Le “parolinate” del card. Parolin

Immigrazione e “parolinate”: le nostre osservazioni.

Sì, parolinate, quelle espresse dal cardinale Segretario di Stato del Santo Padre Francesco, Pietro Parolin e perché, diciamocelo onestamente, qui due sono le cose: o si finge di non sapere, o si finge sapendo di fingere (non vogliamo usare di proposito il termine mentire perché sarebbe tutto un altro discorso).

Il card. Pietro Parolin
Il card. Pietro Parolin

Radio Vaticana ha riportato oggi stralci dell’omelia di Parolin alla Messa al Policlinico Gemelli – vedi qui – e dopo aver tentato di spegnere l’incendio acceso dal piromane segretario della CEI Galantino,  a chi accusa la Chiesa di ingerenza quando parla di immigrazione, il cardinale risponde così:

“Io credo che la Chiesa deve parlare e deve parlare anche su questo tema dell’immigrazione, soprattutto nel senso di chiedere a tutti uno spirito e un’apertura all’accoglienza, a non avere paura dell’altro, e a cercare di integrare le differenze per costruire un mondo più giusto e solidale”.

E di questo vogliamo parlare anche noi non solo perché siamo “membra vive della Chiesa”, ma perchè siamo anche cittadini di questa Nazione, ed essendo nel mezzo (tra voi Pastori e i politici) spesso veniamo tirati di qua e di la e di questo, scusate, siamo anche un po’ stufi, soprattutto quando non si dicono le cose come stanno.

Siamo stanchi di questo idolo invocato quale “spirito di apertura” e di accoglienza, soprattutto quando lo Stato Vaticano non ci dice dove dobbiamo accoglierli, in quali strutture e soprattutto chi deve pagare?

Siamo stanchi che si confonda l’impossibilità oggettiva di non poter accogliere “tutti e chiunque” con “la paura”, ma stiamo scherzando? ma paura di chi e di che? Noi non crediamo che l’Isis colpirà attraverso queste immigrazione, ma santo cielo, basta con questo “non aver paura dell’altro” e ci venga spiegato a quale integrazione ci si riferisce: siamo al sincretismo delle identità culturali?

Siamo stanchi delle frasi ad effetto e degli slogan: “per costruire un mondo più giusto e solidale”, cioè abbiamo bisogno dell’immigrazione forzata per costruire un mondo giusto e solidale?

Una volta la Chiesa parlava usando le frasi del Vangelo, dove sono finite? E di grazia, dove sono questi slogan espressi nei Vangeli?

Ci sono migliaia di Famiglie con figli che in Italia vivono nell’emergenza perché vivono con 1500 euro al mese e non arrivano alla fine del mese e voi, Gerarchia cattolica, avete il coraggio di rivolgervi così magari alimentando sensi di colpa o peggio, alimentando davvero risposte inquietanti o del tipo: no scusi Parolin, ma perché non integrate questi immigrati nella Città del Vaticano o nelle centinaia di strutture cattoliche in disuso o adibite ad hotel di gran lusso a cento euro al giorno?

Noi abbiamo una sola entrata – quando va bene – e ci chiedete soldi, TUTTI: lo Stato ce li prende (trattenute e siamo arrivati al 50%), Voi li chiedete quasi ricattandoci moralmente, ora li dobbiamo anche agli immigrati… per non parlare dell’aiuto alla parrocchia, alla Caritas, alle missioni, no scusate, andiamo a rubare per soddisfare tutte le vostre richieste?

Le strutture dell’Italia sono al collasso e le tasse che ci hanno inflitto sono altissime, siamo quasi a trattenute da usura, ma nessun Vescovo e neppure lei, Parolin, si è mai alzato per difendere i nostri stipendi da fame.

Certo, Parolin ragionevolmente dice:

“Il mio vorrebbe essere, davvero, un appello a tutti a fare il loro dovere. E se qualcuno non lo fa, pensi a qual è la sua responsabilità. Veramente, uniamo le forze per cercare di rispondere a questa emergenza. È un problema mondiale, un problema che esige una risposta ai diversi livelli, con diverse responsabilità, ma che deve vederci tutti coinvolti”.

