Tre anni di “bergoglionate”

I papolatri bergogliosi festeggiano tre anni di “bergoglionate”.

Non volevamo, davvero non volevamo, ma quando ti tirano per i capelli a letture esasperanti, e giacché parlano di “noi” delle membra della Chiesa se non della Chiesa stessa quale “oggetto” da modificare e non quale “soggetto” che, come professiamo nel Credo, santifica chi l’accoglie e chi la segue, è ovvio allora che dobbiamo rispondere a certe provocazioni.

I Media fanno a gara per evocare, rievocare, tre anni di questo pontificato e, furbescamente Radio Vaticana cerca di fare un articolo atto a sottolineare proprio le tante anomalie che abbiamo riscontrato attraverso i molti articoli che vi abbiamo offerto. Infatti Radio Vaticana – vedi qui – pone l’accento ad una giusta condanna di certa papolatria la quale, scrive “è contro Francesco”, ma allora quando parliamo di papolatria in atto avevamo ragione noi a lanciare l’allarme, ma non pochi bergogliosi o bergogliani ci accusavano di falsità, i vari Media presunti cattolici o vaticanisti di sinistra dicevano che non esisteva affatto una papolatria, ma se non esiste o non esisteva perché Radio Vaticana la impone come allarme nell’articolo?

L’articolo in questione riporta le parole di tale Burini di TV2000 che denuncia: “Stiamo attenti perciò a fare il monumento a Bergoglio anzitempo. Sia perché sappiamo che fine fanno i monumenti nelle piazze, sia perché sarebbe particolarmente controproducente, specie in ambito mediatico, rispetto a un Pontefice che sta portando avanti un ministero ‘centrifugo’ , di ‘uscita’, che condanna l’autoreferenzialità”.

Parole giustissime che vanno però a cozzare con quella papolatria mediatica tipica anche di TV2000 che non perde occasione per innalzare monumenti a Bergoglio in ogni piazza “mediatica”, insomma ci vuole solo onestà mentale per capire che la TV presunta-cattolica contraddice se stessa e si prospetta con una sorta di autoreferenzialità inaudita dove non c’è spazio per il contraddittorio (se per contraddittorio ci si azzarda a criticare le scelte di questo Papa), e dove la più penalizzata ne esce come sempre la DOTTRINA della Chiesa, l’unica che dovrebbe mantenere non l’auto, ma la “referenzialità” giacché non le viene dagli uomini ma da Dio.

Insomma siamo all’ennesimo: “me la canto e me la suono”, tipico di una autoreferenzialità tipica di questi tempi strani dove – nel mentre si predica misericordia, accoglienza, tolleranza, dialogo, e quant’altro – tutto ciò, da tre anni a questa parte, è semplicemente e vistosamente negato a quanti si azzardassero a criticare alcune scelte di questo pontificato, o comunque anche solo a discuterle, rischiando sovente un linciaggio mediatico e, soprattutto, la chiusura di questi spazi mediatici alle loro critiche.

_0015 tre anni di Bergoglio immagine articoloVenendo al sodo: tre anni di questo pontificato, cosa abbiamo da festeggiare? È questo che non si comprende, o se preferite, che non comprendiamo.

Se è dai frutti che “li riconosciamo” qualcuno, di grazia, ci può indicare i frutti di questi tre anni? Grazie. Sentiamo e leggiamo spesso di lodi e onori, ma nessuno che sa dirci per cosa, al contrario purtroppo, i tanti elogi di questo pontificato, ruotano attorno a molte eresie pronunciate dai parroci che hanno fatto delle proprie parrocchie il loro quartier generale di potere, superando persino il Papa stesso nelle intenzioni. O meglio, il Papa Francesco getta l’idea con le sue frasi ambigue e certi parroci le traducono direttamente in eresia.

