Sinodo episcopale del 2001, il Bergoglio sconosciuto

L’allora arcivescovo di Buenos Aires partecipò per la prima volta ad un sinodo episcopale nel 2001, dedicato proprio al ruolo del vescovo in quanto servitore del Vangelo. Leggete con molta attenzione il suo intervento: incontrerete un Jorge Mario Bergoglio sconosciuto.

Una nota curiosa – ma benemerita – di un piccolo intervento dell’allora cardinale Bergoglio al Sinodo dei Vescovi del 2001:

Nell’Instrumentum laboris del Sinodo 2001 – IL VESCOVO SERVITORE DEL VANGELO DI GESÙ CRISTO PER LA SPERANZA DEL MONDO – vedi qui il testo integrale – si discusse il ruolo del Vescovo e i suoi compiti a riguardo anche della communio e della sussidiarietà. Così si esprimeva il Sinodo a riguardo:

«Una condizione sfavorevole a questa “communio”, come viene da molti avvertito, spesso è data dalla vastità della diocesi e dai molti impegni del vescovo. Infatti, sottolineano le risposte, c’è pericolo che anche nel modo di governare del vescovo si introducano elementi meno confacenti ad una pastorale genuinamente evangelica, al punto che la gente rischia di paragonarlo ai notabili secolari. A volte la stessa presenza del vescovo accanto ad autorità civili sembrerebbe fare ombra alla sua autonomia e quindi alla sua figura.

Inoltre, in quelle società che nutrono sentimenti contrari ad un certo esercizio dell’autorità si manifesta una qualche tendenza a rivedere la figura del vescovo, dando interpretazioni particolari al principio di sussidiarietà e all’istituto della consultazione. Questo perché spesso l’autorità viene vista solo come “potere”.

I vescovi possono superare tutto questo con l’esercizio della loro prerogativa di padri, per cui si presentano come successori degli Apostoli non solo nell’autorità che esercitano, ma nella loro forma di vita evangelica, coerente con quanto annunciano, nelle sofferenze apostoliche, nella cura amorevole e misericordiosa dei fedeli, specialmente dei più poveri, bisognosi e sofferenti.

In questo saranno segno di Cristo in mezzo al popolo di Dio e il loro stesso governo veramente pastorale sarà un annuncio del Vangelo della speranza. Certe forme e attribuzioni esteriori, come titoli onorifici e vesti, non debbono offuscare il ministero episcopale di insegnamento in parole ed opere.

Colui che deve essere icona viva del Cristo, che ha lavato i piedi ai suoi discepoli come Signore e Maestro, deve mostrare con la sua vita semplice e povera il volto evangelico di Gesù e la sua qualità di vero “uomo di Dio” (cf. 2 Tim 3,17)».

L’allora cardinale Bergoglio si espresse appunto contro un libertinismo del ruolo dei vescovi o di un suo appiattimento nell’interpretazione modernista e neomodernista di “communio”.

Nella relazione dopo la discussione (post disceptationem) letta proprio da lui, così si espresse:

«Diverse volte in aula si è menzionato il “principio di sussidiarietà”. Ci si è inoltre interrogati sullo studio, raccomandato dal Sinodo straordinario del 1985, per verificare il grado in cui tale principio potrebbe essere applicato nella Chiesa. Il modo in cui è stata espressa la questione nel Sinodo, dimostra che non si tratta di un problema risolto. Infatti, Pio XII, Paolo VI e, per ultimo, Giovanni Paolo II, con riferimento alla particolare struttura gerarchica della Chiesa, che essa ha per volontà di Cristo, hanno escluso un’applicazione del principio di sussidiarietà alla Chiesa nel modo in cui tale principio viene inteso e applicato nella sociologia».

Un Bergoglio sconosciuto. E inedito.

5 pensieri riguardo “Sinodo episcopale del 2001, il Bergoglio sconosciuto

    1. Anche io pensavo ad una rivelazione…. rivelazione 😀 e confesso che tremo pure quando leggo titoli “attraenti”…. però a legger bene c’è una nota che a mio parere dovrebbe essere la vera notizia… ed è quella in neretto a chiusura articolo… Mi sembra importante che a quel sinodo 2001 Bergoglio abbia detto chiara anche la sua posizione a riguardo della collegialità perchè, è chiaro questo, a questo si riferisce la nota, insomma lui la pensa come Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II e non sembra azzardato dire che la pensa pure come Ratzinger Benedetto XVI dal momento che Communionis notio è sua:
      http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_28051992_communionis-notio_it.html
      e a quel sinodo del 2001 si parlò anche della collegialità sprangando le porte alle presunzioni progressiste come del resto sta dimostrando oggi da Papa 😉 collegialità, insomma, fino ad un certo punto, ma il Papa è Papa e nessun vescovo gli si può equiparare. Mi sembra questa la notizia….

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  1. I gesuiti amano molto ripetere l’espressione del loro fondatore, S. Ignazio: “La nostra amata Chiesa gerarchica”. Bergoglio la ripeteva da cardinale, lo ha fatto anche da papa.

    Senza contare che per un generale latinoamericano membro della Compagnia di Gesù non è niente di più confortevole che comandare… ^_^

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