Bene, cominciamo allora a fare nomi e cognomi di chi deve assumersi queste responsabilità. E’ facile parlare sempre ad anonimi, gli appelli a tutti sono quelli che in genere finiscono per non coinvolgere nessuno. Vero è che noi crediamo in quell’assumersi le responsabilità attraverso le quali poi ognuno di noi risponderà a Dio in base a Mt. 25,31-45 ma risponderete anche voi del carico pesante, del fardello pesante che avete imposto sulle nostre spalle con certi appelli che non risolvono i problemi ma li inaspriscono e li aggravano ulteriormente.

Le sue, Parolin, sono davvero “parole vuote di contenuto”, non sono di aiuto e non aiutano ad affrontare i problemi dell’immigrazione.

Parole, parole, parole, parole, soltanto parole, come ci cantava la grande Mina.

Ci perdoni se abbiamo un po’ giocato con il suo cognome, ma nulla avviene per caso.

Eminenza, il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che le autorità delle nazioni hanno il diritto e il dovere di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune ( Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2241 ) e lascia alle autorità civili il compito “loro proprio” di valutare le capacità concrete di accoglienza e di integrazione della nazione e, in base a ciò, di studiare i mezzi legislativi adeguati e proporzionati, a seconda delle situazioni concrete, per regolare i flussi migratori e tutelare la comunità anche da fenomeni di criminalità che possono approfittare dei flussi migratori stessi. Le nazioni sono le famiglie dei popoli e, come nelle famiglie degli individui, l’accoglienza e l’ospitalità può avvenire solo nella misura del possibile e nella salvaguardia dell’autonomia, dell’identità e dell’esistenza della famiglia stessa – vedi qui -.

Il card. Giacomo Biffi
Il card. Giacomo Biffi

E per evitare di dire noi “parolinate”, lasciamo ora spazio al grande cardinale Giacomo Biffi, che diceva:

“E’ incontestabile, per esempio, il principio che a ogni popolo debbano essere riconosciuti gli spazi, i mezzi, le condizioni che gli consentano non solo di sopravvivere ma anche di esistere e svilupparsi secondo quanto è richiesto dalla dignità umana.  (…) ma non se ne può dedurre – se si vuol essere davvero “laici” oltre tutti gli imperativi ideologici – che una nazione non abbia il diritto di gestire e regolare l’afflusso di gente che vuol entrare a ogni costo. Tanto meno se ne può dedurre che abbia il dovere di aprire indiscriminatamente le proprie frontiere…”

e diceva anche a proposito dell’INTEGRAZIONE: “Bisogna perciò concretamente operare perché coloro che intendono stabilirsi da noi in modo definitivo “si inculturino” nella realtà spirituale, morale, giuridica del nostro paese, e vengano posti in condizione di conoscere al meglio le tradizioni letterarie, estetiche, religiose della peculiare umanità della quale sono venuti a far parte”  – vedi qui –.

Riportiamo ancora alcuni passaggi del testo del cardinale Biffi perchè ci sembra proprio dimenticato e che nessun prelato è riuscito ad eguagliare o a superare:

“Che cosa diremo di illuminante e di pratico alle comunità cristiane, che di questi tempi sono per la verità afflitte da poca chiarezza di idee e da molte incertezze comportamentali?

…. i nostri fedeli non devono nutrire complessi di colpa a causa delle emergenze anche imperiose che essi con le loro forze non riescono ad appianare. Sarebbe un implicito, ma comunque intollerabile e grave “integralismo” il credere che le aggregazioni ecclesiali e i cattolici possano essere responsabilizzati di tutto.

Qualche volta i malintesi sono involontariamente propiziati dalle pubbliche autorità che, quando non sanno che pesci pigliare, fanno appello alle nostre supplenze e fatalmente ci coinvolgono (dando in tal modo implicito riconoscimento che le organizzazioni ecclesiali sono tra quelle che in Italia riescono ancora a funzionare).

