“Viganate” della comunicazione vaticana

Dario Edoardo Viganò, ecco come ci si arruffiana al Papa pur di fare carriera.

Ci mancava la viganata di Viganò Edoardo, un presbitero di Santa Romana Chiesa la cui missione è trovare “strategie” della comunicazione e fare sceneggiature per trasmettere un Papa dal lato umano.

Dario Edoardo Viganò saluta papa Francesco.
Dario Edoardo Viganò saluta papa Francesco.

Arriva l’ennesimo libro dedicato a Papa Francesco, nulla di male, di ciò ne siamo contenti quando però i contenuti non sono dei “vuoti a perdere”.

Voi ci direte: “ma leggetelo prima”, no scusate, per sapere se una pistola caricata puntata alla tempia ti uccide, voi che fate? ve la puntate alla tempia e sparate? E di esempi ce ne sono tanti.

Ci basta e avanza la lunga sponsorizzazione che gli ha fatto l’Osservatore Romano – vedi qui – per capire che è un vuoto a perdere. In fondo così gli facciamo pure pubblicità gratuita perché questa gente non ha pudore, è spudorata e non gli interessa quel che gli fai notare, a loro basta che se ne parli.

Non dimentichiamo che Papa Francesco ha creato un nuovo Segretariato per le comunicazioni nella Curia Romana (con MP giugno 2015) nella quale vengono incorporati tutti gli attuali uffici e le operazioni di comunicazione del Vaticano. Allo stesso tempo, egli ha nominato Dario Edoardo Viganò, già Direttore del Centro Televisivo Vaticano (con questa nomina avuta da Benedetto XVI), come primo prefetto.

Arriviamo al sodo. Il libro è un credito a “babbo morto”, una sorta di debito che sembra avere Viganò nei confronti del Papa Francesco, da far fruttare a breve scadenza, o magari anche dopo la sua morte, con una bella promozione ecclesiale. Oppure una canonizzazione o, come preferiamo in quel “sì, si, no, no”, il culto divinatorio e propiziatorio della persona del Papa. Siamo cattivi? Noi no, ma lui è davvero diabolico, ecco cosa dice nella presentazione su l’OR:

“è un pontificato fatto di incontri, di prossimità, un pontificato che annulla le distanze, di vicinanza, di abbracci, di tatto…”.

E quello di Karol Wojtyla, san Giovanni Paolo II che cosa era e che cosa è stato? Quindi “gli altri” pontificati non accorciavano le distanze? Che cosa ha fatto Paolo VI, non è stato forse lui il primo Papa ad andare incontro alla gente? Non è stato lui il primo Papa a ritornare in Terra Santa e dove le immagini lo vedono attorniato dalla folla? Quindi gli ultimi Papi “non avevano tatto”? E Benedetto XVI che ha riavvicinato il mondo della cultura al dialogo con la fede? Il tatto che ha avuto nell’accogliere centinaia e centinaia di anglicani ritornati alla Chiesa, costituendo per loro uno Statuto speciale che li tutela nella propria tradizione? Tutto dimenticato?

Intendiamoci bene, certo che ogni Papa ha un suo specifico carisma e modi di fare diversi dagli altri (e meno male), qui non si sta mettendo in discussione il carisma o l’effetto Bergoglio, ma persino nell’idolatrare c’è un limite a tutto, e questi lo fanno senza vergogna, senza pudore.

Il libro infatti inizia con “la rinuncia di Benedetto XVI”, quasi fosse un giorno da festeggiare per lui, evviva brindiamo, il papa brutto, sporco e cattivo, barocco, se ne è andato via! Sì, sono citazioni cinematografiche perché in fin dei conti chi è Viganò Edoardo? Un cinematografo, dice infatti lui stesso:

“il libro è scritto un po’ come una sceneggiatura, a parte forse la terza parte; quando uno scrive un film deve sapere che scrive per immagini, che è molto diverso dallo scrivere, per esempio, un romanzo… è un testo che si legge come una sceneggiatura.”

Interessante sapere poi (si fa per dire) che l’aspetto più imponente che emerge dal libro non è la fede in Cristo del Pontefice, non è il suo inginocchiarsi davanti all’Eucaristia, la Messa, il Rosario, la dottrina, macchè, l’aspetto centrale è “l’importanza che il Papa da alla comunicazione”. Un esempio? bè, quando deve entrare nello studio per registrare un messaggio, a Viganò è rimasto impresso che Bergoglio prima di sedersi alla scrivania, deve salutare per forza uno per uno, anche i cameraman, semplicemente perchè lui è fatto così! E dovremo spendere dei soldi, in tempo di crisi, per venire a conoscenza di atti compiuti anche dagli altri Papi, specialmente Giovanni Paolo II?

