Quando la “lombardite” supera le “bergoglionate”…

Emergenze immigrazione clandestina: «Santo Padre, chi paga?»

L’emergenza muove Padre Federico Lombardi, portavoce del Papa, a dare un comunicato ufficiale alle sue parole all’Angelus di domenica 6 settembre – vedi qui – e fra le altre cose dice:

Comunità parrocchiali e non case “canoniche”

federico_lombardiNaturalmente quando il Papa parla delle parrocchie, intende infatti le comunità parrocchiali come comunità inserite nel territorio e non solo i parroci con le case “canoniche”; le comunità parrocchiali potranno trovare in forme diverse le vie adatte per realizzare l’accoglienza.

Mentre quando parla delle comunità religiose tornano alla mente le parole forti che aveva già usato tempo nella visita al Centro Astalli di Roma con riferimento ai “conventi  vuoti”: Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti…

Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire” (10 settembre 2013).

Per quanto riguarda infine le “due parrocchie” del Vaticano, il Papa si riferisce alla parrocchia di Sant’Anna e alla Basilica di San Pietro, che sono due realtà assai diverse l’una dall’altra e troveranno quindi ognuna il modo proprio per rispondere all’appello del Papa.” (Padre Lombardi da Radio Vaticana 7 settembre 2015 – vedi qui testo integrale – )

Il testo va sviscerato perché il Papa all’Angelus di ieri non ha detto propriamente così e noi con voi vogliamo ragionarci su.

Intanto nessuna meraviglia perché, vuoi per provocazione quando si dice sempre “ebbene, aprite voi cattolici le chiese per riparare i rifugiati, gli immigrati, apra il Papa San Pietro e il Vaticano, ecc.., vuoi per forma ironica richiesta da chi vorrebbe vedere San Pietro ridotta a tutto fuorché ad un Tempio santo, ci stiamo arrivando, ma il Papa non parla affatto di una accoglienza numerica senza controllo.

Il Papa aveva già fatto simili discorso nel 2013 e si era già discusso in quei giorni sul perché il Papa non obbligasse i superiori dei tanti conventi in disuso, ad aprirli per accogliere gli immigrati.

Semplice si disse! I motivi sono due: primo il Vaticano non ha questo genere di “potere” sulle case e conventi dei religiosi, può sollecitare ed invitare, può imporre per ospitare una emergenza come fece Pio XII quando diede l’ordine di ospitare nei conventi – anche di clausura se necessario e come avvenne – per rifugiare i perseguitati dalla guerra e dalla dittatura in Italia, ma neppure un Papa può imporre alla fine dei giochi che i conventi diventino altro, una cosa è un rifugio momentaneo, altra cosa è quello che oggi si sta chiedendo “dare questi conventi per altro” e che si capisce bene quanto dall’emergenza lo stazionamento diventerebbe definitivo per molti.

0031 lombardite 1Così viene il secondo punto: i soldi, e non è un problema da nulla.

Chi paga? Questo ancora nessuno lo chiarisce.

Siamo d’accordo sul fatto che è meglio dare questi conventi ai poveri immigrati piuttosto che vederli trasformati in alberghi lussuosi e per pochi, a pagamento esoso come sta avvenendo, ma è necessario anche scendere un tantino dai castelli in aria per chiedersi, con tutta onestà:

“Santo Padre, chi paga?”

Perché alla fine della fiera il problema non sta tanto nell’accoglienza, ma nel mantenimento!

Per chi come noi vive nelle realtà parrocchiali, sa benissimo quanto questi appelli non possono riuscire come dovrebbero per svariati motivi:

  1. il primo è che a parte i Movimenti ecclesiali che vi stazionano usandoli come “quartieri generali” e per fare adepti, le comunità parrocchiali esistono solo per incontrarsi periodicamente come punti di aggregazione, appunto, per il catechismo, per le Messe e per le gite parrocchiali;
  2. il secondo punto è che tutti conosciamo la fatica fatta negli anni per avere nelle parrocchie dei locali minimi e decenti adatti alla catechesi e di quante volte gran parte delle parrocchie hanno vissuto l’emergenza esse stesse con locali fatiscenti, ospitati per anni in garage in mancanza proprio di locali, ecc..
  3. il terzo punto è quello più emblematico: i soldi!

