Francesco fustiga la curia. Ma quanta distanza tra le parole e i fatti

Si avvicina il summit sulla riforma del governo centrale della Chiesa. Ma intanto il papa va avanti per conto suo. In qualche caso cacciando i buoni e premiando i cattivi.

di Sandro Magister (23 gennaio 2015)

Un anno fa papa Francesco riunì i cardinali per due giorni e a porte chiuse, a confrontarsi sulle questioni della famiglia. E furono due giorni di fuoco. Il prossimo mese li riunirà di nuovo, questa volta a discutere di riforma della curia, e sarà anche qui battaglia.

Perché di idee riformatrici ne sono spuntate tante e contrastanti, almeno tante quante le teste dei nove cardinali che fanno da consulto al papa, e qualcuna persino impresentabile. Come quella di sottomettere a un costituendo dicastero della giustizia i vari istituti e gradi del sistema giudiziario vaticano, compresa la penitenzieria apostolica che giudica in foro interno. Con offesa orribile, se messa in atto, della divisione tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario che è vanto degli Stati moderni da Montesquieu in poi.

Infatti Francesco ha preso tempo. Ha detto che non tirerà le fila della riforma prima del 2016. E intanto procede come un generale dei gesuiti, decidendo da sé ciò che gli preme da subito, a dispetto della conclamata collegialità del suo governo.

Nel far gli auguri di Natale ai capi di curia ha sbattuto loro in faccia una diagnosi catastrofica delle loro “malattie”, ne ha elencate quindici, una più abietta dell’altra. Ma se poi si vanno a guardare le poche rimozioni e promozioni che il papa ha fatto finora, c’è da restare sbalorditi. Il più illustre dei defenestrati è il cardinale Raymond L. Burke, grande canonista, al quale anche gli avversari riconoscono competenza e dirittura morale.

Mentre il più incredibile dei promossi è monsignor Battista Ricca, richiamato a Roma anni fa dal servizio diplomatico dopo che aveva dato scandalo in tre nunziature diverse, l’ultima a Montevideo dove s’era portato il suo amante, ma poi rientrato miracolosamente in carriera come direttore delle due residenze romane di via della Scrofa e di Santa Marta e soprattutto come amico di tanti cardinali e vescovi ivi ospitati da tutto il mondo, compreso colui che oggi è papa e l’ha fatto prelato dello IOR, cioè suo uomo di fiducia nella banca vaticana.

Non ha avuto fin qui il minimo seguito il proposito che Bergoglio aveva esternato due primavere fa: di sgominare in curia quella “lobby gay” che egli vi aveva trovato viva e vegeta.

Molto più che in curia, è col sinodo dei vescovi che questo pontificato innova.

Francesco ne ha fatto una struttura quasi permanente, ridando libero corso a discussioni che i papi precedenti avevano chiuso, come quella sulla comunione ai divorziati risposati e in definitiva sull’ammissione o no delle seconde nozze.

Ne è nata una battaglia molto accesa tra opposte correnti, con soprattutto i vescovi delle “periferie”, specie dell’Africa e dell’Europa dell’Est, oppositori intransigenti sia del divorzio, sia del riconoscimento delle unioni omosessuali.

Ma alla fine, dopo la sessione sinodale del prossimo ottobre, sarà il papa a decidere, da monarca assoluto, e ha tenuto a ribadirlo citando il codice di diritto canonico. Le sue simpatie palesi sono per l’ala progressista, trainata dai cardinali tedeschi, e per la prassi tollerante delle Chiese ortodosse d’Oriente, che già benedicono le seconde nozze.

Ma Francesco si dice anche affascinato da Paolo VI e continua a portare a modello di coraggio profetico l’enciclica Humanae vitae con cui quel papa condannò i contraccettivi e approvò solo i metodi naturali di controllo delle nascite. L’ha fatto un’ennesima volta a Manila pochi giorni fa, rimarcando però che Paolo VI era anche “molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto comprensivi”.

Ed è così che probabilmente andrà a finire. Francesco terrà ferma a parole la dottrina cattolica dell’indissolubilità e insieme incoraggerà vescovi e clero ad aver compassione e comprensione “pastorale”, cioè pratica, per i matrimoni falliti e rifatti.

Paolo VI, che nel giorno conclusivo dell’ultimo sinodo è stato proclamato beato, si tirò addosso con la Humanae vitae un diluvio di critiche, da fuori e dentro la Chiesa. Per Francesco potrebbe accadere l’opposto, col suo dare apparente soddisfazione sia agli intransigenti che ai novatori.

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Gli scandalosi precedenti di monsignor Battista Ricca sono stati rivelati dettagliatamente da “L’Espresso” nel luglio del 2013, dopo che papa Francesco l’aveva promosso prelato dello IOR:

> Il prelato della lobby gay

Un mese dopo, interpellato da una giornalista brasiliana nel volo di ritorno da Rio de Janeiro a Roma, Francesco si limitò a dire di non aver trovato niente di quei precedenti scandalosi nel fascicolo ufficiale su Ricca che gli era stato dato in visione prima della nomina.

Battista Ricca e Papa Francesco
Battista Ricca e Papa Francesco

Ma di quei fatti – che un decennio prima avevano provocato il richiamo a Roma di Ricca e la sua esclusione da incarichi nelle nunziature – esistevano numerosi testimoni diretti e una inoppugnabile documentazione, che lo stesso papa Francesco si era già fatta consegnare dalla nunziatura di Montevideo.

Segno quindi che il non pentito Ricca, una volta rientrato a Roma, aveva beneficiato in curia di appoggi tutt’altro che marginali, capaci di far sparire dagli archivi vaticani le tracce squalificanti del suo passato e di ricostruire con successo la sua carriera. Fino ad ottenere fiducia e premio dall’attuale papa.

In quella stessa conferenza stampa sull’aereo di ritorno da Rio, Francesco disse di non avere nulla – “chi sono io per giudicare?” – contro una persona che “è gay e cerca il Signore e ha buona volontà”. Ma aggiunse: “Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby di massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me”.

Sta di fatto che un anno dopo, nel luglio del 2014, papa Francesco, lungi dal rimuovere Ricca e dall’intaccare la lobby che lo protegge, lo ha definitivamente confermato nella carica di prelato dello IOR, in cui l’aveva insediato fin lì solo “ad interim”, in via provvisoria.

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La conferenza stampa del 28 luglio 2013 con la domanda al papa sul caso Ricca e la “lobby gay” e la sua risposta comprendente la battuta: “Ma chi sono io per giudicare?”:

> Conferenza stampa del Santo Padre

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I discorsi del viaggio di papa Francesco in Sri Lanka e nelle Filippine, con i riferimenti all’enciclica di Paolo VI “Humanae vitae”:

> Viaggio apostolico 12-19 gennaio 2015

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Fonte: chiesa.espresso.repubblica.it

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