Amo Bergoglio, un esistenzialista

Al Sinodo il tempo presente della fede è in discussione, di tutte.

di Alfonso Berardinelli

È possibile riflettere sul Sinodo dedicato alla famiglia, o meglio su quello che si legge in proposito, evitando di sentirsene partecipanti attivi? Certo non sono un vescovo. Quanto alla fede, credo solo in ciò che vedo, convinto che anche Dio si può vedere. È comunque certo che qualunque cosa deciderà la Chiesa, avrà influenza sulla moralità e l’immoralità comuni, e ancora di più sulla possibilità che milioni e milioni di persone si sentano accolte o respinte dal cattolicesimo. Il presente e il futuro di tutte le religioni sono in discussione oggi più di ieri, da quando l’islam si mostra capace di fomentare terrorismi e guerre, di minacciare l’equilibrio interno di molte società orientali e occidentali, di mostrare che “il mistero della fede” può anche essere un orribile e diabolico mistero che non esclude ma programma e pubblicizza il crimine, anzi l’ideologia del crimine.

Se delle comunità umane ripetono che in nome del loro Dio e per suo ordine altre comunità devono essere assalite, deportate, torturate e sterminate, questo potrà spingere perfino gli atei a dire che Dio non è questo, o almeno a discutere che cos’è Dio in linea di principio, anche se si hanno dubbi sulla sua esistenza. Questo è un momento in cui tutte le autorità religiose del mondo si trovano di fronte a responsabilità nuove. Il futuro verso cui ci precipitiamo a una velocità mai vista, poiché la velocità è oggi l’imperativo più accettato e la virtù più apprezzata, ci costringe a impegnarci in una ridefinizione dell’umano. Dopo l’apparente sconfitta della religione in occidente, è risultato sconfitto nel corso del Novecento anche l’illuminismo antireligioso. La scienza ha dimostrato di non essere da sola una fonte credibile della morale pubblica. Gli scienziati non sono degni di fede quando ci dicono che cosa è bene e che cosa è male, come vivere e perché. A questo punto, la necessità di un’antropologia umanistica dell’umanità attuale spinge di nuovo e di fatto verso la fede e la teologia, verso la loro capacità di affermare valori e certezze morali senza appoggiarsi su prove empiriche offerte dalle scienze positive. Se non si può dire “sì” a qualcosa con totale certezza, deve essere almeno possibile dire “no” a qualcos’altro, segnare dei limiti oltre i quali comincia l’aberrazione e l’opera della pura distruttività: non solo il male, ma anche le sue anticamere: la volgarità, la stupidità, la falsificazione, la negazione dei fatti.

bergoglio-nicolas-02Un’attività come quella del Sinodo cattolico è di per sé, si creda o no in Dio, un evento e perfino un “teatro” offerto dall’intelligenza morale delle nostre più influenti autorità religiose. È stato riconosciuto (e se ne ha quotidianamente la prova) che Papa Bergoglio ha segnato una svolta sorprendente e necessaria nella tradizione e nello stile del papato. Lo ha fatto nel modo migliore, credo, con grande sensibilità, accortezza e apertura, senza svalutare, anzi valorizzando il suo predecessore Papa Ratzinger e la sua scelta clamorosa di dimettersi, non riconoscendosi più all’altezza, per ragioni di salute e di età, dei compiti di governo che un Papa deve assolvere. Credo si possa dire che Papa Bergoglio è il primo intellettuale moderno alla guida della Chiesa. Ha letto Cervantes, Hölderlin e Borges, ama più la letteratura che la filosofia e questo si vede. Mostra di conoscere anche le grandi religioni orientali, e per essere un intellettuale moderno non gli manca niente. Per questo alcuni temono che la chiesa perda con lui la sua tradizionale alterità alla modernità occidentale e anche ai suoi vizi, disponendosi così a un pericoloso cedimento, a una perdita di autorità e fermezza giudicante. Il fatto è che periodicamente, soprattutto nel corso di grandi crisi di civiltà, ogni religione deve rinnovarsi. Questo rinnovamento è reale, è efficace e vero, se avviene attraverso una serie di gesti simbolicamente esemplari e insieme indicando la necessità di alleggerire il peso della dottrina gestita dalle caste sacerdotali, per ispirarsi più direttamente e semplicemente ai fondamenti di verità più antichi e originari.

La Compagnia di Gesù a cui Bergoglio appartiene è sempre stata all’avanguardia nella formulazione di uno stile politico-religioso adeguato ai tempi. Il suo papato mostra che è esattamente a innovare questo stile che egli sta lavorando. Sa di non avere davanti a sé molti anni per farlo. E si è dato il compito di creare le condizioni per realizzare un nuovo incontro fra la Chiesa e la società di oggi. E’ vero e lui lo sa benissimo: si tratta di un “processo” in corso e non si può correre subito a stabilire punti fermi aggrappandosi a formulazioni dottrinariamente stabili. Più che l’autorità cattolica, questo Papa mira a ritrovare l’ispirazione cattolica. Un’ispirazione evangelica e francescana, insofferente di codici prestabiliti, che faccia emergere quel pathos creaturale che distingue il cristianesimo dalle altre religioni. Solo il “contatto” più diretto, vivo e vivace con la realtà attuale può rifondare una fede religiosa animandola di nuova energia. Sfrondare la dottrina e andare al cuore dei problemi oggi più diffusi perché si possa credere di nuovo. Sì, più carità comprensiva e meno disquisizioni teologiche: alle quali in anni recenti si sono accademicamente appassionati alcuni filosofi laici smaniosi di fare lezione al Papa.

“La verità? Che cos’è la verità?”, chiese Pilato a Gesù. E la risposta apocrifa attribuita a Gesù da qualche spirito libero e sagace, inventata in forma di anagramma come una “agudeza” barocca, è questa: “La verità è l’uomo che ti sta di fronte”. Quid est veritas? Est vir qui adest. Anche le filosofie dell’esistenzialismo moderno, anche quelle atee, sono state ramificazioni del cristianesimo oltre che di antiche correnti epicuree e stoiche. Filosofie dell’esistenza, non dell’essenza.

© FOGLIO QUOTIDIANO (15/10/2014)

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