È tempo di guardare in faccia alla realtà

di Massimo Viglione

Solo negli ultimi due giorni, ripeto: solo negli ultimi due giorni (per non farla troppo lunga, è già più che sufficiente), Papa Francesco ha ribadito, di persona e tramite i suoi più stretti collaboratori, una serie di dichiarazioni che meritano attenzione.

Due giorni fa, a Santa Marta, ha affermato che i farisei, classe dirigente degli ebrei, chiudevano le porte al popolo di Dio che voleva seguire Gesù, riducendo tutto a precetti. E poi ha aggiunto: ma la salvezza viene da Gesù, non dai dirigenti, i quali «non credono nella misericordia e nel perdono: credono nei sacrifici». Ovviamente, se questo fosse riferito esclusivamente ai farisei, non vi sarebbe nulla da dire. Ma è ovvio, anzi, è conclamato, il riferimento al presente, al punto che non è possibile non notare che in pratica ha dato dei farisei a chi cerca di mantenere l’insegnamento tradizionale della Chiesa (ogni riferimento a cinque cardinali non è del tutto casuale) accusandoli anche di mancanza di carità.

Extraordinary Synod of bishops on the family
Papa Francesco e il card. Baldisseri

Il segretario cardinale Baldisseri da parte sua ha detto che il Papa aprirà sulle famiglie e ha aggiunto: «no alle porte finora rimaste chiuse». Ma soprattutto ha aggiunto: «e poi c’è anche uno sviluppo teologico, tutti i teologi lo dicono. Non è tutto statico, noi camminiamo nella storia, e la religione cristiana è storia, non ideologia (…) se neghiamo questo restiamo a duemila anni fa».

Le parole di Baldisseri sono talmente allucinanti e contengono una tale caterva di eresie che si stenta a credere, nonostante l’inveterata esperienza che possiamo avere di ecclesiastici che dicono tali follie, che possa veramente aver detto ciò: mi viene da pensare che realmente non capisca quello che dice.

Schematicamente ha detto le seguenti eresie e/o fesserie:

  • 1) tutti i teologi parlano di sviluppo della teologia: certo, ma ne parlano nel senso sovversivo e relativista che intende lui o nel senso della continuo approfondimento delle verità immutabili?
  • 2) La religione cristiana è storia: il Nostro si è dimenticato di mettere “nella”, appiattendo la Chiesa sulla storia (sorta di monismo gnostico) e cadendo così nello storicismo e quindi nel relativismo;
  • 3) parla di ideologia, come se la dottrina del Magistero universale fosse ideologia;
  • 4) si è dimenticato che è proprio lui e quelli come lui che si sono aperti all’ideologia della modernità e quindi al relativismo;
  • 5) non ha considerato che in tal maniera sta sostenendo che tutti i pontefici e padri e dottori della Chiesa si sono sbagliati in questi venti secoli, e in tal modo non capisce che allora anche Papa Francesco si può sbagliare e pertanto di conseguenza diventa lecito disobbedire;
  • 6) ma, soprattutto, non capisce che ha detto che chi si è sbagliato per primo è Gesù Cristo, il quale evidentemente parlava per gli uomini del suo tempo, e non per tutte le generazioni dei secoli futuri: conseguenza logica di questa idiozia è che Egli fu un semplice filosofo, per di più neanche non tanto preveggente;
  • 7) inoltre, non ha considerato che se passa il principio che Cristo parlava in maniera relativa, questo deve valere allora anche per qualsiasi altro insegnamento del Vangelo, che a questo punto è coinvolto in pieno nel “panta rei” del divenire.

Mi sembra che questa possa essere definita senza ombra di dubbio ideologia del relativismo (o dittatura del relativismo, come disse qualcuno… che ora tace).

Andiamo avanti. Fra le cose che Papa Francesco ha detto ieri sera in Piazza San Pietro, dopo aver ricordato che la Chiesa deve seguire i sentimenti, i dolori e le gioie degli uomini di oggi, leggiamo che il Sinodo «è un’occasione provvidenziale per rinnovare la Chiesa e la società», un’occasione per non chiudersi dinanzi alle sfide di «questo cambiamento d’epoca». Poi parla di «gelidi chierici di Stato», di «carità creativa» e di «strade nuove e possibilità impensate». Il card. Bagnasco ha aggiunto: «Sentiamo di non dover combattere alcuna battaglia di retroguardia» (parole ambigue, dalla doppia valenza).

