Habemus episcopum Romae

Considerazioni sulla presentazione e il saluto iniziale di papa Francesco.

Alcune parole ambigue dal saluto iniziale del nuovo Pontefice Francesco: “… incominciamo questo cammino: vescovo e popolo (…) Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo” (vedi qui il testo integrale).

Il nuovo papa esce dalla sala della Cappella Sistina con i cardinali Hummes e Vallini.
Francesco esce dalla sala della Cappella Sistina con i cardinali Hummes e Vallini.

Perché “incominciamo”? la Chiesa non è già in cammino da Duemila anni? Qualcuno ha forse interrotto questo “cammino”?

Sappiamo bene che neppure la rinuncia di Benedetto XVI ha “interrotto” il cammino della Chiesa, in fondo dal 28 febbraio dalle ore 20,00 le persone hanno continuato a vivere, a nascere e a morire, a ricevere Sacramenti e a camminare, a confessarsi e a dannarsi, a sposarsi e a dividersi, che cosa è stato interrotto tanto da far dire per due volte al nuovo Pontefice: “questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo”? Non doveva forse egli continuare il cammino intrapreso dai suoi Predecessori?

Un conto sarebbe dire: “comincio con voi questo cammino già avviato nella Chiesa dai miei Predecessori” altra cosa è dire “oggi incominciamo questo cammino nella Chiesa….” alludendo, senza dubbio, ad un nuovo percorso diverso dal precedente, o dai precedenti.

In una nota proprio del giorno 13 marzo, per spiegare ai fedeli cosa sarebbe avvenuto di li a breve, Radio Vaticana ha spiegato: “In questo Conclave sarà il porporato francese Jean-Louis Tauran a rivelarci il 265.mo Successore di Pietro. E questo avverrà dopo che il neo eletto accetterà la nomina e sceglierà il nome pontificale. Solo allora vi sarà la fumata bianca, mentre il nuovo Papa indosserà i paramenti papali nella Sacrestia della Cappella Sistina, nota come “stanza delle lacrime”, riferite alla commozione e responsabilità di salire sul soglio di Pietro. Dopo la preghiera del nuovo Vicario di Cristo e l’ossequio dei porporati, il Conclave verrà concluso sulle note del Te deum. Infine l’annuncio dalla Loggia delle Benedizioni di San Pietro e la prima apparizione pubblica del nuovo Papa” (1).

Come sappiamo e come abbiamo visto il nuovo Pontefice non ha voluto indossare i “paramenti papali” ed aveva già pronti in tasca il suo anello, in sostituzione dell’anello cardinalizio, e la catena d’argento per sostituirla con il cordone indossato da cardinale. Insomma, non vorremo insinuare nulla, ma il neo eletto aveva in tasca gli accessori con i quali si sarebbe presentato appena eletto Papa, e aveva le parole pronte per un programma di riforma pronto.

La prima prova che abbiamo è proprio nel primo Angelus del neo Pontefice. Solitamente nel primo Angelus il Papa cita il predecessore, è un gesto di continuità, un gesto d’affetto che da quando esiste questa tradizione iniziata da Pio XII e, sistematicamente, da Paolo VI, hanno fatto E non un gesto dovuto certamente ma l’aver sostituito questa buona usanza con la citazione di un teologo cardinale discusso per le sue idee, fa davvero pensare.

Ha citato Benedetto XVI alla prima Benedizione, è vero, ma non lo ha citato per ringraziarlo e per affermare una continuità di lavoro, ha detto solo di pregare per lui perché “il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”, punto, poi ha voltato pagina: “E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo.” “E adesso voltiamo pagina, incominciamo…”, come se prima “vescovo e popolo” avessero fatto strade diverse.

Ma ritorniamo al primo Angelus: “In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene…” (2). Il cardinale Kasper viene citato nel primo Angelus di Francesco e, che caso strano, sempre Kasper sarà quel cardinale che il Papa “promuoverà” quale tessitore del Sinodo sulla Famiglia che sarebbe avvenuto nel 2014 ma il cui annuncio fu dato a luglio 2013.

Insomma, un buon cattolico non crede alle coincidenze e non crede al caso.