Si fa presto a dire che il danaro è lo sterco del diavolo, ma allora ci si dovrebbe chiedere perché alla fine, a cominciare dal Papa e per non parlare dello Stato come abbiamo fatto presente in un altro articolo – vedi qui –, tutti ci chiedono soldi!

Molti parrocchiani si sentono in imbarazzo quando vanno in chiesa parrocchiale perché i parroci, alla fine di ogni messa, sviolinano una serie di “urgenze” alle quali il parrocchiano è chiamato a far fronte, ne citiamo alcuni e chi ha il coraggio di smentire, smentisca:

  • una domenica scade l’abbonamento di Avvenire, e si invitano i parrocchiani a sostenere il giornale dei Vescovi italiani
  • una domenica si assiste al richiamo dell’abbonamento al giornale diocesano (ringraziamo Dio che è cessato l’invito ad un altro giornalaccio spacciato per cattolico);
  • una domenica c’è l’invito per la raccolta fondi per i seminari diocesani;
  • una domenica c’è la raccolta fondi per il sostentamento del Clero;
  • una domenica c’è la supplica per la raccolta Caritas;
  • una domenica c’è la richiesta di fondi per la parrocchia stessa;

e la lista continua. L’accoglienza ha dei costi enormi e possiamo credere senza dubbio alla Divina Provvidenza e noi a Lei ci crediamo eccome, ma l’organizzazione che viene chiesta alle parrocchie, anzi alle “comunità” parrocchiali, non è affatto così semplice come la fanno dalla Santa Sede.

Se le comunità parrocchiale si trasformeranno – parliamo appunto dei locali – in mini appartamenti per immigranti (perché è questo scenario che esce dalle parole di Padre Lombardi), dove faranno il catechismo i gruppi preparatori ai Sacramenti?

Parliamo anche di praticità ed igiene personale: solitamente il bagno è uno solo e senza doccia e senza vasca da bagno. Trasformati i locali parrocchiali in mini appartamenti, dove li mandiamo per lavarsi e per i propri bisogni corporei?

Un conto è appunto l’emergenza e tutto si può fare quando i tempi si sanno limitati, altra cosa è l’intenzione dello stazionamento e questo non è fattibile.

Ora, tutta questa premessa per spiegare che ciò che il Papa chiede però NON è come l’ha espresso Padre Lombardi, il Papa all’Angelus citato ha detto un’altra cosa:

Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia.”

Dunque: “ accogliere una famiglia di profughi….

UNA FAMIGLIA DI PROFUGHI, ripetiamo, UNA FAMIGLIA….. e non una invasione barbarica e senza controllo e indiscriminatamente. Questo Padre Lombardi non l’ha specificato mentre è così chiaro e limpido nelle parole dirette del Papa.

Ora si che ragioniamo: se ogni parrocchia si facesse carico di una, ma a questo punto anche due o tre FAMIGLIE DI PROFUGHI, il discorso cambia ed è realizzabile.

Ogni famiglia della comunità parrocchiale sarebbe infatti in grado di creare un calendario rotatorio ma stabile per prendersi cura di una FAMIGLIA DI PROFUGHI e il tutto sarebbe sotto controllo, avverrebbe in modo ordinato ed equilibrato aiutandosi davvero e reciprocamente, l’un con l’altro sotto anche la vigile attenzione del parroco.

Allora anche i conventi e monasteri nelle loro foresterie potrebbero accogliere UNA FAMIGLIA DI PROFUGHI….

