Una pastorale anti-pastorale

I fatti mostrano che papa Francesco si lascia travisare dai media, e nonostante ciò avvenga sempre ad ogni cosa che dica, non fa nulla per farsi capire.

di Riccardo Zenobi (23-02-2016)

Chi scrive sa perfettamente che il Papa è puntualmente e sistematicamente travisato dai media, e che i suoi discorsi sono sempre riportati in modo tendenzioso e in maniera intellettualmente disonesta da giornali, televisioni, etc. Sono anche ben conscio del fatto che, se uno va a controllare i discorsi nella loro integrità e non nel taglia e cuci con cui sono pubblicati dalla stampa, se ne può ricavare un testo compatibile con la dottrina cattolica. Questo a parole.

afdf500e-5eac-3e38-bf2d-f6e64c8f4e40Ma i fatti mostrano che il Papa si lascia tranquillamente travisare dai media, e nonostante ciò avvenga sempre ad ogni cosa che dica, non fa nulla per farsi capire, per disambiguare, per dire “no, guardate che non state capendo nulla di ciò che dico”. Niente di tutto ciò, né da parte del Papa né da parte della Curia Romana o di qualche organismo della Santa Sede, che almeno alzi il sospetto che la stampa sta prendendo in giro tutti.

Insomma, questo Papa si esprime in maniera volutamente ambigua, perché se lo facesse inconsapevolmente si sarebbe almeno corretto in qualche punto o si metterebbe a soppesare di più le parole. Ma nonostante tutto, continua con il metodo di fare discorsi che, puntualmente travisati, altrettanto puntualmente non trovano alcuna riformulazione o rettifica interpretativa. Il Papa non fa nulla per farsi capire, e ciò confonde enormemente le coscienze dei fedeli (compresa la mia), mentre il suo compito è di confermare nella fede i credenti cattolici.

Ora, da ciò traggo alcune considerazioni. In primis, il Papa sa che i media lo travisano facendo dei danni incalcolabili; tuttavia mantiene volutamente l’ambiguità. E questa è la domanda che mi pongo: perché tutto ciò? Perché usare una strategia comunicativa fallimentare e distruttiva, ben sapendo che non ottiene alcun risultato positivo? Discutendo di ciò con un conoscente, si è giunti alla conclusione che il Papa crede davvero che l’unico modo possibile per parlare di Cristo ad un mondo scristianizzato sia quello di mettere la pastorale e il dialogo prima della Persona di Cristo e di chi Egli è. E’ del resto una strategia che la Chiesa segue da 50 anni, con risultati clamorosamente fallimentari. Ma Bergoglio è il primo Papa del post concilio che non ha partecipato al Vaticano II (aveva 29 anni quando si concluse l’assise conciliare, essendo del 1936), per cui è vissuto e si è formato nel clima dell’ubriacatura ideologica che metteva il dialogo prima di tutto, e purtroppo ragiona solo in tali termini, senza nemmeno considerare di cambiare strategia perché ritiene tutti gli altri modi di comunicare il Vangelo condannati a priori al fallimento, all’incomprensione e al rifiuto. In sostanza, questo Papa ha recepito pienamente le istanze del Concilio, e nonostante sappia che le sue azioni stanno devastando la Chiesa, è convinto che sia l’unico modo di agire rimasto possibile ad un sacerdote cristiano nel mondo d’oggi (ed è in nutritissima compagnia di molti preti/vescovi/cardinali).

