Cose mai viste – né udite – dal Soglio Petrino nella storia della Chiesa

Sintetizzo da recenti puntuali commenti di lettori e aggiungo, in fondo, due immagini molto eloquenti.

Sono ricominciati da “Casa Santa Marta”, che non può certo essere definita la Santa Sede, non solo i giudizi manichei e tranchant, senza adeguati approfondimenti, che dividono i cattolici in due gruppi ma anche le letture molto personali del Vangelo di papa Bergoglio. E gli addetti ai lavori hanno ripreso a diffondere dal sito del Vaticano le “meditazioni quotidiane”, addirittura con risalto al non detto o al detto errato.

s.messa2_Il caso più recente è attribuire a San Paolo: “io mi vanto dei miei peccati”, senza precisare che San Paolo al cap. 12 della seconda Lettera ai Corinti non parla di peccati, bensì di debolezze. La parola greca usata da lui Paolo è ἀσθένεια (asthéneia), che appunto significa ‘debolezza’, e non ‘peccato’. Inoltre è lo stesso San Paolo a spiegare bene in che consistono queste sue ‘debolezze’: “Ed Egli [Gesù] mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.” (2Cor 12, 9-10).

Le debolezze sono dunque i patimenti fisici e spirituali che San Paolo stesso elenca, non certo i peccati.

Sarebbe al limite del grottesco se non ci fosse l’impatto dato alle parole papali e l’assenza=silenzio di chi dovrebbe avere il coraggio e la responsabilità di rettificare quando e se necessario.

Questo blog è il diario in diretta di denunce, di grida di dolore, di interrogativi, di costernazione, di insegnamenti cattolici a fronte di eventi inediti e seriamente dissolutori e ad affermazioni simili a quella recente sopra ricordata. Ma dove sono i sacerdoti, i vescovi, i cardinali che dovrebbero tuonare e non emettono neppure un belato? Con le pecore che stanno assumendo l’afrore dei lupi invece del profumo di Cristo Signore? Sono forse tutti nascosti in fondo alle sacrestie trasformate in latrine? E, purtroppo, non è una battuta.

© CHIESA E POST-CONCILIO (5 settembre 2014)

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