Chi non è d’accordo col “Papa-re”, se ne vada sul Monte!

Chi non fosse in accordo con questa “nuova chiesa”, preferendo la Chiesa di sempre, si ritiri sul Monte.

Siamo alla resa dei conti? Punto di domanda obbligatorio perché davanti a tanti quesiti imposti da questo strano pontificato, le domande fioccano e le risposte sono poche o nulle. Andiamo avanti a tentoni, come i vigili del fuoco quando avanzano in mezzo al fumo di un grande incendio, oppure trovate voi il paragone più adatto, qui ci limitiamo alla cronaca di Papa Francesco, e vi assicuriamo che è già abbastanza difficile capirci qualcosa.

Neppure tra i cardinali, neppure tra i teologi, da nessuno nella Chiesa riusciamo più a trovare una parola unanime. Prendiamo un esempio che è poi quello che riguarda l’editoriale di oggi: le omelie a santa Marta di Papa Francesco. Tra gli stessi cardinali e teologi c’è chi afferma che non sono magistero papale, mentre a smentire è lo stesso Pontefice che in una delle sue solite interviste, alla domanda quale fosse il suo magistero, egli rispose con queste parole: «Guardi, ho scritto un’enciclica, a quattro mani, e un’esortazione apostolica. Faccio continuamente dichiarazioni e pronuncio omelie, e questo è magistero. Quello che c’è lì è ciò che io penso, e non quello che i media dicono che io penso. Vada lì e lo troverà, ed è ben chiaro; l’Evangelii gaudium è molto chiara» (vedi qui).

Confessiamo che neppure noi possiamo dare torto al Papa: su quale base canonica, cardinali e teologi, avanzano affermare che ciò che dice il Papa nelle omelie, anche del mattino, o le fatidiche interviste (dichiarazioni) non rientrerebbe nel suo magistero papale? Se il Papa stesso afferma che l’EG è molto chiara, come lo sarebbe persino l’Amoris laetitia, allora è chiaro che tutte le interpretazione avanzate da cardinali e teologi, per far rientrare questi testi nella comprensione — Catechismo e dottrina della Chiesa — non valgono a nulla perché è “molto chiara”, è il Papa che vuole che la si legga così. La sua non è una riforma della Chiesa, ma una vera rivoluzione, con tutto ciò che questo comporta.

Chi non fosse d’accordo, può sempre ritirarsi sul Monte, come ha fatto Benedetto XVI.

L’altro giorno il cardinale Gerhard L. Müller spiegava che alcune affermazioni espresse dal teologo di fiducia del Papa, sono eretiche (vedi qui). Magister spiega: “È l’arcivescovo Víctor Manuel Fernández, rettore della Universidad Católica Argentina di Buenos Aires e confidente di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, nonché, effettivamente, suo teologo di fiducia e principale estensore dei suoi maggiori documenti, dall’Evangelii gaudium all’Amoris laetitia, quest’ultimo addirittura saccheggiando brani di articoli scritti dallo stesso Fernández dieci anni fa”.

Nelle Messe mattutine di Casa Santa Marta, l’omelia pare conti più della Consacrazione…

Dal canto suo, Papa Francesco (giovedì 9 giugno), possiamo pensarlo, dava dell’eretico — forse — proprio a Müller (e anche a chi, come noi, si attiene a quello che dice la dottrina e il Vangelo), ecco cosa ha detto: «Non è cattolico “o questo, o niente”: quello non è cattolico. Quello è eretico. Gesù sempre sa camminare con noi, ci dà l’ideale, ci accompagna verso l’ideale, ci libera da questo ingabbiamento della rigidità della legge e ci dice: “Ma, fate fino al punto che potete fare”. E lui ci capisce bene. È questo il nostro Signore, è questo quello che insegna a noi» (vedi qui).

