Santità, mai una parola buona per i “pelagiani”?

E poi, chi sono i “pelagiani”?

MAI TACERE UN GIORNO? MAI UNA PAROLA BUONA PER I CREDENTI? SEMPRE BASTONATE AI CATTOLICI E CAREZZE AGLI ANTICATTOLICI?

Deve aver battuto la testa nel fonte battesimale da bambino, se ce l’ha tanto con la chiesa, la Chiesa Cattolica ovviamente.

Il suo problema è uno: odia la Chiesa visibile, e vorrebbe liquidarla, come fosse cosa sua, e infatti vedete che a Firenze diceva “io voglio!… io voglio!”. Ma che vuoi? Mica è tua la Chiesa, se non ha capito questo come può capire il resto?

Non è un caso che al demagogico “stare col popolo”, come nella migliore e dunque peggiore tradizione progressista, per eterogenesi dei fini tutto degeneri nel distruggere le cose attraverso le quali il “popolo”, ossia i fedeli (la differenza non è mai chiara a Bergoglio), si identificano con la chiesa, realmente “partecipano” al culto e alla fede. Quelle di Bergoglio sono idee sue, poche e superficiali, sulle quali si è fissato da anni senza approfondire oltre.

Questa è sindrome gioachimita tipica: l’avvento della Terza Chiesa (che ha animato sin dalle origini il modernismo ed è deflagrata nel post-concilio) Era dello Spirito, uno spirito che chiaramente non ha nulla di quello Santo, e molto ha di pruriti spiritualisti e gnostici. Ossia non cattolici, sicché “disincarnano” il Verbo.

Poi naturalmente il tutto è frammisto al suo livore e smania di rivalsa verso coloro che, così mi è stato raccontato, papalepapale gliele hanno cantate al sinodo.

Insomma, venuto ormai allo scoperto, non si fa remora di sbandierare tutti gli status symbol ideologici del vetero-progressismo. Che è stato in conclave il suo grande elettore.

UNA COSA È CERTA: DI GESU’ NON SI PARLA PIU’ IN VATICANO, E TALORA LO CENSURANO. IL SUO VICARIO NE HA PRESO IL POSTO.

Il Mastino – Blogger (12-11-2015)

Facciamo ora un piccolo passo indietro perché, è oramai chiaro, che lo stile pastorale adottato dal Santo Padre ha un “piccolo” difetto che si sta rivelando sempre più uno dei problemi più seri per la comunicazione e la comprensione a ciò che vuol dire.

Ci riferiamo alle sue citazioni che, purtroppo è provato e facilmente riscontrabile, escono fuori dal seminato e dall’etimologia dei termini così come anche dai contenuti.

A Firenze è stato il caso del riferimento al Don Camillo di Guareschi…. inaccettabile ed inaudita la strumentalizzazione del personaggio, è come aver iniziato un nuovo libro con una nuova sceneggiatura, ma con un altro registra, del famoso Don Camillo e Peppone. Un’altra cosa però, non più l’originale.

Da molto tempo il Papa ci sta abituando alle bacchettate da Santa Marta e questi “pelagiani” sono il suo riferimento preferito quando deve denigrare i conservatori-tradizionalisti interni alla Chiesa.

Ma… è davvero così? E’ giusto l’accostamento che il Papa fa? No!

E vi preghiamo, non diteci ora che il Papa è infallibile, qui non c’entra nulla il dogma dell’infallibilità.

Prendiamo un qualsiasi vocabolario e vi troveremo che il pelagianesimo riconduce al monaco irlandese Pelagio che, attenzione…. negava la trasmissione del peccato originale e la necessità della grazia, affermando la capacità dell’uomo di guadagnare la salvezza con le sue sole forze; fu condannata come eretica. Da allora chi sostiene che il peccato originale non si trasmette (vedi Lutero) e non è necessaria la grazia affermando che ci si può salvare con le proprie forze, cade in questa eresia, è un pelagiano….