Nel primo Angelus Papa Francesco promuove Kasper prima di annunciare il Sinodo straordinario sulla Famiglia per poi nominarlo l’apri pista del dibattito sinodale. Chi conosce Bergoglio sa che non è affatto un umorista, non sulle cose serie e che se il suo atteggiamento è gioviale, lo è per indorare la pillola, quando vuole, diversamente sa essere spietato e diretto. In questo caso presenta Kasper e la battuta che fa: “Ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così!”, accompagnata dal sorrisetto, non voleva essere una battuta, ma ci stava dicendo la verità. Bergoglio non fa pubblicità a nessuno! Non appoggia nessuno. Lui prende quello che gli serve e lo presenta a dovere: “un teologo in gamba, un buon teologo”, e con queste parole lo fa entrare di fatto nel suo programma, nei suoi progetti, anzi, diventa ufficialmente per i fedeli il “suo” teologo di fiducia e di riferimento. Non poche persone che magari non avevano mai sentito parlare di Kasper, non importa chi è, assumono in modo condizionato il nuovo teologo perché l’essenziale l’ha detto il Papa che piace: è un teologo in gamba, un buon teologo, e questo basta, magari poi si vanno a comprare il libro citato dal Papa che piace, perché lo ha detto lui, punto!

Il cardinale Kasper era già nell’agenda del nuovo Pontefice (come altri prelati) prima che diventasse Papa perché diciamocelo onestamente, non ci si improvvisa e la canonizzazione di Kasper da parte di Bergoglio, non è un caso, non è “perché stava leggendo in quei giorni (altro caso) il suo libro proprio sulla misericordia”, le coincidenze son troppe.

Una piccola grande curiosità. Il 12 marzo (foto a sinistra) il cardinale Jorge Mario Bergoglio indossava l'anello cardinalizio e il cordone pettorale. Il giorno dopo, quando si presentò al mondo come papa Francesco, indossava il suo anello episcopale e la catena del suo pettorale. Perché portarli con sé durante il conclave? Pensava che nella stanza delle lacrime non ve ne fossero?
Una piccola grande curiosità. Il 12 marzo (foto a sinistra) il cardinale Jorge Mario Bergoglio indossava l’anello cardinalizio e il cordone pettorale. Il giorno dopo, quando si presentò al mondo come papa Francesco (foto a destra), indossava il suo anello episcopale e la catena del suo pettorale. Perché portarli con sé durante il conclave? Pensava che nella stanza delle lacrime non ve ne fossero?

Scrisse Marco Tosatti a poco più di un mese dalla elezione del 13 marzo: “Un altro tassello, minuscolo, ma significativo, è un’altra – anzi forse due – cene. Commensali Jorge Mario Bergoglio, Beniamo Stella (allora Rettore dell’Accademia, la scuola dei diplomatici, e ora Prefetto della Congregazione per il Clero) e il responsabile della Sezione spagnola della Segreteria di Stato, mons. Fernando Chica Arellano. Mons. Chica è anche Assistente dell’Accademia, è stato segretario del Nunzio Stella in Colombia. Una cena in cui il porporato argentino, futuro papa, è stato informato dei profili personali ed ecclesiali dei Prefetti e dei Segretari delle Congregazioni romane. Elementi utili da sapere, prima di entrare in Conclave”. (3)

Intendiamoci bene, non è preoccupante che durante il pre-conclave ci si ascolti fra cardinali e si parli del futuro Papa, anzi è giusto che ne parlino per avere anche le corrette informazioni sul soggetto da tenere in considerazione, ma il caso Bergoglio è davvero atipico e per certi versi imbarazzante. Di fatto e prima ancora di presiedere agli incontri delle Congregazioni per il Conclave, Bergoglio è venuto a Roma senza alloggiare dai Gesuiti e, in tutta riservatezza, ha partecipato ad incontri “riservati” per pianificare la sua stessa elezione.

Un’altro serio vaticanista, Sandro Magister, il 7 luglio u.s. ha fatto un articolo molto importante riportando le parole stesse del Papa in una delle sue ultime interviste sciolte, al Messaggero di Roma.

«Nel conclave che ha eletto Jorge Mario Bergoglio non risulta vi siano stati patti formali o giurati tra i cardinali. Cionondimeno più volte papa Francesco si è professato vincolato da alcune indicazioni fornite dai cardinali nel corso delle riunioni di pre-conclave. Lo ha ribadito di recente, in modo più articolato del solito, nell’intervista data a Franca Giansoldati su Il Messaggero del 29 giugno.

In essa ha detto: “Sul programma [di governo ecclesiastico] seguo quello che i cardinali hanno chiesto durante le congregazioni generali prima del conclave. Vado in quella direzione. Il consiglio degli otto cardinali, un organismo esterno, nasce da lì. Era stato chiesto perché aiutasse a riformare la curia. Cosa peraltro non facile perché si fa un passo, ma poi emerge che bisogna fare questo o quello, e se prima c’era un dicastero poi diventano quattro. Le mie decisioni sono il frutto delle riunioni preconclave. Nessuna cosa l’ho fatta da solo”.

