Vaticanate post-sinodali, i “brutti addormentati” nel mondo post-cristiano

Il Verbo di Dio si fece carne. In Vaticano, le chiacchiere dei clericali, e dei loro “testimonial”, non possono che essere diventate 200 pagine di carta.

Ci sono due punti che lasciano basiti, a riguardo della presentazione dell’esortazione apostolica per l’8 aprile. Scrive Radio Vaticana – leggi qui -: “Alla presentazione interverranno il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, e i coniugi Francesco Miano e Giuseppina De Simone, lui docente di Filosofia Morale presso l’Università romana di Tor Vergata, lei docente di Filosofia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli…”.

Pazienza per Baldisseri perché, in qualità di segretario generale del sinodo, ci sta pure, ma Schönborn che c’azzecca alla presentazione: chi rappresenta?

Vista la battaglia che c’è fra il magistero mediatico dei bergogliani e l’autentico magistero papale che rischia sempre di soccombere durante le interpretazioni pubbliche di questi testi o parole, non era meglio far parlare fin dalla presentazione il Prefetto per la CdF o anche il segretario o persino l’usciere della congregazione? Schönborn non rappresenta forse se stesso?

E veniamo ai coniugi perfetti. Se la mediaticità ci presenta, con la pubblicità, il prodotto di una famiglia perfetta, alla mulino bianco, da sogno e per non parlare della pubblicità delle macchine per famiglie perfettamente omologate a non più di due figli, non siamo da meno negli sponsor usati dal Vaticano, solo che qui parliamo di famiglie vere.

Non è la prima volta, anzi oseremo far notare che il Vaticano (e vi preghiamo non diciamo “la Chiesa”) continua a presentare in questo genere di incontri, per i laici, persone “perfette”, sembrano quasi uscite dalle campane di vetro, a cui non manca nulla: hanno studiato per la serie dei “i più secchioni”, gente che crescendo non si è mai contagiata con la plebaglia adolescenziale, anzi, magari rappresentavano pure la casistica della perfezione. Insomma carriere assicurate!

E non solo carriere universitarie e poi specialistiche, ma anche nella vita, nei rapporti: il lui perfetto trova moglie perfetta, la lei perfetta trova il marito perfetto, tutto in perfetta sintonia, tutti d’amore e d’accordo, doppi stipendi… e che stipendi, leggi qui: “lui docente di Filosofia Morale presso l’Università romana di Tor Vergata, lei docente di Filosofia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli…”, tutto perfetto, non so se ci spieghiamo.

Chiarito il fatto che – in quanto persone – ci togliamo tanto di cappello davanti a questi due coniugi, lui ex presidente dell’AC, ottimi conferenzieri a riguardo delle dispute sull’etica e la morale del nostro tempo, ciò che non va è però che tu – Vaticano – non puoi portarmi come testimonial questo popò di perfezione, tu devi portarmi I POVERI, quelle famiglie e quei coniugi di cui Papa Francesco ha detto di recente:

«Ma, mentre ci prendiamo cura delle ferite di quanti richiedono l’accertamento della verità sul loro matrimonio fallito, guardiamo con ammirazione a coloro che, anche in condizioni difficili, rimangono fedeli al vincolo sacramentale. Questi testimoni della fedeltà matrimoniale vanno incoraggiati e additati come esempi da imitare. Tante donne e uomini sopportano cose pesanti, grosse per non distruggere la famiglia, per essere fedeli nella salute e nella malattia, nelle difficoltà e nella vita tranquilla: è la fedeltà» (12 marzo 2016).

Eccoli i veri POVERI di cui parla il Vangelo. A che serve guardali con ammirazione, se la loro testimonianza evangelica non viene preferita ad una banale presentazione pubblicitaria con tanto di testimonial? Santità, questa è una presa per i fondelli!

Alcuni potrebbero far osservare che qui si tratta di un incontro per esperti.  Ma davvero? ma proprio loro “coloro che, anche in condizioni difficili, rimangono fedeli al vincolo sacramentale… testimoni della fedeltà matrimoniale che vanno incoraggiati e additati come esempi da imitare….”, proprio loro non sono forse i più esperti per esprimere la bellezza della dottrina cattolica sul Sacramento e sul valore del Matrimonio?

Eccoli i veri poveri: magari molti con un solo stipendio, nessun professorone in famiglia, nessun ex presidente di questi movimenti e associazioni… marito e moglie alle prese con l’affitto da pagare ma che non rinunciano alla Messa della domenica non per “abitudine” o perché sono “praticanti”, magari più semplicemente perché sanno che da questa Messa dipenderà l’esito della settimana che viene. Non staremo qui a fare la sfilza di esempi, forse basterebbe guardarci attorno per vedere tante di queste autentiche Famiglie cattoliche, veri testimoni della fedeltà matrimoniale che andrebbero incoraggiate dal Vaticano e ” additati come esempi da imitare….”  eppure ai sinodi, a questi incontri pseudo, pseudo…. pseudo…. no davvero, non troviamo parole, suggeriteci voi: che incontri sono, questi, atti ad interpretare le parole o i pensieri di un pontefice, quando non ci portano, come testimoni coloro che:

… anche in condizioni difficili, rimangono fedeli al vincolo sacramentale…” ?

Far presentare da subito, l’esortazione da un addetto alla CdF e da due coniugi che, non legati alla macchina degli ambienti ecclesiastici (non fateci parlare di mafia e di ambizioni carrieristiche o di nepotismi et simonia varie, ci siamo sempre chiesti, infatti, con quale criterio vengono scelti i testimonial e di una cosa siamo certi, i criteri non sono quelli evangelici e neppure quelli pastorali di Paolo), in condizioni davvero difficili e senza alcun sostegno della propria diocesi e del proprio vescovo (perché anche questo va detto, ma si tace) ma fieramente cattolici e più che praticanti, avrebbe tolto immediatamente ogni dubbio sull’interpretazione del testo stesso.

Ma ci viene allora un dubbio assai legittimo: la Santa Sede e la sua eco mediatica, ci tengono davvero a chiarire cosa dice il Papa, sanno davvero cosa dice il Papa? O forse anche a loro piace l’ambiguità perché in fondo terrebbe accesa la fiammella dell’interesse mediatico, e non importa ai danni che questo procurerà, l’importante è che se ne parli, magari anche male, ma che se ne parli!

Cara Santa Sede, le Famiglie che ci rappresentano non sono quelle che vi ostinate a presentare e a portare nei sinodi e in questa specie di cartoon di “l’ammmmore è….” molto in voga negli anni ’70-’80, i cartoni animati sono appunto delle finzioni, il lieto fine di due innamorati non è affatto quello hollywoodiano, piuttosto è quello in cui Gesù ci avverte: “Ad ogni giorno basta la sua pena”. Il Papa vi ha detto quali famiglie vanno additate come esempi da imitare, questi sono i veri poveri che voi non servite affatto e che sono, in fondo, anche  la sintesi VIVENTE di ogni disputa sull’argomento.

Ammesso e non concesso che lo stesso Vescovo di Roma, come a molti pare, sostenga questo tipo di pseudo-pastorale marketing. Oremus!

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