Siamo senza parole! È evidente che questo Fernández (ma noi ci leggiamo soprattutto la dottrina di Rahner, vedi qui) che tanto soggioga il pensiero di Bergoglio, tiene sotto banco un vangelo apocrifo a noi sconosciuto perché, diciamocelo onestamente, Gesù non ci dà affatto degli “ideali”, non “ci accompagna verso l’ideale” e la Croce, verso la quale Cristo ci accompagna, non è un’ideale; l’idealismo è una corrente protestante, ed oggi è rahneriana; mai, nei vangeli, si parla di ideali. Gesù non “cammina con noi” ma soprattutto ci precede; Gesù non ha mai detto: “fate fino al punto che potete fare”. E lui ci capisce bene…”, ma ha detto: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.  Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,16).

L’ingabbiamento è proprio il non credere e il non fare ciò che Gesù ha detto di fare. È ovvio che poi, coloro che non ce la faranno, non saranno giudicati in base alle cadute, ma in base al rifiuto della conversione, alla negazione (peccato contro lo Spirito Santo), ma questo la Chiesa lo ha sempre insegnato. Mai la Chiesa ha insegnato, come lo intende il Papa: “o questo, o niente”, e cosa vuol dire quel “niente”? Più che assonanza con il Vangelo troviamo, in queste parole del Papa, concordanza con il pensiero di un fiero ateo, Dario Fo: «In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto non mi interessa…» (vedi qui), e di crepe questo magistero ne sta aprendo molte. Peccato solo che, ciò che si presume definire “opinione” a riguardo di ciò che il Vangelo insegnando vuole che sia applicato, addirittura lo impone, non è opinione e non è un’ideale.

L’ingabbiamento è proprio la disobbedienza ai dieci Comandamenti: «Sali verso di me sul monte e rimani lassù: io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli» (Es.24,12), Gesù poi chiarirà che non è venuto a togliere ma a portare a compimento la legge che è Lui stesso con la sua dottrina: «Perciò amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro fino…» (Sal 118,127), il compimento è l’amore, amare i comandamenti, leggerli non come ingabbiamento, ma come liberazione dal peccato: «Ricordati della tua fine e smetti di odiare, ricordati della corruzione e della morte e resta fedele ai comandamenti…» (Sir.28,6); «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti» (Mt 19,17); «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.» (Gv 15,10); «Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene;  ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori.  Poiché chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto;  infatti colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere…» (Gc 2,8-11); «Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù…» (Ap 14,12)

Nel Getsemani, Gesù non ci ha proposto un ideale, ma ci mostrato -- e dimostrato -- lobbedienza a Dio Padre senza se e senza ma.
Nel Getsemani, Gesù non ci ha proposto un “nobile ideale”, ma ci ha mostrato — e dimostrato — l’Obbedienza a Dio Padre. Punto e basta.

Infine, è proprio l’esempio di Gesù, nella sua obbedienza al Padre senza sconti, che ci viene insegnato che l’obbedienza paga bene, mentre la rilassatezza, il compromesso, il disfattismo verso l’osservanza dei comandamenti, non paga, e se paga, paga male…

“O questo, o niente” non è cattolico se non si spiega cosa si vuol intendere con i due assolutismi, ma questo il Papa non lo dice, non gli interessa o da per scontato che si sappia, gli basta mettere in forse l’insegnamento pre-conciliare, aprire crepe e suscitare indignazione, aprire le teste… chi non fosse d’accordo con quanto dice, può sempre “ritirarsi” da qualche parte.

Gesù, per esempio, non è vero che ha insegnato dicendo: “fate fino al punto che potete fare…”. Chiariamo subito che tutto ciò che Gesù ha detto e ha fatto, lo ha fatto per noi e perciò anche noi, seguendolo, possiamo farcela, Gesù non ci chiede l’impossibile ed è chiaro: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui» (Gv 3, 36). L’insegnamento del Cristo vuole proprio evitarci la condanna finale e nei vangeli riscontriamo diversi episodi che ci dicono come stanno le cose. «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.» (Mt 5, 48); «E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.» (Gc 1, 4).