Alla domanda se in questo avesse seguito un “approccio democratico”, il papa ha inoltre risposto: “Sono state decisioni dei cardinali. Non so se un approccio democratico, direi più sinodale, anche se la parola per i cardinali non è appropriata”. Questo quanto detto da papa Bergoglio. Stando alle forme, non vi sarà stato un capitolato o una capitolazione che dir si voglia. Ma nella sostanza vi si è andati vicini» (4).

A che cosa si è andati vicini? Al severo e grave monito inserito nella costituzione apostolica Universi dominici gregis che regola l’elezione del papa, emanata da san Giovanni Paolo II nel 1996 e tuttora in vigore e che dice:

Parimenti, vieto ai cardinali di fare, prima dell’elezione, capitolazioni, ossia di prendere impegni di comune accordo, obbligandosi ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al pontificato. Anche queste promesse, qualora in realtà fossero fatte, sia pure sotto giuramento, le dichiaro nulle e invalide.

Bergoglio, dice giustamente e prudentemente Magister “ci è andato vicino”, ma noi pensiamo ci sia dentro del tutto.

Perché una piccola bugia Bergoglio l’ha detta laddove dice: “Seguo quello che i cardinali hanno chiesto durante le congregazioni generali prima del conclave”. La bugiola sta in quel “durante le congregazioni generali” mentre si sa benissimo che Bergoglio si è incontrato prima delle congregazioni del pre-conclave per pianificare gli accordi per la sua elezione. Si sarebbe andati vicini se fosse vero che Bergoglio “gli accordi presi”, quel seguire quello che i cardinali hanno chiesto, fosse davvero quanto avvenuto durante le congregazioni, ma non è così.

Il conclave più sgangherato degli ultimi 150 anni...
Il conclave più sgangherato degli ultimi 150 anni…

Bergoglio ha avuto incontri riservati ben prima della riunione delle congregazioni, e non per trovare un cardinale papabile, ma per pianificare la sua personale elezione. Questo è il punto.

Premesso e sottolineato che sia a riguardo di mons. Stella, quanto dello stesso mons. Parolin non vi è nulla da dire a riguardo della loro onorabilità sia dottrinale quanto etica e morale, diverso è restare indifferenti a riguardo delle due nomine dal momento che entrambe sono maturate in Bergoglio ben prima che entrasse al conclave e come coronamento alla sua elezione a Pontefice, e questo fa la differenza. Per quanto nomi indiscutibilmente eccellenti, queste candidature non sono “piovute dal cielo” dopo l’elezione di Bergoglio a Papa, ma prima.

Che cosa si dimostra con ciò?

Che Bergoglio aveva preparato – e non già da solo – la sua elezione a Pontefice preparando la squadra di lavoro ben prima delle riunioni delle congregazioni pre conclave.

Da qui si spiegano anche molte cose:

  1. la velocità con la quale il neo eletto Pontefice ha costruito la squadra del suo governo su una imbastitura evidentemente già pronta.
  2. la promozione veloce attraverso la quale il neo Papa ha “premiato” alcune delle persone incontrare, in forma riservata, prima delle Congregazioni e del pre conclave.
  3. il “caso” Kasper attraverso il quale – pur ribadendo di continuo che la dottrina non sarà toccata o cambiata – di fatto il neo Pontefice sta modificando la comprensione della dottrina cattolica.
  4. “nessuna cosa ho fatto da solo” disse il Papa nell’intervista sopra riportata, e qui gli crediamo, egli si muove infatti in due modi apparentemente differenti:
  • non dimentichiamo che è un gesuita ed agirà come tale;
  • al tempo stesso ha raccolto attorno a sé il maggior numero di cardinali e consultori modernisti.

Questo atteggiamento potrebbe avere anche un risvolto in chiave positiva, potrebbe infatti essere una strategia di Bergoglio: avere accanto a se il dissenso interno alla Chiesa per meglio lavorarlo e controllarlo con lo stile tipico del gesuita che lo contraddistingue. Ma potrebbe anche rivelarsi una lama a doppio taglio dal momento che anche Rahner era un gesuita e Bergoglio, come ha detto più volte, non intenderà mai attaccare o condannare le idee di un gesuita.

Quali conclusioni addurre?

Nessuna conclusione perché il Pontificato di Francesco è ancora vigente e sarà la storia a trarre le doverose conclusioni. A noi non rimane che fare proprio il monito di Nostro Signore: “Perseverate!”. Il resto, alla fine della fiera, per quanto interessante e utile per fare discernimento, è nulla al confronto di ciò che dobbiamo essere o diventare: santi nelle e attraverso le tribolazioni.

NOTE

1) Nota di Radio Vaticana 13 marzo 2013.

2) Papa Francesco primo Angelus di Pontificato 17 marzo 2013.

3) Marco Tosatti il 23 aprile del 2013.

4) Sandro Magister 7 luglio 2014 “seguo quello che i cardinali hanno chiesto”.

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