Il sinodo è finito. Le “sinodate” anche?

È finalmente finito il sinodo ordinario sulla famiglia, non senza prima aver introdotto la nuova dottrina delle “attenuanti”

Immaginiamo di ascoltare quale sottofondo le parole di Mina in “parole, parole, parole, soltanto parole, parole” d’amor…, per comprendere quanto di sentimentalismo, la nuova dottrina del momento, ha impregnato e accompagnato ogni mirabile sforzo nella conclusione dei lavori del Sinodo 2015 (cliccare qui per leggere la relatio finale).

È finita per ora! E sarebbe da cantare il Te Deum… a proposito, una volta si cantava al termine delle grandi assise sinodali, ma già, questa è la chiesa dell’ “ammmmore” e della tenerezza, il Te Deum la offuscherebbe!

12176132_10206826203165382_91232364_oMa come è finita? Non certo come hanno intitolato i mass-media e c’era da aspettarselo: silenzio assoluto sui temi fondamentali quali il “no” deciso all’unanimità sulle unioni omosessuali e il fatto che nessuna decisione è stata presa a riguardo della comunione ai divorziati-risposati.

Un “no” deciso anche a riguardo dell’uso dei contraccettivi di ogni specie e risma ed anzi, c’è stato un inaspettato (ma era certamente da noi sperato) appoggio e sostegno sia all’Humanae vitae di Paolo VI quanto alla Familiaris consortio di Giovanni Paolo II e dove leggiamo testualmente:

43. Il Beato Paolo VI, sulla scia del Concilio Vaticano II, ha approfondito la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. In particolare, con l’Enciclica Humanae Vitae, ha messo in luce il legame intrinseco tra amore coniugale e generazione della vita:«l’amore coniugale richiede dagli sposi che essi conoscano convenientemente la loro missione di paternità responsabile, sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch’essa esattamente compresa. […] L’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori» (HV, 10).

44. Nella Lettera alle famiglie Gratissimam Sane e soprattutto con l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, Giovanni Paolo II ha indicato la famiglia come “via della Chiesa”, ha offerto una visione d’insieme sulla vocazione all’amore dell’uomo e della donna, ha proposto le linee fondamentali per la pastorale della famiglia e per la presenza della famiglia nella società.

Dunque le linee fondamentali per una corretta pastorale restano quelle gettate e segnalate in questi grandi documenti, anche a dispetto di certi preti che ultimamente hanno lavorato sodo contro, ingannando molti lettori sulla presunta “superata” disciplina della Chiesa incisa in questi testi e generando molta confusione.

Non pochi presunti “vaticanisti” hanno scoperto l’acqua calda. Per loro la novità del Sinodo sta nel fatto che i Vescovi, finalmente, hanno inventato una nuova dottrina, quella delle ATTENUANTI.

Ma le “attenuanti” la Chiesa le ha sempre tenute in considerazione tanto che, non per nulla, ha da secoli  istituito il Tribunale detto prima della Sacra Rota. Il punto da approfondire sarebbe allora valutare in che modo la Chiesa ha fatto uso di questo Tribunale ieri e di come lo sta usando oggi. Quali e dove gli usi e gli abusi e fino a che punto la Chiesa può spingersi.

Dal canto suo il testo finale sinodale dice:

82. Per tanti fedeli che hanno vissuto un’esperienza matrimoniale infelice, la verifica dell’invalidità del matrimonio rappresenta una via da percorrere.

Non è una novità è la strada che la Chiesa ha sempre tenuto in considerazione.

Ma è ovvio che il passaggio da questo Tribunale, per i risposati che volessero accedere alla Comunione, è obbligatorio semplicemente perché la Chiesa non può sostenere due matrimoni.

Resta allora il problema di quei matrimoni che il Tribunale reputa validi, cosa fare con i risposati le cui seconde nozze restano illecite e ricadono nel sesto comandamento?

Qui le parole dei Padri sinodali e del papa si sciolgono in uno tsunami di grandi proporzioni: il “caso per caso”, le attenuanti, l’ammmmore, la misericordia come se prima, in passato, avessimo avuto una Madre cattiva e matrigna mentre oggi abbiamo finalmente una Madre misericordiosa….

La loro colpa è anche nell’uso di un linguaggio assolutamente inadatto a comprendere la portata della legge di Dio e alla disobbedienza di questa. Si ha paura di dire le cose come stanno e il papa continua ad accusare di rigidità quanti usassero le parole contenute nella Dottrina per spiegare a queste persone come stanno realmente le cose. Ed è certo che modificare l’uso del linguaggio finisce inevitabilmente per nascondere la dottrina o metterla a tacere, con i risultati che stiamo appunto vedendo.