Un esempio è quello sull’Eucaristia in Giovanni, nel capitolo sesto. Alla fine del discorso Pietro fa notare a Gesù che il suo linguaggio è duro e molti discepoli lo stavano abbandonando per questo. La risposta di Gesù è immediata ma non dice: “corri Pietro, fermali, hanno capito male, ora ci mettiamo d’accordo, oppure dì loro che facciano fino a dove possono fare o capire…”. La risposta di Gesù è una sferzata: «Forse anche voi volete andarvene?» (Gv 6, 67), la risposta di Pietro, è ovvio, è ispirata, è il primo Atto di Fede che Pietro pronuncia senza sapere neppure cosa stesse dicendo, ma lo sente come cosa vera e lo dice, ci crede, non si pone il problema di come farà a metterlo in pratica. Gesù apprezza ma non risponde alle parole di Pietro, annuncia piuttosto il traditore.

Un’altro episodio è quello del notabile, il giovane ricco, il quale sente che il Signore Gesù gli sta offrendo dell’altro e, senza dubbio in buona fede, gli rivolge la fatidica domanda: cosa fare per avere la vita eterna? Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi».  Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco. Quando Gesù lo vide, disse: «Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «Allora chi potrà essere salvato?».  Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (Lc 18, 18-27).

Ed ecco che l’esempio, la testimonianza più chiara Gesù ce l’ha data nel Getsemani. Ognuno deve fare il suo proprio Getsemani, non è un optional, non è qualcosa di facoltativo e la Chiesa è stata fondata principalmente per aiutare l’uomo a “passare questa ora” attraverso, appunto, il supporto dei Sacramenti. Certo che Gesù conosce le nostre debolezze e sa bene che non tutti riusciremo a fare “quel” Getsemani, ma infatti non è questo che ci chiede, non dobbiamo fare “il suo”, ma il nostro Getsemani, ognuno il proprio, attraverso quella “porta stretta” che nessuno può allargare o sfondare. Pensiamo per un attimo ai martiri cristiani di oggi. Se magari qualcuno avesse detto loro: “fate fino al punto che potete fare…”, forse sarebbero ancora vivi, ma è questo davvero essere cristiani oggi? Gesù non avrebbe forse potuto salvarci senza patire il suo Getsemani? Gesù non era un super-eroe! O peggio, non è il super-uomo di Nietzsche.

«..fate fino al punto che potete fare’. E lui ci capisce bene. È questo il nostro Signore, è questo quello che insegna a noi» viene a mente l’omicida, il pedofilo, il ladro abituale, l’adultera, insomma ai recidivi. I famosi “guai a voi” di Gesù agli ipocriti, agli imbroglioni che ingannano il popolo; un Gesù che invita (metaforicamente) a tagliarsi un arto o accecarsi pur di non scandalizzare un fanciullo, i piccoli… Gesù con chi conviveva con il peccato o lo giustificava, ci andava giù pesante! E come la mettiamo con San Paolo il quale ha ricevuto l’insegnamento direttamente dal Cristo, laddove dice chiaramente: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio…» (1Cor 6,9-10). E ai recidivi, a coloro che abbandonano la giusta battaglia, San Paolo ha parole di fuoco: «Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento» (Rm 1,24-27).

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?…» (Lc 9,23-25), Gesù chiede al suo discepolo d’impegnare tutto se stesso nel seguirlo, rinunciando ai suoi “presunti diritti”, rinunciando a scorciatoie e ai compromessi perché è Lui stesso che si è messo a servizio della nostra debolezza, ecco perché noi possiamo farcela, ma dobbiamo prenderla questa croce e non camuffarla, alleggerirla, tagliarla. Ricordiamo cosa dice la Madre ai servi alle nozze di Cana: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,1-11).

