L’uomo come vitello d’oro

I vizi per mezzo dei quali i preti mettono se stessi al posto di Dio sono: il clericalismo, l’autoritarismo, l’autoreferenzialità.

Oggi affrontiamo la cronaca in occasione dell’apertura del Convegno Diocesano di Roma, da parte del santo Padre Francesco, suo Vescovo, vedi qui il testo ufficiale. Voi direte: ma anche qui c’avete da ridire? No! Non stiamo qui a fare le pulci al Papa, del nostro tempo — che non ci appartiene — dovremo rendere conto a Dio, così come dovremo renderGli conto laddove mettessimo il silenziatore agli errori del Papa specialmente in campo pastorale, perché in questo caso riguarda tutti ed ognuno di noi. Diceva giustamente il cardinale Muller qualche mese fa: «il Papa non deve essere adulato, ma aiutato».

L’aiuto principale, a riguardo di questa cronaca, ci piace dirlo con condivisione, proviene dall’Isola di Patmos (vedi qui) del cui appello prendiamo e facciamo nostri anche gli auspici finali: “… a difendere il Santo Padre Francesco ci saremo noi figli devoti, quelli che lui si è dilettato a prendere più volte a sberle per compiacere il mondo degli ultra-laicisti plaudenti e dei modernisti ruffiani che hanno ormai invaso i sacri palazzi. (…)  posto che io spero e prego di avere torto, augurandomi di non vedere mai il mio Sommo Pontefice preso a fischi dai cattolici. (…) Pregate quindi con me affinché io abbia torto, totalmente torto; affinché domani, per questa parole scritte oggi, debba fare ammenda e chiederne pubblicamente perdono”.

Che cosa è successo? Un primo aspetto della cronaca è stato affrontato dall’Isola di Patmos, quindi non ci ripeteremo, ricordiamo solo che si tratta di una affermazione, preoccupante, del Papa detta a braccio e che, a scanso di equivoci, la correzione come sempre da parte di padre Lombardi, sembra essere peggiore dell’errore. Il Papa ha detto: “per questo una grande maggioranza dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli”, come si sente bene dalla diretta video. La Sala Stampa Vaticana ha subito corretto il testo, approvato dal Papa con: “per questo una parte dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli“, togliendo semplicemente quel “grande maggioranza”, e qui chiudiamo.

Papa-FrancescoOra invece vogliamo affrontare, seppur brevemente, un’altro aspetto delle parole espresse a braccio dal Papa, e che ci hanno lasciato un tantino perplessi.

Alla seconda domanda con risposta a braccio, sulla questione della rigidità o del lassismo dottrinali, per i quali il Papa risponde che entrambi non sono la verità, Papa Francesco spara il suo esempio personale raccontando di un prete che, nello stato di peccato mortale, è stato trattato con carità dal suo predecessore di Buenos Aires: è stato mandato a casa a riflettere sul suo stato, per dargli tempo di comprendere e pentirsi (vedi qui). E fin qui tutto bene, giusto, nulla da eccepire.

Il problema sono le domande susseguite sollevate dal Pontefice stesso: “Ma, Padre, quel prete ha vissuto, e ha celebrato la Messa, in peccato mortale in quei quindici giorni, così dice la morale, e Lei cosa dice?”. Cosa è meglio? Cosa è stato meglio? Che il vescovo abbia avuto quella generosità di dargli quindici giorni per ripensarci, con il rischio di celebrare la Messa in peccato mortale, è meglio questo o l’altro, la morale rigida?”.

No! Santo cielo, su queste soluzioni non possiamo essere mai d’accordo! In queste domande-risposte emerge, da parte del Papa, una profonda lacuna — tipicamente gesuitica e rahneriana — sull’identità del Cristo-Dio ed eterno Sacerdote, ma non sacerdote come i preti, di più, l’unico.

Come sarebbe a dire: “Cosa è stato meglio”? Tu sai che un prete vive in peccato mortale e lo mandi a casa senza impedirgli di celebrare Messa e magari anche confessare? È vero che i Sacramenti sono validi anche quando un sacerdote non vivesse in stato di grazia, ma se tu conosci lo stato di peccato di un prete, la prima cosa che devi prevenire È LA PROFANAZIONE DEL SACRAMENTO, la profanazione dell’Eucaristia. La domanda “Cosa è stato meglio” non doveva affatto essere suscitata perché se il vescovo ha fatto bene ad aiutare quel prete, a rimandarlo a casa per permettergli di riflettere, proprio l’allontanamento dai Sacramenti sarebbe stata, invece, quella vera penitenza che gli avrebbe permesso meglio di comprendere il suo stato, e dunque di frenare anche la profanazione che già commetteva da tempo.

