Infallibile è la Cattedra di Pietro, non la persona Simone

Oggi, 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro, è un rincorrersi di storia, documenti, dogmi e dottrine. Lasciamo volentieri il posto a chi ne capisce più di noi, a chi ha già postato interessanti riflessioni dottrinali: cliccare qui, e cliccare qui, se ne avete il gusto e l’interesse. Oggi desideriamo invece lasciarvi solo alcune frecce, come ci piace chiamarle, magari pensando al mitico Cupido, per riflettere e pregare per il Santo Padre, pregare davvero!

Il titolo della nostra breve riflessione ci è di grande aiuto perché anche il Papa regnante deve obbedire alla “Cattedra di Pietro”. Se ci riflettiamo bene, infatti, la Chiesa non ha mai fatto una Festa liturgica per il papa regnante… ma c’è la festa della Cattedra di Pietro.

Senza farvi trottolare troppo vi invitiamo a due testi monumentali per comprendere il ruolo e l’importanza di questa Cattedra: il primo è un Documento magisteriale voluto da San Giovanni Paolo II e firmato dall’allora Prefetto della CDF, il cardinale Ratzinger, il futuro Benedetto XVI, cliccate qui “Il primato del successore di Pietro nel mistero della Chiesa”. Il secondo è la monumentale Omelia che Benedetto XVI pronunciò, sul valore e l’essenza della Cattedra petrina, quando da nuovo Pontefice prese “possesso” della Cattedra in Laterano nel maggio 2005, sede del Vescovo di Roma, cliccate qui per il video essenziale, e qui per il testo ufficiale.

Si apprende così che l’infallibilità non riguarda i progetti personali di un Pontefice, la sua immagine di Chiesa, o i suoi desideri anche fossero buoni. L’infallibilità sta nella Cattedra di Pietro quando sedendovi sopra, il Successore dell’Apostolo Pietro, insegna infallibilmente la Dottrina di Gesù Cristo. Il dogma dell’infallibilità papale infatti (o infallibilità pontificia) afferma che il papa non può sbagliare quando parla ex cathedra, ossia come dottore o pastore universale della Chiesa (episcopus servus servorum Dei).

Curiosità vuole che c’è stato chi, ignorante del latino, ha pensato bene di tradurre quell’ “ex” come qualcosa “al di fuori”, al di fuori della Cattedra, mentre significa esattamente l’opposto: ex significa DALLA, e dunque è infallibile quando insegna “dalla cattedra”.

Così, il dogma della infallibilità vale solo quando il Successore di Pietro  esercita il ministero petrino proclamando un nuovo dogma o definendo una dottrina in modo definitivo come rivelata, o quando il papa insegna sull’etica e sulla morale da tenersi in campo sociale, rifacendosi appunto alla dottrina della Chiesa (cfr. Ad tuendam fidem di Giovanni Paolo II). In definitiva un Pontefice non è mai garante di se stesso o delle proprie idee, al contrario, è fatto Vicario di Cristo per garantire continuità, stabilità, fermezza, conferma e dottrina alla Legge di Dio nel mondo, difenderla fino alla profusione del proprio sangue, ad imitazione del Capo, Cristo Gesù che ha dato la Sua vita per la nostra salvezza. Infallibile è Pietro, non Simone.

Il 18 luglio 1870, con la costituzione dogmatica Pastor aeternus (cliccate qui per il testo in italiano), il beato Pio IX proclama il dogma dell’infallibilità del Papa, quando come maestro della fede e della vita cristiana, parla, insegna santifica, e governa ex cathedra con l’autorità di Cristo. Occorre invocarlo per la Chiesa e per il mondo di oggi, vivendo con la sua certezza, così come egli diceva ai giovani di Azione cattolica, da lui avviata: I nemici di Dio spariscono uno per uno, e la Chiesa resta. Saremo tribolati, ma vinti mai!”.

Un esempio concreto di questa infallibilità è da quanto Giovanni Paolo II ha scritto nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22.5.1994: Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”.

