Disputa su Francesco da Buenos Aires

Dario Maria M.

Un altro dialogo tra un illustre professore di un’importantissima università pontificia e me sulla figura di Papa Francesco partendo dalla benedizione che il Papa si è fatto impartire dal patriarca ortodosso Bartolomeo e ancor prima da un pastore anglicano.

PROFESSORE: Recentemente, ho risposto ad un’intervista giornalistica, riguardante la “benedizione” del Patriarca Bartolomeo con il seguente: «Una benedizione è un sacramentale, cioè, un’azione simbolica che offre grazie secondo le disposizioni delle persone che partecipano. La benedizione più frequenti nel vissuto quotidiano dei cristiani è la benedizione prima dei pasti. La persona che offre la benedizione è normalmente scelta tra pari o esercita una certa autorità su coloro che ricevono la benedizione. In quanto il capo del collegio episcopale, il Papa normalmente offre lui la benedizione e in occasioni specialmente solenni può anche offrire una benedizione apostolica con l’indulgenza plenaria. In Turkia, invece, come un gesto di speciale rispetto ed affetto per la Chiesa Ortodossa di Constantinopala ed il suo vescovo, il Patriarca Bartolomeo, il Papa li ha chiesto la benedizione. Il Patriarca, palesemente sorpreso invece di fare una benedizione tradizionale, ha baciato il Papa sulla testa in segno di affetto e venerazione reciproca, per la persona e per l’ufficio. Non è la prima volta che il Papa Francesco fa un gesto forte, sorprendente, e forse di tutto spontaneo che provoca critiche da cattolici molto legati ai protocolli tradizionali. Tuttavia, con questi gesti, il Papa raccoglie affetto da molti perché manifesta la sua autenticità personale ed uno spirito evangelico, in questo caso il suo forte desiderio di unità tra la Chiesa Cattolica e gli Ortodossi». Penso che si può dire una cosa simile sull’incontro con il “vescovo” Welby, cioè, la benedizione è un’espressione di preghiera e di rispetto, anche di affetto. Capisco le critiche ma sono sicuro che tutti i gesti del Papa vanno interpretati secondo la Fede e la Tradizione, solo così possiamo scoprire il loro vero senso e solo così possiamo comportarci da buoni figli. Sei d’accordo?