Tutto questo solo negli ultimi due giorni, quelli precedenti il Sinodo (chi legge sa in cuor suo che potremmo riportare una caterva di citazioni simili a partire dalla primavera scorsa). Suona più come una dichiarazione di guerra a nemici interni che come una preghiera di ispirazione allo Spirito Santo.

Un Sinodo che, come appare evidente, non è un sinodo di vescovi come gli altri, ma odora ogni giorno di più di “Concilio”. Forse, più propriamente, di “Ante-Concilio”, di preparazione a un Concilio. Oppure, per caso, non c’è più bisogno neanche del concilio per attuare la “carità creativa”, per aprirsi a “strade nuove e possibilità impensate”, “per rinnovare la Chiesa e la società”, per “farsi storia”? È forse la nuova scorciatoia per ribaltare tutto l’insegnamento bimillenario della Chiesa , e, in particolare, anche e proprio degli ultimi pontefici post-conciliari?

Chi scrive ha sostenuto che questo sinodo non cambierà molto in realtà, perché i “novatori” sentono di avere i riflettori puntati addosso, e sanno che certi sconvolgimenti dottrinali devono essere fatti con prudenza e sottobanco (magari demanderanno la questioni ai vescovi giocando l’usuale carta della “pastoralità”, in modo da ottenere quello che vogliono in concreto e fare al contempo la parte dei moderati). Ma oggi comincio a pensare che forse potremmo anche avere delle vere e proprie sorprese. La sensazione è quella che i “novatori” abbiano sempre più fretta, come se sentissero che mancasse loro il tempo. Chissà, tra qualche giorni sapremo.

In ogni caso, quello che volevo dire è questo: la si può pensare come si vuole riguardo a quanto sta accadendo. Ma una cosa è certa. Se avverranno cambiamenti diretti e concreti sulla dottrina tradizionale in materia di famiglia, questi avverranno per piena volontà di Papa Francesco: è inutile nascondersi dietro a un dito scaricando le ire su Kasper, che è solo un mero esecutore (come tutti gli altri). Se invece vi sarà una soluzione intermedia (pastoralità, qualche altra trovata, ecc.), questo sarà perché i “novatori” hanno trovato più resistenza del previsto e hanno dovuto cedere sui loro progetti, rimandando il tutto ai mesi futuri: comunque ciò avverrebbe in ogni caso contro i desiderata di Papa Francesco. Se tutto invece dovesse andare secondo i migliori auspici dei fedeli della Tradizione e del Magistero di sempre, vorrà dire che questo sinodo è stato veramente un concilio, nel senso che è intervenuto lo Spirito Santo direttamente a frenare i piani di cambiamento dell’attuale pontefice e dei suoi uomini.

Tutto qui. E mi sembra che contestare quanto appena sostenuto sia alquanto difficile, a meno di negare l’evidenza. Poi, ripeto, ognuno può avere le proprie idee a riguardo, ma i fatti sono questi.

Una domanda rimane da porsi: qualora si dovesse verificare la prima ipotesi (probabile), o anche la seconda (possibile), cosa faranno, come si regoleranno, quale escamotage troveranno per rimanere in pieno accordo dottrinale e spirituale con l’attuale pontefice, tutti quei cattolici legati alla fedeltà al Magistero Universale della Chiesa, legati sentimentalmente a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, che per anni hanno scritto, parlato, insegnato e testimoniato, anche con grande carità e abnegazione, proprio tutto quello che i “novatori” di oggi vogliono sciogliere nel panta rei della storia, di una Chiesa fattasi storia?

Ovviamente, ogni riferimento a persone reali non è del tutto causale. Ma la mia è una domanda retorica: conosciamo già bene la risposta. È appunto la vittoria del “panta rei”, questa volta non per ragioni ideologiche, ma molto ma molto più individualiste. E, in alcuni singoli casi, meschine.

Se costoro avranno pochi problemi a tradire tutta una vita, se stessi e la propria fede, i prossimi mesi e forse anni saranno tempi duri per tutti coloro che invece in buona fede soffrono e soffriranno le estreme conseguenze della Crisi della Chiesa. Che, come ogni male, non passa rimanendo in silenzio e facendo finta di non capire. Stanno per arrivare i giorni delle scelte radicali. Per fortuna per noi laici, i primi a doverle fare sono gli ecclesiastici. E noi li stiamo aspettando al varco. Da decenni. E ora il varco sembra ogni giorno più vicino.

Fonte: facebook.com (7 ottobre 2014)

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