Il culto della figura mediatica di papa Francesco

Facendo qualche ricerca in rete, abbiamo trovato il blog personale di Piero Stefani, giornalista di Adista, credente di stampo modernista. Lo diciamo senza polemiche, ma è evidente da ciò che scrive – che egli espone con educazione e pacatezza – che fa propria la dottrina modernista, condannata dal papa San Pio X. Il nostro infatti non ama la struttura dell’istituzione del papato, a differenza nostra che siamo papisti, ma non bergogliosi. Noi amiamo Francesco in quanto Papa, non per ciò che mediaticamente può rappresentare per progressisti e laicisti. Dunque vi proponiamo uno stralcio di un articolo di Stefani dello scorso febbraio (scritto in occasione del secondo anniversario della rinuncia di Benedetto XVI) in cui, riguardo la figura mediatica di papa Francesco, egli giunge alle nostre stesse conclusioni, ma per motivi, ovviamente, diametralmente opposti ai nostri.

di Piero Stefano (08-02-2015)

[…] Il tempo opportuno [per riformare il papato secondo il modernismo, ndr]  sembrò concretizzarsi il 13 marzo 2013 quando dalla loggia di San Pietro fu annunciata l’elezione al soglio pontificio del card. Bergoglio.  Alla scelta inedita del nome, Francesco, si accompagnò un modo di presentarsi al popolo incentrato sul definire se stesso esclusivamente come vescovo di Roma. Il tempo della collegialità e del ridimensionamento della centralità verticistica sembrava ormai alle porte.

October 4, 2015Lo stile popolare nelle parole e nei gesti di Francesco furono accompagnati dalla rottura con molti schemi propri dell’etichetta della “corte papale”. […]

[…] Il Vaticano II è stato forse il primo esempio di un avvenimento ecclesiale di lunga durata dotato di un forte impatto giornalistico e televisivo; tuttavia i giornali e la televisione di allora sono abissalmente differenti da quelli di oggi; dal canto loro, a quel tempo, la rete e il social network erano ben lungi dal venire. Nel Sessantotto il simbolo per eccellenza della comunicazione fu il ciclostile. Nei successivi anni di piombo si parlava ancora di volantini.

Perché questa apparente digressione? Perché il pontificato di papa Francesco è mediatico come nessun’altro in precedenza.

Anche il «grande comunicatore» Giovanni Paolo II, al confronto, sembra appartenere a un mondo superato. L’unicità di una figura vestita in modo diverso da quello di tutti gli altri fratelli nell’episcopato, accompagnata dall’informalità nei comportamenti, nelle parole e nella comunicazione di Francesco hanno reso il papa una icona mediatica che non conosce confronti. La centralità del pontefice, lungi dall’essere ridimensionata, oggi è esaltata in maniera assoluta. La sua immagine è ovunque. Tutti sono obbligati a parlare di lui. Questo articolo non fa ovviamente eccezione.

La valanga delle pubblicazioni dedicate a papa Francesco si può spiegare anche a motivo del disperato bisogno di trovare lettori da parte di chi cerca di vivere attraverso la produzione cartacea. Si tratta di una forma di sfruttamento ancora contenuta data la natura “arcaica” del mezzo.

Non così per altre forme di comunicazione che vanno dalla rete alla presenza fisica di masse sterminate di persone (a Manila si è parlato di 7 milioni) radunate per partecipare a un evento che, de facto, vede al centro il Papa e non la celebrazione del mistero di Gesù Cristo.

Tutto ciò è oggettivamente in conflitto con il messaggio di povertà che Francesco vuole trasmettere. Per portare il discorso a un estremo volutamente paradossale, il papa si impegna a comunicare la centralità del vangelo ma l’attenzione ricade più su di lui che su Gesù Cristo. […]

Fonte: pierostefani.myblog.it

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