Pelagio era nato in Inghilterra intorno al 354, data della nascita di Sant’ Agostino che sarà poi il suo grande avversario in dottrina. Pare che sia venuto a Roma verso il 384. Era un uomo di grande talento e di insigne virtù. Oratore, scrittore, esegeta, rimase sempre un “dottore laico e indipendente” ma si riallacciava forse alle dottrine dello pseudo-Ambrogio – l’Ambrosiaster – che si ispirava alla scuola di Antiochia. Pelagio era certamente in assoluta buona fede. Non sembra che abbia mai pensato di fare uno scisma o a fondare una setta. Suo scopo era di reagire contro una religione superficiale e tutta esteriore, come quella che vedeva propagarsi nel mondo pagano convertito in massa al cristianesimo.

Ora ci e vi chiediamo: che c’azzecca il pelagianesimo con quanto riportato sopra e detto dal Papa per accusare il conservatorismo nella Chiesa?

Un po’ c’entra perché Pelagio era anzitutto un moralista severo e intransigente, un rigorista alla sua maniera, che era all’opposto di quella dei giansenisti di cui potremo parlare in altra occasione. E però se il Papa vuole usare il pelagianesimo contro i conservatori nella Chiesa di oggi, i conti non tornano perché egli imponeva il distacco dalle ricchezze, imponeva la pratica dei consigli evangelici di povertà e di castità, in tutto il loro rigore. Combatté con forza qualunque rilassamento, insistendo sulle sanzioni eterne dei nostri atti: il paradiso e l’inferno.

In che cosa consiste dunque l’eresia di un direttore di anime così zelante e degno di rispetto? Nel fatto che egli deforma la grazia. Propone alle anime un alto ideale di ” giustizia “, cioè di santità, ma per questo conta soprattutto sulla volontà individuale, sulla libertà umana interamente protesa verso Dio. Senza dubbio, Pelagio non può fare a meno di parlare della grazia, di cui si tratta così spesso negli scritti di san Paolo. Ma per lui la grazia è semplicemente la natura stessa, così splendidamente dotata da Dio, nella creazione.

Anche noi, certo, ringraziamo Dio dei suoi doni, ma crediamo che il peccato originale ci ha fatto perdere gran parte di questi doni. Ora, Pelagio nega il peccato originale. È impossibile, secondo lui, che l’anima immediatamente creata da Dio sia caricata di un peccato che non ha commesso.

Ciò che egli soprattutto prediligeva era magnificare l’attitudine della nostra libertà a scegliere a suo arbitrio fra il bene e il male e ad adempiere, con le proprie forze, tutta la legge divina. Il suo discepolo più insigne, il vescovo italiano Giuliano di Eclano, dirà in termini giuridici: “Mediante il libero arbitrio l’uomo si e sentito emancipato da Dio“. Voleva intendere che noi non siamo degli schiavi grazie alla nostra libertà. Possiamo dire a Dio ” sì ” o ” no ” a nostro piacere e a nostro rischio e pericolo. Il primo dovere dell’uomo è dunque prendere coscienza di questa sublime autonomia e di usarne per la propria completa santificazione.

Questa dottrina, qui ora sintetizzata (perché poi arriva a negare il Battesimo ai bambini) fu detta pelagianesimo, e tale dottrina fu condannata dalla Chiesa.

Ora, a lettura di ciò non possiamo non chiederci: ma il Papa sa bene cosa è il pelagianesimo, oppure la scuola dei gesuiti ha altri maestri ed altre fonti storiche a noi sconosciute?

2 pensieri riguardo “Santità, mai una parola buona per i “pelagiani”?

  1. mah, che grande confusione che c’è. ho visto qui di lato che già il papa usava il termine farisei per attaccare i conservatori di oggi e qui il professor de Mattei aveva già chiarito l’equivoco del papa ad usare questo termine.
    https://anticattocomunismo.wordpress.com/2015/11/11/farisei-e-sadducei-del-nostro-tempo/

    c’è il rischio che si cambiano così le definizioni che la tradizione vera ha dato a certi termini per condannarne l’eresia.

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