Questo papa piace troppo? Tutti i critici e i fan di Francesco

di Americo Mascarucci0 (25 marzo 2014)

Cosa sono i vangeli sinottici? Con questo termine, si intendono i tre vangeli di Luca, Matteo e Marco chiamati così perché, se confrontati l’uno con l’altro in una visione d’insieme, ci si accorge che nel riferire gli stessi episodi della vita di Gesù, pur con sfumature diverse, i loro racconti si confermano fedeli e coerenti nei fatti e nella sostanza.

Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi
Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi

Poi c’è il quarto vangelo, quello di Giovanni che non può essere considerato analogo agli altri tre essendo arricchito di considerazioni personali ed interpretazioni teologiche. Giovanni non scrive per raccontare i fatti come fanno Luca, Matteo e Marco ma punta più a far comprendere il significato. Tranquilli, non stiamo facendo una lezione di catechismo o una catechesi di quaresima, ma la premessa è d’obbligo per commentare l’intervista apparsa ieri su Il Giornale ad Alessandro Gnocchi, autore insieme a Mario Palmaro del saggio “Questo Papa piace troppo”.

Gnocchi, che si definisce un tradizionalista amante del rito tridentino, ritiene che Papa Francesco rischi di far perdere il “senso del peccato” proprio per il gusto di piacere a tutti come sta avvenendo. Va bene la misericordia, va bene il perdono, va bene tutto, ma non si può snaturare o svalutare la gravità del peccato per affermare sempre e soltanto il primato della misericordia. A Gnocchi non piace che per curare “le ferite dell’anima” il Papa arrivi a mettere in discussione il primato stesso della dottrina o peggio che prediliga il dialogo con i non credenti (leggi Scalfari) piuttosto che con i cattolici più legati alla tradizione.

I temi etici, la difesa dei valori non negoziabili, i principi dottrinali, non possono essere considerati superflui rispetto alla necessità di promuovere la misericordia fra gli uomini Gnocchi rappresenta una parte del mondo cattolico tutt’altro che marginale, che sta vivendo con diffidenza e timore certe aperture di Francesco alle istanze del mondo moderno, certi rapporti privilegiati con personalità del mondo laico storicamente inquadrate nell’ambito dell’anticlericalismo militante. Può darsi pure che il modo di operare di Francesco, oggi incomprensibile a molti, si riveli un giorno vincente, ma sarà soltanto alla fine del pontificato che si potrà dare un giudizio complessivo come avvenuto per tutti i suoi predecessori.

Anche Giovanni XXIII in vita fu molto contestato in ambienti conservatori e tradizionalisti della curia romana, ma oggi sono davvero pochi quelli che hanno l’ardire di non riconoscere l’importanza del Concilio Vaticano II. E qui torniamo al punto di partenza, ai vangeli sinottici. Matteo, Marco, Luca ed in seguito anche Giovanni, hanno scritto la vita di Gesù con obiettivi differenti e rivolgendosi soprattutto a pubblici diversi. Matteo ad esempio scrisse maggiormente per gli ebrei con lo scopo di evidenziare come Gesù fosse il successore naturale di Mosè, di David, il messia annunciato dai profeti; Luca invece cercò principalmente di dissipare i dubbi su chi fosse realmente il messia fra Gesù e Giovanni Battista. Tutti però, nel raccontare la vita di Gesù, sono rimasti fedeli ai fatti, alla verità storica.

La dottrina della Chiesa sta scritta lì dentro, sta tutta nelle parole di Gesù riportate fedelmente dagli evangelisti; nessuno dei quali ha mai fornito un’interpretazione delle vicende diversa da quella degli altri, semplicemente perché nulla c’era da interpretare, essendo perfettamente comprensibile il significato delle parole uscite dalla bocca di Gesù e trascritte nei vangeli.

Ecco perché quando qualche porporato ultra progressista si spinge ad affermare che, tutto sommato, si può modificare la dottrina per venire incontro alle richieste di quei fedeli che vivono particolari situazioni di disagio, non può non lasciare perplessi tutti coloro che, da una attenta lettura dei vangeli, hanno la consapevolezza di non poter nutrire dubbi, né incertezze al riguardo.

“Il vostro parlare sia sì o no” dice Gesù ai suoi discepoli senza tentennamenti. Il forse dunque non può esistere nella Chiesa. Si può dunque essere liberi di contestare certe derive moderniste che rischiano di trovare cittadinanza nella Chiesa? Non solo questa libertà va tutelata, ma in certi casi è dovere del cattolico far sentire forte e chiaro il suo dissenso rispetto a posizioni che potrebbero essere in contraddizione con il contenuto dei vangeli.

A Papa Francesco si deve voler bene anche se per qualcuno il suo modo di agire si addice più ad un parroco che al vicario di Cristo in terra; ma se per anni si sono tollerati gli insulti contro Benedetto XVI di don Paolo Farinella, oggi si deve rispettare il dissenso, per altro civile e mai oltraggioso, di Gnocchi e del compianto Palmaro nei confronti di Francesco. E, pur dissentendo da posizioni troppo tradizionaliste di stampo preconciliare, non si può accettare che per qualche cattolico eccessivamente liberal, Eugenio Scalfari possa avere maggiore autorità morale di Joseph Ratzinger.

© INTELLIGONEWS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...