Gesù ci insegna che possiamo sconfiggere il nostro peccare, possiamo farcela, ma c’è un prezzo da pagare per avere la vittoria (vedi qui), un prezzo che Lui ha pagato per noi, proprio per darci modo di vincere, Lui ci precede prima sul Calvario, poi sulla strada di Emmaus, in Galilea e per le vie del mondo. Chi vuole avere parte nella risurrezione del Cristo e godere della Sua Vita eterna, deve salire sulla propria croce e accettarla come fece anche il Buon Ladrone… Sulla croce accanto a Gesù, le situazioni con le quali ognuno di noi deve confrontarsi, sono due, e dobbiamo scegliere abbandonando il peccato, e non è un’ideale. È questo che insegna Gesù: che solo con Lui possiamo sconfiggere il peccato. Diceva Santa Caterina da Siena: chi non ha battaglia non ha vittoria e il cavaliere può provare il suo valore solo sul campo della battaglia. Altri Santi insegnano: meglio morire che commettere un solo peccato.

Rahner, leresiarca del III millennio.
Rahner, l’eresiarca del III millennio.

Non crediamo affatto che Sant’Ignazio di Loyola possa essere d’accordo con la rassegnazione espressa, in queste parole, dal suo figlio spirituale e che dimostra esprimere, purtroppo, più un pensiero rahneriano che non ignaziano. Nell’ultima intervista ufficiale, 8 settembre 1988, il cardinale Siri faceva una specie di appello ai gesuiti: “Rahner ha rovinato tutto e non capisco come mai i gesuiti l’abbiano sopportato fino all’ultimo. Chi di voi gesuiti se ne vuole andare se ne vada, ma chi resta deve essere come sant’Ignazio” (vedi qui).

Concludiamo con il saggio insegnamento di un grande Santo del XX secolo: «Sarebbe un errore pensare che, dal momento che gli uomini hanno acquisito maggior consapevolezza dei legami di solidarietà che li uniscono, si debba modificare la costituzione della Chiesa, per farla procedere con i tempi. I tempi non sono degli uomini, neppure degli uomini di Chiesa; i tempi sono di Dio, che è il Signore della storia. E la Chiesa può dare la salvezza alle anime soltanto se rimane fedele a Cristo nella sua costituzione, nei suoi dogmi, nella sua morale» (San Josemaria Escrivà, La Chiesa nostra Madre).

5 pensieri riguardo “Chi non è d’accordo col “Papa-re”, se ne vada sul Monte!

  1. Questo papa è profondamente in confusione di dottrina e di termini.
    Spariglia le carte con una disinvoltura da lasciare di stucco e senza parole.
    Ascoltando tuttavia la registrazione della sua predica del 9 scorso ci si rende conto di una cosa allarmante: che lui quasi certamente si identifica coi profeti di cui parla, quelli che vengono ammazzati dal popolo ‘perché portano l’aria nuova’!
    Oltre al danno anche la beffa: staremmo stigmatizzando un uomo che, poveretto, è un profeta e noi non ce ne rendiamo neppure conto!
    Siamo al surreale, oltre che a Babilonia…
    Qualcuno intervenga prestissimo.

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  2. Anche io lo ho notato, quanto spiega la Marisa e ne esco fuori confuso. Dopo aver letto questo articolo, sono andato al video originale e sono rimasto sconcertato. Papa Francesco si assimila ai profeti, si sente profeta ucciso in casa propria perchè nessuno lo ascolta e pretenderebbe così non soltanto di essere ascoltato, ma che gli ospiti alla messa, vescovi, preti e cardinali, facciano la chiesa come la sta dipingendo lui. Chi non fa la chiesa che vuole Bergoglio, è uno che uccide il profeta mandato da Dio. Per questo, in queste omelie mattutine dove non è Gesù sacramentato il protagonista, ma l’omelia del papa, si assiste a un attacco continuo, con nuove interpretazioni delle scritture, a coloro che nella chiesa non fanno la chiesa che lui vuole. Siamo al surreale davvero!

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  3. Carissima Marina,
    come ci tocca ogni giorno toccare con mano, il ‘volemose bene’ del Papa-Sorrisiemisericordiaacostozero purtroppo è solo il salvaschermo.
    Dietro (ahinoi) c’è dell’altro…

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