Qualche esempio? La comunione ai divorziati risposati “non è possibile” così si è espresso El Papa, ma poiché una volta la dice chiara e un’altra volta la dice in modo ambiguo, i Media lo interpretano a proprio vantaggio, El Papa li lascia fare e i parroci lo mettono in pratica nella versione eretica. Così come è a riguardo della famiglia, si possono provare molti interventi anche vocali del Papa in cui difende la famiglia biblicamente e naturalmente intesa tra un uomo e una donna, ma poi il suo non agire contro il peccato che sta distruggendo la Famiglia – o l’abbracciare con affetto e compiacimento coppie omosessuali conviventi – fa dire ai Media sinistroidi che il Papa abbraccia anche le nuove famiglie (ma sappiamo che non è vero), e così i parroci mettono in pratica cose che il Papa non ha mai detto, ma che il suo tacere, a talvolta i suoi gesti plateali, fa pensare ad un compromesso, ad una tacita approvazione.

E avanti così perché di prove ce ne sono molte. Il problema di questi tre anni di Pontificato sta nell’ambiguità e nella confusione che hanno avvolto la Chiesa all’interno di una spirale di autodemolizione, come aveva profetizzato lo stesso Paolo VI di cui Francesco si sente mentore, di cui questo Papa è, purtroppo, l’artefice e il responsabile principale e non perché lui sia un eretico, ma perché non chiarisce, perché da buon gesuita che si rispetti egli ama l’ambiguità perché laddove la confusione cresce e si alimenta, Bergoglio lo ritiene terreno fertile di e per  “nuove sfide”.

Lo ripetiamo: tre anni di questo pontificato, cosa c’è da festeggiare?

Riusciamo a trovare gente cattolica onesta, giornalisti onesti, preti e vescovi onesti, capaci di farci un elenco di questi famosi frutti per cui festeggiare qualcosa di così importante? Con queste domande provocatorie non intendiamo affatto demolire questo pontificato per il quale, invece, è assai difficile e troppo presto poter trarne dei frutti. I bilanci e i festeggiamenti, per la verità, non appartengono neppure al cristianesimo, o all’ecclesiologia o persino al papato, ma sono una moneta mediatica del nostro secolo, sono un bilancio mediatico, sono una misura orizzontale mondana di cui potremo fare benissimo a meno, anzi, non dovremo affatto rincorrere questi bilanci.

Questi tre anni, e va detto con tutta onestà, sono stati anni drammatici per molti cattolici che ancora non sanno che fine faranno o perché sono stati “commissariati” da Papa Francesco senza alcuna vera motivazione eretica o di scandalo al mondo – vedi qui la prima parte e la seconda partee vedi anche qui – e non sanno ancora perché sono stati additati come dei mostri.

In questi tre anni i frutti che emergono sono un Ravasi che canonizza la massoneria con il silenzio (tacito consenso?) del Papa – vedi qui -. Abbiamo il ritorno di Bruno Forte con la sua chiesa glocal intento a fondare una nuova chiesa niente meno che con l’appoggio e il sostegno di Massimo D’Alema (???) e dunque con il tacito consenso del Papa (???), vedi qui …. non dimentichiamo che Bruno Forte fu messo in “congelatore” sotto il pontificato di Benedetto XVI e che ha ritrovato tutta la sua baldanza da quando Bergoglio lo ha chiamato alla segreteria degli ultimi due Sinodi. Abbiamo un nuovo ribaltamento dell’ecumenismo dopo che Benedetto XVI ha cercato di riparare i danni fatti da un sincretismo religioso sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II tanto da fare insieme la famosa Dominus Jesus, oggi El Papa “piacione” rimescola le carte e rifonda un ecumania sincretista – vedi qui – fino ad annunciare che andrà a rendere omaggio a Lutero nei giorni del suo 500° anniversario…

Potreste osservare che forse, noi, elenchiamo solo alcuni aspetti discutibili di questo pontificato, ma che in fondo ci sono cose molte belle, tanti bei frutti da far notare. Benissimo, ce li potete indicare, per favore? Ce li potete sottolineare? Ve ne saremo grati perchè, davvero, a noi ci sfuggono. Noi vediamo nella Chiesa che i cattolici “normali” ossia coloro che vivono normalmente una vita serenamente attaccata alla dottrina, al catechismo e in una vita cattolica praticata e coerente in parrocchia, sono perseguitati, allontanati, dichiarati – dal Papa stesso – dei “rigidi e farisei, e pure pelagiani” che impongono inutili pesi (la dottrina) sulle spalle degli uomini…

Un Papa che pur dichiarando che è necessario studiare il Catechismo, di fatto predilige e promuove preti, suore, laici e vescovi che non lo applicano, offre semmai un frutto proibito. Questo è il frutto più prelibato di questi tre anni di pontificato: la confusione, tutto e il contrario di tutto, l’ambiguità, il sincretismo sia dottrinale quanto culturale.

