Più che un papa sembra un guru di Greenpeace

Sembra che il Papa “Verde” Francesco voglia fare un manifesto, all’incrocio tra Legambiente, Greenpeace e Slow Food.

di Gianluca Veneziani (18/06/2015)

Qualcuno avvisi Papa Francesco che avrebbe dovuto scrivere un’opera dottrinale e pastorale e non il testo ufficiale della Carta di Milano per Expo. No perché, a leggere le anticipazioni sulla primaenciclica scritta da solo da Bergoglio (la prima era stata realizzata a quattro mani con Ratzinger),Laudato si’. Sulla cura della casa comune, viene il sospetto che il pontefice si sia tanto innamorato dei temi ecologici e alimentari da aver dimenticato quelli che dovrebbero essere gli argomenti nodali della sua missione di Papa: la salvezza delle anime, la riaffermazione di una vita dopo la morte, o magari la predica di un’esistenza conforme al Vangelo.

A tratti sembra che il Papa “Verde” Francesco voglia fare un manifesto, all’incrocio tra Legambiente, Greenpeace e Slow Food. Bergoglio, come un guru ambientalista qualsiasi, elenca infatti i guasti della “crisi ecologica” in corso: riscaldamento globale, cambiamento climatico, inquinamento, impoverimento della biodiversità. Ci manca solo l’appello al cibo biologico, all’uso di prodotti stagionali e a chilometro zero e l’invito a uno stile di vita sano e dietetico, senza troppi grassi, e stiamo a posto.

Naturalmente l’obiettivo critico del Papa ecologista è sempre il solito: il vecchio, maledetto capitalismo occidentale. Bergoglio, dal pulpito della sua enciclica, tuona contro la politica ambientale dei Paesi più potenti del mondo, contro l’abuso della proprietà privata che andrebbe «subordinata alla destinazione universale dei beni» (e qui il rimando è alla Rerum Novarum di Leone XIII), contesta il consumismo sfrenato figlio della globalizzazione nonché la ricerca affannata della rendita finanziaria, finendo per condannare chiunque voglia privatizzare l’acqua, bene di tutti: «Ciò significa negare ai poveri il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità». Frasi che hanno fatto storcere il naso, e non poco, agli ambienti ultraconservatori statunitensi, i quali avrebbero aperto, come scrive il Corsera, un fuoco di sbarramento contro il testo papale.

Ma anche quando Bergoglio sembra avvicinarsi ai temi più cari alla sensibilità millenaria della Chiesa e parla di “ecologia umana”, si riferisce sempre alla fragilità dei poveri, ai pericoli delle guerre e delle armi che ne mettono a repentaglio la sopravvivenza, al dramma dei migranti che «fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale». Nessun riferimento dunque all’ecologia umana, così come intesa da Papa Wojtyla nell’enciclica Centesimus Annus, nel senso di rispetto primario dell’uomo per la “casa” in cui vive (ecologia deriva appunto da “oikos” e “logos”, “conoscenza della propria casa), ossiail proprio corpo, da cui conseguono inevitabilmente la difesa della vita e la sua intangibilità dal concepimento fino alla morte naturale; nonché per la prima “casa sociale” in cui l’uomo abita e crea il suo habitat, cioè «la famiglia fondata sul matrimonio», da Giovanni Paolo II definita «santuario della vita». Mancano, nel testo di bergoglio, anche riferimenti all’eccellenza creaturale umana, al suo essere primo tra tutte le creature, anzi al suo essere Creatura al centro del Creato, idea a fondamento della stessa antropologia cristiana, dalla Genesi in poi (fu creato per ultimo il Primo, in una sorta di anticipazione della frase evangelica «gli ultimi saranno i primi»). D’altronde la stessa etimologia latina denota questa prerogativa, nel participio futuro Creatura (colui che sta per creare), che sottolinea un ruolo attivo, creativo e proiettato in avanti, a differenza del participio passato Creato, che indica il dato, passivo e passato.

Mancano nell’enciclica del Papa, a leggerne i passi salienti sui giornali, anche i riferimenti teologici alla Ratzinger, nell’invocazione di quella Casa primaria, cui ogni cristiano dovrebbe aspirare: la Casa del Padre, nonché Casa comune per i credenti.

Bergoglio auspica piuttosto a voce forte «una conversione ecologica» di tutte le persone di buona volontà, anziché predicare una “conversione morale e religiosa”. Il credente si sente davvero spaesato: secoli di pensiero ci hanno parlato del passaggio dalla conversione noetica, meramente intellettuale, di Platone verso l’idea di Bene e di Vero, alla conversione del cuore e dell’anima del cristianesimo, che implica un cambio di rotta nella propria vita, una Rivoluzione seguita a una Rivelazione che incide nella propria carne e nel proprio vissuto. Ed eccoci invece un Papa che ci parla di conversione all’ambiente, che ci invita a stare attenti all’effetto serra, allo scioglimento dei ghiacci, alla scomparsa di specie animali, alla deforestazione e all’allarme rifiuti.

Be’, c’è da restare perplessi. Se volevamo suggerimenti simili, ci saremmo affidati al WWF. Senza necessità di ricorrere al Cantico delle Creature che pure – e questo il Papa non può averlo trascurato – nell’esaltazione di tutto il Creato, magnifica soprattutto l’eccellenza straordinaria dell’uomo, l’unica creatura in grado di lodare le meraviglie di Dio, di farne canto e di tradurle in un inno a Lui, che le ha create.

Fonte: lintraprendente.it

 

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