12171975_10206826203125381_1015138795_oMa i Padri sinodali hanno difeso la HV e la FC, dunque le chiacchiere mediatiche o dei vari vaticanisti di turno, stanno a zero.

Quando si cita o si difende un Documento lo si intende nella sua integrità e i padri lo hanno detto che nella FC ci sono “le linee fondamentali per la pastorale della famiglia”. Non si tratta perciò di un solo paragrafo, ma di tutto l’insieme.

Il n. 53 del testo finale sinodale, dice:  “Lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; GS, 22) ispira la cura pastorale della Chiesa verso i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile o sono divorziati risposati. Nella prospettiva della pedagogia divina, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione…”. LA GRAZIA DELLA CONVERSIONE… questo è l’approdo dell’accompagnamento e del cammino per queste persone a cui si riferiscono i padri sinodali.

La confusione, cari Padri, nasce dall’aver abbandonato quel saggio consiglio del Nostro Signore Gesù Cristo: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno…” (Mt.5,37), che sapeva senza dubbio quel che diceva e che per aver obbedito la Chiesa si è trovata bene in campo dottrinale in questi duemila anni mentre, è inutile nasconderselo, i problemi di oggi che non sono solo di natura sociale e culturale del nostro tempo, hanno origine anche dal nuovo linguaggio del mondo che è quello della politica corretta, quello della paura di cosa poi diranno i mass-media, quello del “se dico così” almeno continueranno a darmi l’ottoxmille, quello del compromesso con il mondo.

Come conclusione delle nostre riflessioni vogliamo condividervi quelle di un “nonno di strada” che esprime cinque punti semplici e nodali di cui uno indiscutibile, apparso qui su La nuova bussola quotidiana.

Riportiamo qui solo alcuni punti che facciamo completamente nostri:

  1. Non sento, in questo periodo, l’invito primario a convertirsi a Cristo, anche e forse soprattutto quando si parla di famiglia.
  2. In questo contesto pluriforme, non sento più parlare della virtù della castità, neppure da parte di tanti padri sinodali. Hanno forse vergogna della integralità di Cristo, di fronte ad un mondo che assume altri criteri molto più sbrigativi e istintivi? Stanno forse dimenticando che è possibile a Dio ciò che sembra impossibile agli uomini?
  3. Giustamente questo giornale ha rilevato che nel Sinodo pare che si parli molto poco del peccato originale, senza del quale non si capiscono tante cose. Teniamo  presente, ad esempio, che la maggioranza dei divorziati non ha nessuna intenzione di comunicarsi dopo la rottura del matrimonio. Ho l’impressione che, su questo specifico tema, molti non abbiano a cuore la “misericordia”, ma altro.
  4. Ma oggi è molto difficile sentire parlare di sacrificio, oltre che di peccato originale. Probabilmente, qualche teologo inorridirà di fronte a quanto ho qui espresso. Pazienza, sono pronto a correggermi. Solo sul punto n. 1 non si può discutere, anche se è quello più messo sotto silenzio.

Te Deum laudamus, dunque, anche questa è finita, ad ogni giorno basta la sua pena, andiamo ora a raccogliere i cocci per riportare in prima linea il valore del contenuto dottrinale del Vangelo per la salvezza delle nostre anime e di quelle del nostro prossimo.


APPROFONDIMENTI:

Un pensiero riguardo “Il sinodo è finito. Le “sinodate” anche?

  1. Molto interessante l’articolo…. mi soffermo al punto 2 delle riflessioni del “nonno di strada”, quello sul valore della castità… e pensavo:
    perchè a nessuno dei Vescovi o cardinali non è venuto a mente di parlare della loro testimonianza sul valore della castità? 😉
    Al Sinodo hanno richiesto la testimonianza dei coniugi, e siamo per altro nell’Anno della Vita consacrata… eppure a nessuno è venuto a mente (e neppure nella relazione finale) di dare la propria testimonianza della propria castità anche a vantaggio proprio delle famiglie.
    Pensiamoci bene! La Famiglia è importante e di lei si parlava, ma anche la rinuncia che il Sacerdote ha fatto per aiutare le famiglie a crescere e a restare in Cristo (ecco i Sacramenti) è un valore che può aiutare i divorziati-risposati, la cui nullità al precedente matrimonio non fosse possibile, a prenderla in seria considerazione 😉
    La vera amicizia con un prete santo, con un bravo Vescovo, può aiutare queste persone a comprendere il valore di un sacrificio…

    Penso che nel Sinodo si sia sprecata questa grande opportunità, preghiamo affinchè magari ora a qualcuno venga in mente…. e si possa battere anche questa pista….

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