Un esempio? Il suo rapporto con Scalfari contraddice il Vangelo. Nel Vangelo c’è scritto di andare e predicare il Vangelo per “fare discepoli”, El Papa all’amico Scalfari – che gli chiede se deve convertirsi – sconsiglia di convertirsi, gli dice “non devi convertirti altrimenti devo trovarmi un’altro amico ateo”…. vedi qui, ma è come se dicessimo ad un ladro di non smettere di rubare altrimenti ci tocca trovarci un’altro amico ladro, e avanti con gli esempi – ma questo è un altro vangelo dal quale è proprio San Paolo che ci mette in guardia, e ci impone di rifiutarlo, vedi Galati 1,6-10.

E arriviamo alla conclusione, dell’articolo di Radio Vaticana, con la solita ciliegina sulla torta, il tam-tam mediatico, il mantra della nuova religione mondiale: la chiesa deve cambiare…. ecco cosa si legge:

“Non è il Pontefice che è diverso, ma è il mondo a cui è chiamato ad annunciare la Buona Novella che è mutato, presenta esigenze, drammi, urgenze diverse. La domanda vera, però, non è se Francesco stia cambiando il Papato, ma se stia cambiando davvero la Chiesa. Perché una Chiesa che non sente l’esigenza di cambiare, sotto la spinta del soffio dello Spirito, è una Chiesa che va portata in sala di rianimazione”.

(SIC!!!) Vi supplichiamo, che qualcuno spieghi questi vaneggiamenti perché si sta davvero seminando l’incomprensibile, e lo diciamo così come supplica perché vogliamo rimanere nella buona fede.

In sala di rianimazione ci devono andare loro, non la Chiesa Cattolica della quale diciamo nel Credo che è “una, santa, cattolica ed apostolica”. E se questa Chiesa, questa Madre non vi piace, andatevene voi! fateci questo piacere, andatevene!

È innegabile che uno dei frutti di questi ultimi tempi (e di proposito non vogliamo parlare di un pontificato specifico) è quello di una rivoluzione, di un ribaltamento della Chiesa nel senso peggiore del termine e questo non lo diciamo noi, ma lo ha candidamente reso palese, con altre espressioni, padre Ermes Ronchi negli esercizi spirituali al Papa ed alla Curia – vedi qui – dove è arrivato spudoratamente a dire che la Chiesa del passato aveva “trasmesso una fede impostata sulla paura”… e se un Papa tace davanti a simili aberrazioni e menzogne, e magari domani te lo fa pure vescovo (ci scommettiamo?), è ovvio che questo frutto stile “fruttosio” è e sarà letale, è un frutto velenoso.

In duemila anni di storia mai la teologia della Chiesa, mai il Magistero, i Santi, i Dottori, mai nessuno degli eletti ha mai parlato di una chiesa da portare in rianimazione e questo è comprensibile perché, secondo il Vangelo (e tutto il magistero) infatti è la Chiesa che salva, è la Chiesa che è Madre e Maestra, la Chiesa è la Sposa, e questo è andato avanti per 2000 anni.

Oggi i conti non tornano, la Chiesa è ribaltata e non è più Madre e Maestra, ma una femminazza qualsiasi (una istituzione qualsiasi) come una scolaretta che deve imparare; non è lei a salvare ma il papa di turno a salvare la chiesa a seconda del programma che porterà avanti; Bruno Forte salverà la Chiesa; il principe cardinale Ravasi con la sua massoneria salverà la Chiesa; Ermes Ronchi salverà la Chiesa; Enzo Bianchi salverà la Chiesa; Papa Francesco salverà la Chiesa….. è indicativo così perché non ci sono conversioni al Cristo Vivo e vero della Chiesa Cattolica: a cosa mi serve convertirmi a questo Cristo Vivo e vero se posso salvarmi in ben altra maniera?

