Papa Francesco a 360 gradi

In pochi giorni il Vescovo di Roma ha fatto sentire la sua presenza in alcuni ambiti assai delicati con decisioni e parole molto controverse.

di Giuseppe Rusconi (14-10-2016)

È stata questa fin qui una settimana di interventi papali che hanno suscitato in ambienti diversi non poche perplessità.

Lui va avanti deciso per la sua strada e la "sua chiesa" lo deve seguire...
Va avanti deciso per la sua strada: chi non è d’accordo, non è obbligato a restare nella “sua” nuova Chiesa…

Domenica 9 ottobre Francesco ha annunciato la creazione di 17 nuovi cardinali, di cui 13 elettori: c’è chi, scoprendo i nomi della lista – il riferimento è a Osoro Sierra (Madrid), De Kesel (Malines-Bruxelles), Cupich, Tobin, Kevin Joseph Farrell – si è chiesto se non si sia trattato di un episodio di lottizzazione effrontée (per citare l’aggettivo utilizzato da un prelato francofono). La scelta del ‘progressista’ De Kesel è stata da molti interpretata come un nuovo, doloroso ‘schiaffo’ al suo predecessore André-Joseph Léonard, già bersaglio polemico di cattolici ‘progressisti’ e bersaglio reale a più riprese di torte in faccia scagliate dalle famigerate Femen, da gruppi gay e da collettivi anarchici. ‘Premiando’ De Kesel, si sono chiesti alcuni, non si è voluto ‘premiare’ anche una Chiesa, come quella belga, da tempo in grave declino? E magari, sciaguratamente, indicarla come esempio da imitare in una Chiesa cattolica ‘rinnovata’? Poi: con le nomine statunitensi, non si è per caso inteso di ribaltare l’orientamento di una Chiesa ancora poco ‘addomesticata’ e che nell’episcopato è maggioritariamente fedele alla dottrina sociale cattolica?

All’inizio della settimana si è anche saputo che, contrariamente ai programmi annunciati e all’invito già fatto, non sarà il cardinale Robert Sarah a inaugurare il 27 ottobre l’anno accademico dell’Istituto Giovanni Paolo II per studi sul matrimonio e sulla famiglia, ma il Papa stesso (di cui è prevista la presenza anche il 22 novembre, per i 35 anni dell’Istituto). C’è chi si è chiesto se non si sia scartato di proposito, con un intervento all’ultimo momento, un porporato che – chiaro nei contenuti e sobrio nelle forme – è fedele alla dottrina sociale della Chiesa in materia.

Giovedì 13 ottobre, nel corso dell’incontro nell’Aula Paolo VI con i partecipanti al ‘pellegrinaggio ecumenico dei luterani’, Francesco – rispondendo alla domanda di una quindicina di Halle sulle pulsioni xenofobe nella ex-Germania dell’est – ha tra l’altro citato “quella contraddizione di chi vuole difendere il cristianesimo in Occidente e dall’altra parte è contro i rifugiati e contro le altre religioni”. Ancora: “La malattia o si può dire anche il peccato che Gesù condanna di più è l’ipocrisia”. Perciò “se mi dico cristiano e faccio queste cose sono un ipocrita”. Qui c’è chi, riconoscendo pienamente che il passo del Vangelo di Matteo (Matteo 25, le Beatitudini) dev’essere una stella polare per ogni cristiano, si è però chiesto se Francesco, ancora una volta, non semplifichi eccessivamente un problema che invece è molto complesso. Non si tratta infatti di accogliere tutti, poiché non è possibile; ma di accogliere bene, cioè dando una possibilità di vita dignitosa a chi si accoglie. A meno naturalmente che non si preferisca de facto ingrassare il racket, accrescendo il numero di schiavi-mendicanti agli angoli delle strade e della manovalanza disponibile per atti criminali.

Commentando le parole del Papa, venerdì mattina il Sismografo paravaticano (per mano del suo direttore Luis Badilla, un cultore eccellente e credibile della Misericordia) gongola e dà sfogo nel contempo al suo livore palesemente anche anti-ungherese con l’invettiva seguente: “Moltissimi politici, e a volte anche qualche ecclesiastico di alto o basso rango, in questi due ultimi anni hanno usato Cristo e il Vangelo, una presunta difesa delle radici cristiane dell’Europa (quelle che le classi governanti non hanno mai voluto sancire nei principi fondativi dell’Unione Europea), per dire “no” a coloro che fuggendo dalle violenze, dalla fame e dai conflitti cercano riparo nel Vecchio continente. E’ pura ipocrisia e null’altro. In questo giochetto si è arrivato anche ad estremi patetici: perseguitare in patria ogni rifugiato che chiede aiuto, e tra loro non pochi cristiani, ma poi propagandare – con l’aiuto della credulità ingenua di alcuni siti cattolici – la creazione di organismi statali per proteggere i cristiani in Medio Oriente. Ma come? Mi strappo le vesti per la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente ma poi, nel mio Paese, inseguo i rifugiati con cani e blindati, dichiaro fuorilegge chi ospita un bisognoso e mobilito l’opinione pubblica per fare approvare referendum fasulli?” (NdR: Luis, fasulli solo per i ‘dottori della legge’, quelli che normalmente Francesco definisce ‘sepolcri imbiancati’…)

Venerdì 14 ottobre si è venuti a sapere (il tutto poi è stato confermato ufficialmente) che l’appartamento papale nella residenza di Castel Gandolfo sarà trasformato in museo – dunque visitabile da tutti – a partire dal 21 ottobre. La stampa è stata invitata all’inaugurazione, prevista per le 10.00 dello stesso giorno e seguita da un “concerto-evento di musica popolare cinese La Bellezza ci unisce” (da notare la captatio benevolentiae verso la Cina). Bello poter visitare l’appartamento papale… ma c’è chi si chiede se – prescindendo da ogni considerazione storica – fosse proprio indispensabile una decisione (populistica?) che de facto renderà difficile al successore ripristinare eventualmente l’appartamento (vi immaginate la levata di scudi che ne seguirebbe contro il ritorno del ‘trionfalismo’ nella Chiesa?). C’è chi si spinge anche più in là e incomincia a dubitare del destino prefigurato per l’appartamento papale nei Sacri Palazzi vaticani. E se al prossimo Papa non dovesse restare come unica residenza che quella di Casa Santa Marta?

(fonte: rossoporpora.org)


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