Per spiegare ciò, Viganò, scomoda persino Dario Fo, ebbè, un dio nel teatro, un piccolo dio di se stesso, uno che di cinematografia, sceneggiature, se ne intende eccome. Il passo è lungo e vomitevole, ma purtroppo bisogna ogni tanto passare nel fango, dice:

Come dice il Premio Nobèl Dario Fo: “Non si tratta di una strategia, meno ancora di un modo recitativo-attoriale”. Il Papa è così. Sa squarciare le pieghe, a volte anche indurite, del cuore delle persone. Perché chiama i problemi con il loro nome e soprattutto richiama continuamente alle cose essenziali, non ai barocchismi. Da questo punto di vista uno è anche disponibile all’ascolto, perché la parola che dice è una parola… Quando dice: “Io sono un uomo perdonato”, no?, in questo modo sta avvicinando tutti, perché tutti noi siamo peccatori e se lo è lui, se lui lo comunica e se lui è un grande, così anche noi, allora, possiamo essere portatori di speranza come lui, portatori di carità, di solidarietà come è effettivamente Papa Francesco.

Sic!

In effetti abbiamo visto un oceano di persone convertirsi, uno tsunami, sic, ma non bastava la bufala di Tornielli nel maggio-giugno 2013 con i confessionali pieni zeppi, quello che voleva a tutti i costi l’intervista con l’amico Papa (e c’è riuscito infatti, alla fine il libro l’ha fatto, a dimostrazione che certa cortigianeria paga, contrariamente a quanto più la si denuncia), mentre le vere statistiche denunciano un continuo crollo del cattolicesimo, di fedeli praticanti (1), un bluff dell’effetto Bergoglio tanto cantato fin dai primi mesi da quel 13 marzo 2013, o per dirla con Messori: “Il Cattolicesimo, i fedeli in calo e la cura dell’entusiasmo”, vedi qui -.

Dunque Bergoglio è un grande… perché – e ci risiamo – richiama all’essenziale e non “ai barocchismi”, e cosa significherebbe oggi, di grazia, questo barocchismo? Forse era a questo che indirizzava Giovanni Paolo II, o non piuttosto si vuole colpire ancora una volta Benedetto XVI per aver riportato in uso abiti pontificali da tempo in disuso? Bergoglio non è un grande perché convertirebbe la gente a Cristo, ma perché non veste come vestivano i suoi predecessori.

Bergoglio è addirittura Geremia redivivo:

“… la sua comunicazione è il suo corpo. Ricordiamo tutti quando Papa Francesco si è presentato alla Loggia delle benedizioni poco dopo la sua elezione: era la sua presenza che comunicava, la sua postura, il suo modo di sorridere. Quando guarda le persone, ognuno pensa che quello sguardo è per sé; è un corpo che parla molto, è un corpo che scrive al storia, è come il corpo di Geremia nella Bibbia…”.

Ci manca solo che la sceneggiatura di Viganò lo faccia passare per novello Mosè, ma non è escluso che nel libro la cosa non ci sia. Ma è meglio non commentare oltre, anche perché non poteva mancare la bufala, leggete cosa dice Viganò:

“Papa Francesco ama essere in mezzo, ma non ama essere al centro. In mezzo alla gente, la sua gente, come il lievito deve essere mescolato con la farina per funzionare, ma sempre decentrato, perché il centro è Gesù Cristo. Lo vediamo anche nella scelta che fa nel non distribuire la Comunione durante le celebrazioni eucaristiche, proprio perché quello è il momento dell’incontro di ciascun uomo e di ciascuna donna con il Signore…”

Vi ricordate? Lo abbiamo riportato qui il perché il Papa non distribuisce la Comunione, ecco le sue parole:

“È questa l’ipocrisia, la schizofrenia di cui parlavo. Di alcuni conosciamo l’intero curriculum, sappiamo che si spacciano per cattolici ma hanno comportamenti indecenti di cui non si pentono. Per questa ragione in alcune occasioni non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo, perché non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto. Si potrebbe anche negare la comunione a un noto peccatore che non si è pentito, ma è molto difficile provare queste cose…”.

E commentavamo:

Questa è – permetteteci – una bergoglionata cosmica! Non da la Comunione perché sa che sono in stato di peccato grave, ma la fa dare agli assistenti? e non è anche questa una forma di schizofrenia e di ipocrisia?

Se il prete è a conoscenza che una certa persona ha commesso un grave peccato, non può e non deve darle la Comunione punto e basta! Deve, anzi, spingerlo alla conversione (la vera pastorale), al pentimento, a riparare il danno fatto, alla famosa penitenza, ma non lo manda da un altro parroco perché gli dia la comunione al suo posto. Questo insegna la dottrina della Chiesa ed anche il buon senso.

Bergoglio, però, la pensa così: lui non si sporca le mani, non da la Comunione perché “non si avvicinino a me per la foto”, ma dell’inganno a Nostro Signore Gesù Cristo, della sofferenza del Cristo in quel frangente, alla profanazione, allo scandalo ai piccoli non ci si pensa? Come “si potrebbe negare” la comunione ad un noto peccatore? Se è un “noto” peccatore che non si è pentito, non c’è nulla da provare, altrimenti non sarebbe “noto peccatore pentito”!