Sì, questo è uno dei frutti più “prelibati” di questo Pontificato, parola di Scalfari Eugenio, l’amico ateo di El Papa: che questo Papa non impone catechismi o dottrine e lascia tutti liberi di sentirsi salvati anche senza conversioni. C’è quasi la tentazione di dire che questo pontificato ha svuotato l’inferno. Certo il Papa non l’ha mai detto questo, ma le conclusioni a cui giunge Scalfari sono i frutti del suo dialogo con El Papa…

Concludendo, il 13 marzo noi non abbiamo nulla da festeggiare, ma abbiamo da pregare, soffrire e supplicare. Il Papa ci chiede sempre “non dimenticate di pregare per me”, e noi gli crediamo profondamente, comprendiamo questa fortissima necessità che sente, e preghiamo e pregheremo per lui fino alla fine del suo compito (mandato?), qualunque questo sia, ma evitiamo di prenderci in giro parlando di frutti “prelibati” mentre in questi tre anni di pontificato abbiamo vissuto e sperimentato il gioco al massacro nella rimonta del modernismo nelle sedi di comando, il gioco all’autodistruzione, giochi di imposizioni di governo centrale-pastorale, di gesuitizzazione della Chiesa…. Non dimentichiamo che il rahnerismo esiste ed è gesuita e ne ha parlato anche il domenicano Padre Giovanni Cavalcoli in una recente “Lettera” al Santo Padre Francesco – vedi qui – e il fatto che non sono pochi le menti cattoliche che in questo ultimo anno stanno scrivendo “lettere” al Papa per chiedergli in sostanza cosa sta succedendo e per spronarlo a prendere delle chiare posizioni, dovrebbe spingere il Papa stesso a chiedersi se forse non sta sbagliando qualcosa, ma per fare questo passo è necessaria molta umiltà, vera umiltà, e non semplicemente una dichiarazione di umiltà come quella riposta nel biglietto fatto recapitare ad Antonio Socci, vedi qui.

“Dicevamo – riporta una stupenda riflessione del sito Radicati nella fede vedi qui –  di un Cristianesimo dal dogma scheletrico:

cosa è rimasto, nella maggioranza dei cristiani di oggi, del dogma cattolico che sorge dalla Divina Rivelazione? Quasi nulla. Forse resta che esiste Dio, e che alla fine ci salverà: non c’è che dire, di tutta la Rivelazione, di tutto il dogma, di tutto il catechismo non resta quasi nulla, nel vissuto della maggioranza dei cristiani; ma allora, perché Dio si è rivelato, perché ha parlato nell’Antico e nel Nuovo Testamento, perché ha portato a compimento la Rivelazione in Gesù Cristo? Certamente non lo ha fatto per vedersi “semplificare” orrendamente nel cristianesimo moderno.

(…) Dicevamo di un Cristianesimo dalla morale scheletrica:

cosa resta, nella maggioranza dei cristiani di oggi, della ricchezza morale cattolica? Sanno forse che Dio è amore, che dobbiamo volerci bene, e poco più: non c’è che dire, resta un po’ poco. Della Morale Cattolica, della legge e della grazia, non si sa quasi più nulla. Ecco perché siamo terribilmente indifesi di fronte alla dilagante immoralità e di fronte, soprattutto, all’ideologia dell’immoralità, che vuole ammettere tutto sotto la scusa del voler bene. Assisteremo al compimento dell’apostasia: saranno varate le leggi più immorali con il silenzio dei cattolici, con il plauso di alcuni, e con la falsa prudenza dei pastori, che taceranno in nome della libertà e del rispetto umano. Più che morale scheletrica, è la sua morte vera e propria…”.

Ma insomma, tutta colpa di questo pontificato? Ovvio che no! O che questo pontificato sia tutto da leggere in negativo? Ovvio che no! Ma vogliamo essere realisti, non vogliamo mentire a noi stessi e agli altri e perciò, per le motivazioni che abbiamo portato e provato, noi il 13 marzo non abbiamo nulla da festeggiare, ma molto per cui soffrire e pregare.