Ciò che emerge è purtroppo il rahnerismo che pone l’uomo al di sopra di Dio. Ecco perché in questo dialogo di domande e risposte non emerge mai IL PECCATO CONTRO DIO, la profanazione dei Sacramenti, il rapporto peccaminoso dell’uomo nei confronti di Dio. Se quel prete viveva in peccato mortale e tu, vescovo, ne sei venuto a conoscenza, non ti si chiede certo di lapidare il prete ma, santo cielo! nel momento in cui lo rimandi a casa per meditare, devi dirgli di astenersi — proprio per il suo bene — di celebrare Messa in quello stato! Non è una questione morale, come la si intenderebbe definire, ma è proprio etica professionale, etica sacerdotale.

È sbagliato aiutare un sacerdote in questo modo! Gesù-Ostia Santa è al di sopra dell’uomo, di ogni uomo ed anzi, è proprio grazie alla penitenza di una sospensione del suo ufficio sacerdotale, che potrà aiutare il prete coinvolto a comprendere il danno che faceva prima a Dio e poi a se stesso.

KARL-RAHNERRahner infatti ha capovolto le priorità: prima l’uomo, poi — forse — Dio. E tutta la Chiesa nella sua pastorale è su questa falsa dottrina antropologica: siccome Dio incarnandosi si è fatto uomo, uno di noi, e si è umiliato per noi, l’uomo è così divinizzato ben prima della sua crocifissione-morte e risurrezione, è messo alla pari di Cristo-Uomo, e in certi casi superiore come lo sarebbe il povero, il peccatore, il carcerato, l’esiliato, ecc

Sembra di sentire Rahner in quel suo discorso sul sacerdote nella prima Messa, quando dice: “Noi sappiamo di portare il tesoro di Dio in vasi di argilla; sappiamo che la nostra ombra offusca continuamente la divina luce che dobbiamo portarvi. Siate misericordiosi verso di noi, non giudicate, abbiate pietà della debolezza sulla quale Dio ha posato il fardello troppo pesante della sua grazia…”. Ma qui si è andati oltre.

Tutti siamo peccatori, conosciamo questo ritornello e il tam-tam del non giudicate, ma qui c’è la giustificazione allo stato di peccatori e a rimanere peccatori o dove, comunque, il senso del peccato viene ridotto ad un fatto accidentale, a un difetto insormontabile, ad una costante e attraverso la quale si può tranquillamente occuparsi delle “cose di Dio” come è la Messa o i Sacramenti. L’orrore di queste giustificazioni è occulto, non si vede subito, ma se ne scorgono gli effetti quando oramai è troppo tardi.

Secondo l’autore americano McCarthy, Rahner cominciò letteralmente a disprezzare la “Chiesa di sempre” e la “fede di sempre”. Non credette più alla Rivelazione del Dio che si abbassa fino alla sua creatura prediletta, l’uomo. Considerò la “vecchia fede” del tutto inadeguata all’uomo moderno e si mise all’opera per “conformare” la teologia cattolica alla modernità. Rahner, in pratica, non cercò più — come invece dovrebbe fare ogni cattolico, specialmente un sacerdote — di convertire l’uomo a Dio, ma di adattare Dio all’uomo.

Il gesuita tedesco ha ingannato moltissimi episcopati occidentali e latino-americani — ha spiegato padre Cornelio Fabro nel suo celeberrimo La svolta antropologica di Karl Rahner (1974) –, cercando di far combaciare, in modo molto contorto, la teologia dell’Aquinate con l’idealismo di Heidegger e l’immanentismo di Kant, riducendo il messaggio evangelico a mero «orizzontalisimo antropologico». Da tutto ciò, deriva che non esiste il peccato verticale — contro Dio — ma solamente quello orizzontale, cioè contro l’uomo, il vitello d’oro dei novatores.

Oggi, purtroppo, il rahnerismo non solo ha occupato numerose cattedre episcopali, ma è arrivato fino ai massimi livelli della Gerarchia.

2 pensieri riguardo “L’uomo come vitello d’oro

  1. Se questo papa è compos mentis non si può certo attribuire la colpa delle “bergoglionate” che pronuncia a getto continuo – vera stampante laser – a Rahner ma a lui stesso!

    Su quel che ha detto e fatto padre Lombardi, sono sempre più basita. Qui preferisco chiudere coi commenti su di lui per non eccedere nell’aggettivazione…

    Quanto ai cattolici e alla loro reazione, dubito che arriverebbero a comportarsi come paventa don Levi, ossia a fischiare il papa. Per farlo dovrebbero avere ancora in cuore tanta passione per la Santa Chiesa, passione che invece (sempre fatte salve le eccezioni) ha fatto le valigie da molti e molti anni, almeno CINQUANTA.

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  2. Sembra che all’ultima riunione dell’accademia degli scrittori sud americani “Gli Sproloqui di Santa Marta” sia stato proposto come una delle 5 migliori opere letterarie di tutti i tempi nel genere horror/fantastico: finalmente un Papa a cui il Mondo concede il giusto tributo!

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