(..) Dovere statutario della Chiesa Cattolica e compito di ogni battezzato è di far conoscere esplicitamente Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, oggi vivo e Signore dell’universo, unico Salvatore di tutti.

Tale missione può essere coadiuvata ma non surrogata dall’attività assistenziale che riusciremo a offrire ai nostri fratelli. Suppone la nostra attitudine al dialogo sincero, aperto, rispettoso con tutti, ma non può risolversi nel solo dialogo. E’ favorita dalla conoscenza oggettiva delle posizioni altrui, ma si avvera soltanto nella conoscenza di Cristo cui noi riusciamo a portare i nostri fratelli, che sventuratamente ancora non ne sono gratificati.

Inoltre l’azione evangelizzatrice è di sua natura universale e non tollera deliberate esclusioni di destinatari. Il Signore non ci ha detto: “Predicate il Vangelo ad ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama” (cf Mc 16,15). Chi ci contestasse la legittimità o anche solo l’opportunità di questo annuncio illimitato e inderogabile, peccherebbe di intolleranza nei nostri confronti: ci proibirebbe infatti di essere quello che siamo, vale a dire “cristiani”; cioè obbedienti alla chiara ed esplicita volontà di Cristo.

E’ molto importante che tutti i cattolici si rendano conto di questa loro indeclinabile responsabilità. E per essere buoni evangelizzatori, persuasi dentro di sé e persuasivi nei confronti degli altri, essi devono crescere sempre più nella intelligenza e nella gioiosa ammirazione degli immensi tesori di verità, di sapienza, di consolante speranza che hanno la fortuna di possedere: è una effusione sovrumana, anzi divinizzante di luce, assolutamente inconfrontabile con i pur preziosi barlumi offerti dalle varie religioni e dall’Islam; e noi siamo chiamati a proporla appassionatamente e instancabilmente a tutti i figli di Adamo.

(..) Agli immigrati cattolici – quale che sia la loro lingua e il colore della loro pelle – bisogna far sentire nella maniera più efficace che all’interno della Chiesa non ci sono “stranieri”: essi a pieno titolo entrano a far parte della nostra famiglia di credenti, e vanno accolti con schietto spirito di fraternità.

(..) Gli appartenenti alle religioni non cristiane vanno amati e, quanto è possibile, aiutati nelle loro necessità. Da alcuni di loro – segnatamente dai musulmani – possiamo tutti imparare la fedeltà ai loro esercizi rituali e ai loro momenti di preghiera, ma non tocca a noi prestare positive collaborazioni alla loro pratica religiosa.

A questo proposito, è utile richiamare quanto è disposto dalla Nota CEI del 1993, già citata: “Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali” (n. 34).

(..) In un’intervista di una decina d’anni fa, mi è stato chiesto con molto candore e con invidiabile ottimismo: “Ritiene anche Lei che l’Europa o sarà cristiana o non sarà?”. Mi pare che la mia risposta di allora possa ben servire alla conclusione del mio intervento di oggi.

Io penso – dicevo – che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa “cultura del niente” (sorretta dall’edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come unica salvezza per l’uomo – e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa – potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto.

Purtroppo né i “laici” né i “cattolici” pare si siano finora resi conto del dramma che si sta profilando. I “laici”, osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I “cattolici”, lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all’ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione.

La speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a un efficace risveglio sia della ragione sia dell’antica fede.

È il nostro augurio, il nostro impegno, la nostra preghiera”.

E anche il nostro.

Un pensiero riguardo “Le “parolinate” del card. Parolin

  1. Il mio 8 per mille questi se lo scordano fino a quando continueranno con la loro demagogia sinistroide. D’altra parte abbiamo capito che questi soldi alla combriccola Bergoglio&Galantino servono solo per distruggere la Chiesa. E quindi preferisco non dare manforte a questa impresa. L’8 per mille lo daro’ a qualcun altro e spero che facciano tutti cosi’.

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