11 pensieri riguardo “Tre anni di “bergoglionate”

  1. I problemi a mio parere sono due. Il primo è che non si possono fare dei bilanci pro o contro quando i cantieri sono ancora tutti aperti. Il secondo è che fa più chiasso la foresta che cade anzichè il sottobosco che cresce. Sommando o unendo i due punti in questione abbiamo che il chiasso lo fanno i modernisti che usano i cantieri aperti da questo pontificato per avanzare pretese che in verità stanno devastando la Chiesa. Io personalmente non ho ancora capito dove voglia arrivare questo papato, ma c’è un sottobosco che sta crescendo e che è ostacolato da questo pontificato, ed è quello della sfera conservatrice. Infine, ciò che a me sconcerta maggiormente è la tifoseria che si è scatenata in questi tre anni, mi sconcerta perchè invece di vedere dei bei frutti fatti da migliaia di conversioni, assistiamo all’aumento di persone che pretendono sempre più una chiesa cambiata, diversa, con nuove dottrine, ma di convertirsi alla Chiesa non se ne parla per nulla.

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  2. Segnalo l’ottimo articolo di Socci che ci fa capire molte altre cose citando Mancuso, che non è certo un amico della Chiesa 😉
    http://www.antoniosocci.com/lutero-affitto-tre-anni-bergoglio-alla-svolta/#more-4320
    Mancuso riconosce che

    “c’è stato un netto calo di fedeli alle udienze del 2015 rispetto al 2014. E anche il Giubileo non sta andando come previsto. Nella Chiesa Cattolica stanno aumentando di intensità due forze diametralmente opposte: gli innovatori come me, e chi invece chiede di tornare alla ‘sana tradizione’. Una caratteristica diffusa soprattutto tra i giovani sacerdoti. Il Papa sta al centro”.

    Mancuso gli chiede di decidere da che parte buttarsi.

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  3. ‘Mancuso chiede al papa da che parte buttarsi’.
    Ma allora qualcuno non ha ancora capito che papa Bergoglio tutto vuole meno che prendersi la responsabilità di assumere in prima persona una posizione netta e non ambigua: infatti è tutto un ‘pendolare’ a destra e a sinistra in un immenso moto perpetuo. Le parti più controverse le appioppa volentieri alla sua corte (i Galantino, gli Spadaro, i Ravasi e tutta la compagnia cantante).
    Quanto ai laudatores bergogliani variamente intesi faccio una considerazione del tutto personale: in molti si chiedono come mai ve ne siano ancora tanti malgrado la consapevolezza delle gravissime falle di questo papa si stia allargando a macchia l’olio.
    Quel che a mio avviso forse non si considera è che un papa (qualsiasi papa) per l’industria del turismo e della produzione vale tanto oro quanto pesa.
    Frutta più quattrini un papa (alle tasche dei tour operators di ogni provenienza, dei ristoratori italici, dei produttori di gadgets religiosi, degli editori di magazine popolari, dei proprietari di autolinee e pullman, e di TUTTI COLOROi che su questa figura ci campano) del Colosseo, di tutta la rimanente Roma e di qualsiasi altra attrazione turistico-culturale del Paese.
    Comprendo le esigenze di tutti di dover ‘campare la vita’: se si svilisce la figura del papa è come se chiudesse un’industria nazionale.
    Tuttavia mi auguro che, di fronte a tanti articoli di stampa e TG celebratori, si tenga a mente anche questo particolare, e non si abbocchi ingenuamente ai peana profumatamente prezzolati.

    Per terminare con Mancuso: unisco il link di una foto da lui postata unitamente alla domanda:
    “questa foto cosa suggerisce?
    si potrebbero immaginare Giovanni Paolo II o Benedetto XVI in un’analoga situazione?”

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    1. No, i vescovi tedeschi aveano già salutato il Papa. In questo video era il turno del saluto al capo dello stato della Germania. Non è vero che si rifiutarono di stringere la mano al Papa.

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