Rimane dietro e non da la comunione non per evitare LA PROFANAZIONE EUCARISTICA o, come afferma oggi Viganò per rispettare l’incontro dei fedeli con Gesù Ostia Santa, ma per evitare che tutti si facciano la foto con lui, e in mezzo certamente a molti santi, ci sono però anche persone immeritevoli, quindi niente Comunione da Papa Francesco.

Perciò, caro Edoardo Viganò, lei ha scritto una bufala, ed è il Papa stesso a dirglielo.

Arriviamo a delle conclusioni che per altro non ci competono, noi lasciamo il campo aperto alla riflessione.

Edoardo Viganò è un presbitero che ha fatto in tutta la sua vita solo la ricerca di STRATEGIE DELLA COMUNICAZIONE, per carità, ci vogliono anche quelle ma, che strano, si rifletteva sul fatto che in passato non esisteva questa “strategia” della comunicazione ma una sorta di “passaparola” dei fedeli, la testimonianza, i Santi si espandevano con grande eco raggiungendo ogni angolo della terra attraverso i discepoli, con le opere di carità e quant’altro, convertendo masse di popoli; non esistevano tutte queste nomine e carriere per portare la voce dei Santi.

Oggi non basta più neppure il servizio di comunicazione, ci vogliono quelli che canonizzano il Papa prima del tempo e che usino STRATEGIE COMUNICATIVE non per dirti o raccontarti di un Papa in ginocchio davanti all’Eucaristia, no! Ma di un Papa in mezzo alla gente, come se i Media laici e laicisti già non sono sufficienti abbastanza per il bombardamento mediatico al quale sottopongono non poche persone, raccontando spesso falsità o strumentalizzando le sue parole e pure i suoi gesti.

E sia ben chiaro, non ci spaventano certi cambiamenti nei gesti dei Papi, Giovanni Paolo II lo aveva fatto, ma nel sito fotografico o della Comunicazione Vaticana non troverete più nulla, infatti, hanno spazzato via tutto perché, se ancora vi fosse sfuggito qualcosa, la nuova Chiesa è iniziata con la rinuncia di Benedetto XVI, come apre lo stesso libro di Viganò, tutto il passato è sparito o se c’è è roba sgradevole, e questo sì che fa paura perché chi si vergogna della Santa Madre Chiesa del passato, prima o poi, passata la novità o per la voglia di cose sempre nuove (cfr. 2Tim 4,1-5), tradirà anche questa.

A buon intenditor…

_____

1) per le statistiche, firmata pure dalla CEI, Conferenza Episcopale Italiana, vedi qui il serio raffronto. Vedi qui per leggere altri esempi. Mentre – vedi qui – viene riportato un aumento di cattolici sì, ma di quale stampo? Leggiamolo perché trattandosi di una “nuova chiesa” è anche naturale che vi siano “nuove dottrine e nuova fede”:

Gli italiani riscoprono la fede, ma sono di larghe vedute sui diritti civili. Il Rapporto Eurispes Italia 2014 evidenzia un “Effetto Bergoglio” nella fiducia degli italiani nei confronti della Chiesa cattolica, ai massimi degli ultimi sei anni con un consenso in Papa Francesco che supera l’87%. (Attenzione, non un consenso alla Chiesa o a Cristo, ma a Bergoglio, siamo all’idolatria e al culto della persona).

La fiducia nella Chiesa riguarda non solo gli over65 (58,2%), che rappresentano tradizionalmente la classe d’età più vicina al sentimento religioso, ma anche tra quanti hanno un’età inferiore ossia i 45-64enni (56,1%) e i 35-44enni (49,1%).

Il 75,2% degli italiani dichiara di essere un cattolico credente (non praticante); il 33,1% di essere praticante; il 42,1%, pur credendo, non pratica attivamente. Gli atei o appartenenti ad un’altra religione sono il 19,9%.

Nel Rapporto emerge però grande apertura degli italiani a un progresso sul fronte dei diritti civili.

La stragrande maggioranza degli italiani si dice favorevole all’utilizzo delle staminali per le cure mediche (89,5%), all’introduzione del divorzio breve (84%), alla tutela giuridica delle coppie di fatto (78%), alla fecondazione assistita (75,9%) e al testamento biologico (71,7%), anche se negli ultimi due casi si registra un calo nelle preferenze. Prevalgono i favorevoli per la pillola abortiva (63,5%). In calo i consensi l’eutanasia, che però sono altissimi (58,9%), mentre la legalizzazione del suicidio assistito convince il 28,6% degli intervistati. Il Paese si spacca sui matrimoni gay (50,8% di favorevoli), mentre è più scettica sull’adozione per le coppie omosessuali (28,8%).

2 pensieri riguardo ““Viganate” della comunicazione vaticana

  1. E Gesù disse: “andate e studiate strategie comunicative; scrivete sceneggiature sul mio vicario, fate in modo che tutti si convertano al papa…” (dal vangelo di Viganò) 🙂

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