Elton Paglia, presidente della pontificia accademia per la morte

Nella nuova collezione “quattro stagioni” della chiesa modernista, non potevano mancare altre novità. Dal 15 agosto 2016 presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, dopo aver distrutto la diocesi in cui stava lasciandola aggravata di debiti economici, ora si dedica anima e corpo alla devastazione del pontificio istituto, fiore all’occhiello di San Giovanni Paolo II e del povero cardinale Caffarra, primo fondatore, il quale deve subire questa devastazione senza poter far nulla.

In un accorato editoriale, Riccardo Cascioli giustamente intitola: “Pontificia Accademia della morte…”, vedi qui, per denunciare la canonizzazione di mons. Paglia nei confronti dell’ideologia di Marco Pannella, votata esclusivamente alla morte sia attraverso il sostegno all’aborto, sia il sostegno alla eutanasia, per non parlare della depravazione del pensiero pannelliano per l’intera vita dell’uomo che sopravvivesse all’aborto.

Pannella, durante la sua vita, non ha fatto altro che seminare morte.
Pannella, durante la sua vita, non ha fatto altro che seminare morte.

Molto drammatico ma reale è il quadro che ne fa Cascioli e che facciamo nostro:

“… l’elogio di Pannella fatto da monsignor Paglia svela anche la prospettiva culturale che muove – con Paglia – una parte influente della Chiesa. Ha detto il monsignore: «Oggi è indispensabile trovare una prossimità che unisce i diversi per edificare una unità di disegno o una unità che abbracci tutti»; e ancora: «Contro i muri, Marco è figura che parla di universalità, libertà per la costruzione», «speranza in un mondo che si ricomponga».

La prosa non è fluida ma il concetto è chiaro: la prospettiva è l’unità del genere umano guardando a ciò che unisce; popoli, culture e religioni che devono fondersi, rinunciando alle proprie identità, per poter diventare una cosa sola. E la Chiesa al servizio di questa utopìa che, peraltro, ha all’Onu i suoi teorici. Non si annuncia più Cristo ma i valori umani comuni; si parla di Gesù ma in funzione di un non meglio chiarito servizio all’umanità; non si lavora per portare tutte le genti a Cristo, ma Cristo è il pretesto per perdersi nel pensiero unico dominante. Insomma, quello che si persegue è la fine della Chiesa.”

Quanto abbiamo letto non fa una grinza anche a fronte delle recenti dichiarazioni rilasciate dal gesuita “papa nero”, alle quali ha brillantemente risposto mons. Antonio Livi in una risposta molto ben articolata e fondata, dal titolo chiaro: “il gesuita che offende Cristo…”, vedi qui.

Non dobbiamo leggere questi eventi isolatamente; al contrario, sono tutti fatti oggettivi che hanno a monte un piano ben preciso associato al Mondialismo o se preferite alla religione universale, al Nuovo Ordine Mondiale da sempre, fin dalla Rivoluzione Francese, progetti massoni studiati a tavolino contro la vera Chiesa di Gesù Cristo, quindi, contro il vero Gesù Cristo.

Per farvi riflettere vi lasciamo meditare su un piccolo estratto del Progetto dell’Istruzione massonica, riportato prima da San Giovanni Bosco nei suoi Quaderni, e trascritto integralmente nel libro della bravissima Cristina Siccardi nel suo, vedi qui, “Don Bosco mistico. Una vita tra cielo e terra”, del quale consigliamo la profonda lettura, magari ora in avvicinamento alla santa Quaresima. Ecco alcuni passaggi forti del progetto massonico:

“Il Papato esercitò sempre un’azione decisiva sopra le sorti d’Italia. Col braccio, colla voce, colla penna, col cuore, de’ suoi innumerevoli vescovi, frati, monache e fedeli di tutte le latitudini, il Papato trova dappertutto gente pronta al sacrifizio, al martirio, all’entusiasmo. Dovunque vuole, esso ha degli amici che muoiono per lui, e degli altri che si spogliano per amor suo. È un’immensa leva, di cui soltanto alcuni Papi hanno capita tutta la potenza. Ed ancor essi non se ne sono serviti che con riserva. Oggi non si tratta di ricostituire a nostro servizio questo potere momentaneamente indebolito: il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l’annichilamento completo del cattolicismo e perfino dell’idea cristiana: la quale, se rimanesse in piedi sopra le ruine di Roma, ne sarebbe più tardi il ripristinamento e la perpetuazione. (…)

Or bene: il rimedio è trovato. Il Papa, chiunque sia, non verrà mai alle società segrete: tocca alle Società segrete di fare il primo passo verso la Chiesa e verso il Papa, collo scopo di vincerli tutti e due.

Il lavoro, al quale noi ci accingiamo non è l’opera d’un giorno, né di un mese, né di un anno. Può durare molti anni, forse un secolo: ma nelle nostre file il soldato muore e la guerra continua. Noi non intendiamo già di guadagnare il Papa alla nostra causa, né di farne un neofito dei nostri principii od un propagatore delle nostre idee. Questo sarebbe un sogno ridicolo. Ed in qualunque modo siano per volgere gli avvenimenti, se anche accadesse che qualche cardinale o qualche prelato, di piena sua buona voglia e non per insidia, entrasse a parte dei nostri segreti, non sarebbe questa una ragione per desiderare la sua elevazione alla Sede di Pietro. Questa sua elevazione sarebbe anzi la nostra ruina. Giacché, siccome egli sarebbe stato condotto all’apostasia per sola ambizione, così il bisogno del potere lo condurrebbe necessariamente a sacrificarci.

Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare, come gli Ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni… Con questo solo noi marceremmo più sicuramente all’assalto della Chiesa, che cogli opuscoletti dei nostri fratelli di Francia e coll’oro stesso dell’Inghilterra. E volete sapere il perché? Perché? con questo solo, per istritolare lo scoglio, sopra cui Dio ha fabbricata la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell’aceto di Annibale, né della polvere da cannone, e nemmeno delle nostre braccia; giacché noi avremo il dito mignolo del Successore di Pietro ingaggiato nel complotto: e questo dito mignolo varrebbe per questa crociata tutti gli Urbani secondi e tutti i San Bernardi della Cristianità. Noi non dubitiamo punto di arrivare a questo termine supremo dei nostri sforzi. Ma quando e come? L’incognita non si vede ancora…”

Forse questa incognita non è più tale, forse si comincia a vedere qualcosa e il “forse” non lo mettiamo perché dubitiamo su ciò che sta avvenendo, che più chiaro di così non si può (a meno che non indossiate anche voi gli occhiali arcobaleno, oscuranti, della nuova pontificia accademia DELLA MORTE dell’arcivescovo Paglia), ma perché crediamo nel trionfo del Cuore Immacolato di Maria e nelle parole di Gesù Cristo, checché ne dica pure, blaterando e farneticando, il “papa nero”.

Nel frattempo consigliamo a tutti di armarsi di santa volontà per imparare a memoria il Catechismo della Chiesa Cattolica, prima che lo aboliscano del tutto, e a Pregare intensamente e veracemente perché, è Parola di Gesù, chi avrà perseverato sarà salvo!

Un pensiero riguardo “Elton Paglia, presidente della pontificia accademia per la morte

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