E i costi? beh, un conto è prendersi cura di UNA FAMIGLIA DI PROFUGHI (insistiamo volutamente a scrivere in maiuscolo quanto specificato dal pontefice e tacitato da Padre Lombardi) insieme alla comunità parrocchiale, altra cosa è doversi occupare di 50, 70 persone, ma anche 20, specialmente anche di giovani o trentenni nullafacenti, senza lavoro e pure pretendenti ad essere trattati con lusso come è accaduto questa estate in alcuni centri dove – gli immigranti – si sono lamentati dei condizionatori guasti e del cibo scadente e del fatto che non avessero soldi da spendere, denunciando pure una certa depressione perché si sentivano come in un carcere (sic!)…

In conclusione: la “bergoglionata” di Papa Francesco è furbesca quanto alla fine potrebbe funzionare perché non è stupida.

Basti pensare come quando si fanno le adozioni a distanza…. prendersi cura di UNA FAMIGLIA DI PROFUGHI è come prendersi cura di una “adozione a distanza”, e questo tutti lo possiamo fare e tutti possiamo aiutare, nelle proprie parrocchie, il parroco a prendere questo impegno.

Il fatto grave è che nessuno della Gerarchia, Papa compreso, si è dato da fare neppure per le famiglie italiane… ma questo è un altro discorso che non vogliamo usare a discapito di UNA FAMIGLIA DI PROFUGHI.

Se il comunicato ufficiale di Padre Lombardi avesse dovuto facilitare la comprensione delle cose, ci viene nuovamente confermato che quella Sala Stampa ha davvero dei grossi problemi di comunicazione e che ancora una volta siamo invitati a leggere direttamente la fonte, direttamente le parole del Papa le quali, per quanto bergoglionate possa dire, è certo che alla fine una giusta la dice e senza il bisogno di ascoltare altri comunicati in sua vece.

È come la storia dell’orologio rotto che almeno due volte al giorno è certo che ti darà l’ora giusta.

6 pensieri riguardo “Quando la “lombardite” supera le “bergoglionate”…

  1. A ben riflettere su questi fatti e su questa emergenza planetaria, c’è un punto che, a mio parere, si tace. L’accoglienza è indiscutibile, perchè il problema va risolto a monte, alla partenza e non quando ti sono arrivati in casa, in questo caso è un dovere aiutarli, ognuno per come può. Ma nessuno riflette sul fatto che anche gli immigranti hanno dei doveri verso chi li ospita…..
    non è che, perchè sono immigranti, possono comportarsi come vogliono e dimenticare che hanno dei doveri verso gli usi e costumi del paese ospitante.
    Di questo non si parla mai!
    è la famosa integrazione che da noi è vista solo a senso unico e cioè che dobbiamo essere noi ad integrarci a loro mentre non si discute mai del contrario.
    Infine ma non meno importante andrebbe chiarito (visto che li si citano spesso come esempio) che i cristiani dei primi secoli del cristianesimo, a partire da quanto riportato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, chi veniva accolto nella comunità diventava Cristiano 😉
    Nei primi secoli l’Islam, il musulmano non esisteva, Maometto arriverà 400 anni dopo Cristo, perciò l’immigrazione era fatta da gentili, i pagani, e comunque sia era fatta sempre a maggioranza cristiana, di quei cristiani che perseguitati, venivano accolti nelle altre comunità.
    La Didachè ci ricorda che i i Cristiani si distinguevano per l’accoglienza, ma tutto seppur mosso da un moto gratuito e di gratuità, era alla fine finalizzato per far conoscere il Cristo, l’accoglienza non era fatta a nome proprio, ma in nome di Cristo 😉
    Durante una grave carestia un Padre della Chiesa riceve da Roma una lettera del Papa con una raccolta fondi per “i cristiani di Gerusalemme”, la prima forma di carità era per le comunità Cristiane come infatti ammonisce il Patriarca, oggi, in Siria e che ben ha di che lamentarsi quando non accetta che i Cristiani siriani vengano confusi con il moto migratorio islamico 😉 ma anche su questo si tace!

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  2. Piccolo ed insignificante dettaglio. O quasi. Quando Pio XII fece aprire i conventi ai perseguitati non lo disse dai tetti per essere ammirato dal mondo. Ma agì in silenzio, perché il mondo non lo lodasse. E si riferiva ai veri perseguitati ovviamente.

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