli caduti in disgrazia, come ci insegna per altro la testimonianza dei Santi…..”
    mi veniva in mente, infatti che gli stessi Santi che soccorrevano i carcerati (vedi per esempio Santa Caterina da Siena), insegnavano loro che se uno il carcere se lo era meritato, esso diventava L’ESPIAZIONE, IL PURGATORIO…. e che se ben fatto, nella conversione a Cristo, era la penitenza che ti salvava dalla dannazione eterna…. 😉 se invece eri innocente e subivi la carcerazione, in Cristo diventavi pure martire….
    Non si è mai inteso un santo dire “perchè loro e non io?”, forse perché i Santi non si ritenevano migliori di loro e quindi non aveano tempo da perdere con certe ossessioni ….
    San Domenico, per esempio, passava le notti in penitenza piangendo e pregando: “Signore, cosa ne sarà dei poveri peccatori?”, ma non gli è mai passato per la testa di fermarsi o a struggersi perché a lui non fosse toccato di essere come i carcerati!
    Papa Francesco avanza con una CONDIVISIONE PERSONALE che però corre il rischio, se non spiegata, di suscitare perplessità e confusione, e rischia pure di avvalorare l’eresia calvinista sulla predestinazione 😦
    Il pensiero dei Santi è quello corretto…. sant’Ignazio di Loyola per esempio, vide in San Domenico e in San Francesco i suoi punti di riferimento e disse di voler fare ciò che fecero loro….
    sicuramente anche Bergoglio, diventando gesuita ha in mente il suo Fondatore, ma allora dovrebbe sapere anche la risposta alla sua domanda: LA GRAZIA, quella che Lutero ha tolto 😉

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