LA MIA RISPOSTA: Caro professore, grazie della risposta. È molto bello quanto ha avuto la generosità di riportarmi e di scrivermi. Sinceramente sono concorde con lei per il patriarca (con la chiesa ortodossa abbiamo in comune e validi i sacramenti e altro… si può dire che l’unica distanza oggi sia la questione del primato del Pontefice, finche questo termine si potrà usare…) ma mi trova un po’ più distante per il pastore anglicano (la chiesa anglicana non è in comunione con Roma e un suo pastore rimane un laico ma non un laico qualsiasi.. un laico non cattolico). Spesso mi trovo a dibattere sul Papa con il mio padre spirituale: certe cose non arrivo proprio a comprenderle. Antonio Socci è un mio caro amico e mi spiace che il libro che ha scritto abbia creato tanto clamore e giudizi aprioristici da parte di chi, ancor oggi, non lo ha letto. Non sto a guardare la questione del Conclave (chissà quante cose più o meno sante accadono in quelle occasioni… ma Dio sa scrivere dritto su righe storte) quanto piuttosto il Magistero e la Tradizione delle quali la Chiesa deve esserne custode (a riguardo non faccio citazioni perchè lei le conosce anche meglio di me e l’elenco sarebbe anche parecchio lungo). Se un Papa dice in un’intervista”io credo in Dio, non in un Dio cattolico” la frittata è fatta a prescindere. Sono duemila anni che la chiesa giudica le affermazioni dottrinali isolandole dal contesto. Nel 1713, Clemente XI pubblica la costituzione “Unigenitus Dei Filius” in cui condanna 101 proposizioni. Nel 1864, Pio IX pubblica nel “Sillabo” un elenco di proposizioni erronee. Nel 1907, san Pio X allega alla “Pascendi dominici gregis” le frasi incompatibili con il cattolicesimo. E sono solo alcuni esempi per dire che l’errore, quando c’è, si riconosce a occhio nudo. Per altro, nel caso delle interviste di Bergoglio, l’analisi del contesto può persino peggiorare le cose. Quando, per esempio, Papa Francesco dice a Scalfari che il “proselitismo è una solenne sciocchezza”, il normalista subito spiega che si sta parlando del proselitismo aggressivo delle sette sudamericane. Purtroppo, nell’intervista, Bergoglio dice a Scalfari; “Non voglio convertirla”. Ne scende che, nell’interpretazione autentica, quando si definisce “solenne sciocchezza” il proselitismo, si intende il lavoro fatto dalla chiesa per convertire le anime al cattolicesimo. Sarebbe difficile interpretare il concetto altrimenti, alla luce delle nozze tra Vangelo e mondo, che Francesco ha benedetto nell’intervista alla Civiltà Cattolica. “Il Vaticano II”, spiega il Papa, “è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica e di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile”. Proprio così, non più il mondo messo in forma alla luce del Vangelo, ma il Vangelo deformato alla luce del mondo, della cultura contemporanea. E chissà quante volte dovrà avvenire, a ogni torno di mutamento culturale, ogni volta mettendo in mora la rilettura precedente: nient’altro che iol concilio permanente teorizzato dal gesuita Card. Martini. Su questa scia, si sta alzando sull’orizzonte l’idea di una nuova chiesa, “l’ospedale da campo” evocato nell’intervista a Civiltà Cattolica dove pare che i medici finora non abbiano fatto bene il loro mestiere. “Penso alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito”, dice sempre il Papa. “Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con 5 figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?”. Un discorso costruito sapientemente per essere concluso da una domanda dopo la quale si va a capo e si cambia argomento, quasi a sottolineare l’inabilità della chiesa a rispondere. Un passaggio sconcertante se si pensa che la chiesa soddisfa da duemila anni tale quesito con una regola che permette l’assoluzione del peccatore, a patto che sia pentito e si impegni a non rimanere nel peccato. Eppure, soggiogate dalla straripante personalità di Papa Bergoglio, legioni di cattolici si sono bevute la favola di un problema che non esiste. L’aspetto inquietante del pensiero sotteso a tali affermazioni è l’idea di un’alternativa insanabile fra rigore dottrinale e misericordia: se c’è uno, non può esservi l’altro, Ma la chiesa, da sempre, insegna e vive esattamente il contrario. Sono la percezione del peccato e il pentimento di averlo commesso, insieme al proposito di evitarlo in futuro, che rendono possibile il perdono di Dio. Gesù salva l’adultera dalla lapidazione, la assolve, ma la congeda dicendo: “Va, e non peccare più”. Non le dice: “Va, e sta tranquilla che la mia chiesa non eserciterà alcuna ingerenza spirituale nella tua vita personale”. Sinceramente Papa Francesco, a contrario di lei, non sorprende… anzi, dice quello che la folla vuole sentirsi dire. La comunicazione con il popolo, che è diventato popolo di Dio dove di fatto non c’è più distinzione tra credenti e non credenti, è solo in piccolissima parte diretta e spontanea. Mi torna alla mente Mancorda e il concetto di anadiplosi. Pensiamo mediaticamente come fu esaltato il gesto del Papa che scendeva le scale dell’aereo con la borsetta nera… e che annulla l’immagine sacrale tramandata nei secoli per restituirne una completamente nuova: è tutto in quel particolare che ne esalta la povertà, l’umiltà, la dedizione… la prossimità a quanto di più terreno si possa immaginare. L’effetto finale di tale processo porta alla collocazione sullo sfondo del concetto impersonale di Papato e la contemporanea salita alla ribalta della persona che lo incarna. L’effetto è tanto più dirompente se si osserva che i destinatari del messaggio recepiscono il significato esattamente opposto: osannano la grande umiltà dell’uomo e pensano che questi porti lustro al Papato. Per effetto di sineddoche e metonimia, il passo successivo consiste nell’identificare la persona del Papa con il Papato. Come dire, Simone spodesta Pietro… Un cattolico potrebbe sentirsi smarrito davanti a un dialogo in cui ognuno, in omaggio alla pretesa autonomia della coscienza, venga incitato a proseguire verso una sua personale visione del bene e del male. Perchè Cristo non può essere un’opzione tra le tante… Almeno per il suo Vicario. Per lo meno questo è il mio pensiero. Capisco qualche Cardinale che ultimamente sta dicendo pubblicamente che alcune dichiarazioni del Papa sono sempre più difficili da difendere dagli apologeti: è vero. Sto leggendo tutte le sue omelie da Cardinale e sono in contatto con diversi sacerdoti dell’argentina… il mio parere è che nella Chiesa vi è uno scisma ben chiaro e delineato e Benedetto XVI ha lasciato non solo per le pressioni di Fisichella e altri con lui, o per la salute… ma perchè lo scisma bianco non divenisse scisma autentico… in casa si può ancora tentare di sistemare le cose… Prego sempre e solo per le intenzioni di Maria Santissima e da qualche tempo sempre ogni giorno per Papa Francesco. Sono seriamente preoccupato. Pare che il dossier dei vescovi argentini sia stato ritrovato. E’ da una vita che studio teologia, ho girato il mondo per conoscere i grandi e seguire le loro lezioni finche mi sono ritrovato a collaborare con qualche vescovo e cardinale…. Diceva San Jose Maria: ” Se il mondo è nelle tenebre, è perchè la Chiesa ha smesso di essere luce”…. CUM PETRO E SUB PETRO ma come il Catechismo vincola…. Grazie ancora per l’attenzione. Raccomando alle sue preghiere la mia persona, il Movimento Gospa e tutto il lavoro e il volontariato che svolgiamo. Un caro saluto a anche a Mons.********

Grazie, grazie, grazie ancora un abbraccio Ave Maria DMM

FONTE: facebook.com

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