Ma il cristianesimo non è cercare di piacere o di farsi capire dal mondo. Il cristiano deve evangelicamente parlare “sì, sì, no, no”, e deve sapere che se il mondo lo odia, è perché prima ha odiato Cristo (cfr. Gv 15, 18). E la strategia della “pastorale prima di tutto” non ha portato alcun risultato positivo nemmeno a livello pastorale. Anzi, il “dialogo a tutti i costi” ha fatto sì che solo i cattolici pagassero il costo del dialogo, appiattendosi alle opinioni del mondo, il quale non è diventato più cristiano. E’ il fallimento totale di ogni velleità pastorale scaturita dal Concilio Ecumenico Vaticano II. E Bergoglio può ben essere definito il Papa del Concilio, visto che mentre i suoi predecessori si trovavano tra le mani la gestione del post-concilio, Francesco è invece uno dei “frutti del Concilio”, poiché ha visto unicamente quel tipo di pastorale e di modo di porsi nei confronti del mondo da parte della Chiesa.

Va da sé che il Vaticano II non è un “concilio eretico” o da rifiutare in toto. Ma essendo il primo concilio pastorale della storia, è a livello di pastorale che va giudicato, e i risultati ottenuti sono del tutto negativi. Inoltre l’intento del Concilio non era quello di definire delle Verità Rivelate, ma solo di cambiare metodo di approccio al mondo, perciò non è sostenibile la tesi che il Vaticano II sia “eretico”: per essere tali, occorre definire delle eresie, e il Concilio ha deliberatamente evitato di definire. Ma la pastorale che ne è uscita è stata del tutto controproducente. Se si vuole uscire da questa confusione, nata da documenti conciliari che si prestano a interpretazioni ambigue, occorre tornare al metodo definitorio, e tornare ad annunciare la Verità della Persona di Cristo sine glossa, sena pensare a priori a quel sarà l’effetto sul mondo. Non è in potere di noi cattolici il dare successo ad un qualsiasi “piano pastorale”, quello sta solo a Dio. Dobbiamo quindi abbandonare ogni mania di “dialogo ad oltranza” e semplicemente tornare ad adorare Nostro Signore Gesù Cristo, dicendo a tutti chi Egli è. E’ l’unica cosa che possiamo fare, anche perché tutto il resto ha mostrato di essere un fallimento totale. Ci è rimasto solo Dio, non abbiamo più alcun pretesto per illuderci che possiamo demandare l’evangelizzazione alla pastorale in sé stessa.

Torniamo ad adorare Dio e il suo divin Figlio Gesù Cristo, se vogliamo rimanere cattolici e cristiani. L’influenza nella vita civile, sociale e culturale ci è stata tolta, non ci sono più dei mezzi per fare pastorale. E questa è la lezione che ci sta impartendo involontariamente il presente pontificato.

FONTE: campariedemaistre.com

9 pensieri riguardo “Una pastorale anti-pastorale

  1. Analisi lucidissima del problema ‘comunicativo’ (fosse solo quello…) di questo papato. La domanda posta dall’autore “Perché usare una strategia comunicativa fallimentare e distruttiva, ben sapendo che non ottiene alcun risultato positivo?” suscita un’immediata riflessione: questa strategia è fallimentare e distruttiva soltanto di fronte ad un pensiero retto e non ideologico.
    Qui però, al di là di ogni dato di realtà, del dialogo si è fatto un idolo che, per bacchetta magica, avrebbe il potere miracolistico di sanare ogni cosa…

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  2. A scanso di fraintendimenti: colui che, al di là di ogni dato di realtà, del dialogo ha fatto un idolo è evidentemente papa Bergoglio, con l’ausilio dei suoi numerosi coristi.

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  3. Avete scritto cose canonisticamente e teologicamente sbagliate. Viene proposto come concilio pastorale ma non è solo quello. Comprende, infatti, delle costituzioni dogmatiche, che come tali non si occupano di pastorale ma di dogmi. Da questo è nato il grande rifiuto di lefevre e di molto cattolici consapevoli del contenuto della loro fede.