Come possiamo ben comprendere, il Papa ha detto che tutti i fedeli devono ritenere in modo definitivo questo dottrina (sentenza) della Chiesa e nessun suo successore potrà MAI cambiare questo insegnamento. Spiega il domenicano Padre Angelo Bellon: “Il modo definitivo si ha quando il Papa esprime da solo impegnando direttamente il suo compito di confermare nella fede o in comunione con l’episcopato diffuso su tutta la terra la dottrina della Chiesa…”.

La Chiesa, così, ha tutto ciò che le serve per un’opera universale (cattolica) che si estende pure nell’intero cosmo, come ci indica la liturgia della Solennità di Cristo Re dell’universo. Da Roma la Chiesa si sarebbe irradiata ovunque e, a ragione, diceva Pio XII: «Roma sarebbe stata centro, non del potere, ma della fede» (radiomessaggio del 13.5.1942, in occasione del 25° anniversario della sua consacrazione episcopale e della prima apparizione mariana a Fatima).

_012-cattedra-di-pietro-non-di-simone-2Il Cardinale J.H. Newman supponeva che l’apostasia del popolo di Dio, in varie epoche e luoghi, avesse sempre preceduto la venuta degli “anticristi”, tiranni come Antioco e Nerone, Giuliano l’Apostata, i leader atei della Rivoluzione francese, ciascuno un “tipo” o “presagio” dell’anticristo, che sarebbe venuto alla fine della storia, quando il mistero di iniquità avrebbe manifestato la sua insensatezza finale e terribile. L’incapacità dei credenti di vivere la propria fede, ammoniva Newman, come nelle epoche precedenti, avrebbe condotto “al regno dell’uomo del peccato, che avrebbe negato la divinità di Cristo e innalzato se stesso al suo posto” (M.D. O’Brien, Il Nemico, Cinisello Balsamo 2006, pp. 175-176).

C’è il tentativo di ridurre la Chiesa ad una agenzia mondiale umanitaria e l’utopia che l’unità delle nazioni possa essere realizzata dagli organismi internazionali e non da Cristo. Ma il Signore, anche se dorme sulla barca in tempesta, nel momento finale si risveglierà e placherà i flutti. Poi tornerà da noi e ci chiederà perché abbiamo avuto così poca fede. Nel frattempo portiamo la croce. Osserviamo il tradimento. Soffriamo.

Scrive, infatti, ancora Newman: “Lo scopo del diavolo, quando semina la rivoluzione nella Chiesa è gettarla in confusione, perché la sua attenzione sia distratta e le sue energie disperse. In questo modo veniamo indeboliti proprio nel momento della storia in cui avremmo bisogno di essere più forti”. Facciamo notare che il beato Newman parla di “rivoluzione” e non di riforma dei Santi. Le rivoluzioni degli uomini sono opera del demonio, le riforme vere, nella Legge divina, sono opera divina.

Vogliamo concludere con le riflessioni dell’allora Ratzinger, ascoltiamolo:

«Il papa non è il signore supremo – dall’epoca di Gregorio Magno ha assunto il titolo di “servo dei servi di Dio” – ma dovrebbe essere – amo dire – il garante dell’obbedienza, della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, escludendo ogni arbitrio da parte sua. Il papa non può dire: La Chiesa sono io, oppure: La tradizione sono io, ma al contrario ha precisi vincoli, incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio. Se nella Chiesa sorgono tentazioni a fare diversamente, a scegliere la via più comoda, deve chiedersi se ciò è lecito (ed è ovvio che non lo è).  Il papa non è dunque un organo che possa dare vita a un’altra Chiesa, ma è un argine contro l’arbitrioFaccio un esempio: dal Nuovo Testamento sappiamo che il matrimonio sacramentale è indissolubile. Ci sono correnti d’opinione che sostengono che il papa potrebbe abrogare quest’obbligo. Ma non è così. E nel gennaio del 2000, rivolgendosi ai giudici romani, il papa ha detto che, rispetto alla tendenza a voler vedere revocato il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio, egli non può fare tutto ciò che vuole, ma deve anzi accentuare l’obbedienza, deve proseguire anche in questo senso il gesto della lavanda dei piedi» (Dio e il mondo, edizioni San Paolo, pag. 425, 2001).

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