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    1. Non c’è nulla di sbagliato. Il Concilio Vaticano II è stato tante cose, sia sul piano pastorale che su quello dogmatico e dottrinale, ma una cosa è stato il vero Concilio, un’altra è stato il Concilio mediatico, quello tutto sbagliato inventato dai mass-media. Io credo che nell’articolo si dica una cosa molto giusta, essenziale, che annulla tutte le chiacchiere di contorno e fa tornare alla pragmatismo del Cristianesimo, e cioè che bisogna avere sempre lo sguardo rivolto a Cristo, è lui che va anteposto a tutto e Cristo si porta nel mondo con la testimonianza, (che brutto quando Bergoglio parla di non voler fare proselitismo! Il Cristianesimo è missione, ogni cristiano è missionario, perchè porta Cristo agli altri con la propria stessa vita!).

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      1. Nei testi del ‘vero Concilio’ ci sono, purtroppo, tutti i presupposti di ambiguità che hanno favorito e determinato il travisamento del Concilio mediatico e del Postconcilio.

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      2. ” Ma essendo il primo concilio pastorale della storia, è a livello di pastorale che va giudicato, e i risultati ottenuti sono del tutto negativi. Inoltre l’intento del Concilio non era quello di definire delle Verità Rivelate, ma solo di cambiare metodo di approccio al mondo, perciò non è sostenibile la tesi che il Vaticano II sia “eretico”: per essere tali, occorre definire delle eresie, e il Concilio ha deliberatamente evitato di definire.”

        Chiaretta questo è sbagliato nei termini sopra esposti. “E’ un concilio pastorale va giudicato a livello pastorale”.
        Sbagliato, è anche dogmatico quindi si esprime a livello dogmatico. “l’intento non è quello di definire Verità Rivelate”. E’ quello che fa con le costituzioni dogmatiche.
        In riferimento a questo ho scritto prima e confermo ora.

        Questo non inficia la valenza dell’articolo rispetto all’invito a rivolgersi più pienamente a Cristo, ma non capisco come questo tuo discorso possa influire sulla valenza del mio e possa portarti a dire che “non c’è nulla di sbagliato” nell’articolo. Perchè rimane quello che ho scritto e cioè che è sbagliato sottovalutare la dogmatica insita nel concilio Vaticano II; che sussiste, al contrario di quanto affermato dagli autori dell’articolo – e che ha avuto tra l’altro effetti devastanti dal ’65 a oggi. Quindi mi spiace ma semmai sbagli tu a dire che non c’è nulla di sbagliato.
        E’ come se io avessi detto “le foglie sono verdi d’estate” e tu avessi risposto dicendo “la patata è un tubero, quindi tu sbagli”. La seconda affermazione non influisce in alcun modo sulla prima.

        Quindi è vero che l’articolo in se fa una proposta positiva e condivisibile – cosa che non ha mai posto in discussione – come è vero quello che ho ripetuto in questo commento e nel precedente con riferimento alla valenza teologica e canonistica delle affermazioni relative al Concilio Vaticano II:

        Infine condivido la Riflessione di M.G. sull’ambiguità che permea i testi del CV2.

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    1. Questo tuo commento non vuol dire niente.
      Sono felice di averti chiarito le idee sbagliate che avevi sulla natura del CV2.
      È importante per capire la gravità della situazione in cui è oggi la Chiesa, che ora è evidente, ma era già latente e sopita, pronta a venire fuori, già dal 1965.

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      1. Ti rispondo poi chiudo qui. Io, al di là del Concilio, volevo riportare l’attenzione al Vangelo e a Cristo e sinceramente nelle tue parole mi ci perdo, perchè, anche se ben articolate, sono troppe.
        Sicuramente sono d’accordo con te sulla crisi in cui versa la Chiesa, ed ho brevemente espresso quale può essere la soluzione, semplice e cristallina, come ben ci hanno insegnato Benedetto XVI e Giovanni Paolo II nei loro magistero: non avere paura di conoscere Gesù, con la fede e la ragione, per poi avere il coraggio di portarlo nel mondo (il che significa anche solo fuori da casa nostra, nella nostra realtà) attraverso la nostra vita di cristiani. Non è facile, anzi è molto difficile, ma questo io penso e con questo ti saluto.

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