L’ennesima scivolata di Papa Francesco celebrata da Introvigne

di Giorgio Mariano (02/08/2014)

In un articolo apparso sulla Nuova Bussola Quotidiana del 29 luglio scorso, Massimo Introvigne ha celebrato con entusiasmo il gesto teatrale di papa Bergoglio di recarsi a Caserta presso la nuova sede della chiesa evangelica pentecostale della “riconciliazione”. In tale occasione il Papa avrebbe chiesto “perdono” «per il sostegno che alcuni cattolici italiani diedero alle leggi contro i pentecostali degli anni 1930». Tale gesto “forte” è da inquadrare, secondo Introvigne, in quello sforzo di “purificazione della memoria” inaugurato da Giovanni Paolo II.

Ci risiamo. La kermesse dell’attuale pontificato prosegue provocando sconcerto e disorientamento, se non tra i “cattoliconi” di questo mondo, certamente tra i Santi in paradiso i quali si staranno guardando dubbiosi gli uni con gli altri a cominciare da Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (suscitata dalla Provvidenza proprio per combattere il protestantesimo), chiedendosi: “ma allora noi per chi abbiamo militato? Per cosa ci siamo sacrificati?”. Pensiamo ad un San Lorenzo da Brindisi, all’epoca soprannominato il “martello dei protestanti”, o a un Sant’Antonio da Padova nelle sue dispute contro i catari, o a un sant’Edmund Champion, anch’egli gesuita martirizzato dai protestanti anglicani in Inghilterra. Staranno facendo anche loro un mea culpa per aver combattuto l’eresia e aver riconquistato anime a Cristo? A questo punto, urge chiarire alcuni punti fondamentali che continuano a sfuggire ad “alcuni” cattolici del terzo millennio.

Innanzitutto non ha alcun senso presentare un formale e del tutto inefficace perdono per delle colpe presunte commesse dalla “Chiesa” nel passato per due ordini di motivi. Primo: la Chiesa in quanto Corpo Mistico di Cristo è immacolata e Santa dunque, impeccabile, giacché è lo stesso Corpo di Cristo il quale non conobbe peccato né bruttura alcuna. Secondo: le colpe, semmai ve ne siano, sono da imputare ai singoli uomini di Chiesa, e non alla Chiesa nella sua totalità. Terzo, negli anni 30’ del secolo scorso, il Timor di Dio era ancora considerato il primo valore a cui la società intera doveva attenersi. Era l’Italia di Pio XI, ed era più che giusto, ieri come oggi, additare l’errore e non solo, ma anche combatterlo e limitarlo quanto più possibile per impedire che le anime dei “piccoli” ne divenissero preda. Non si tendeva la mano all’eresia, ma si esortava l’eretico a convertirsi e a volgersi alla Verità che sola ha il potere di rendere liberi. Le leggi, anche dello Stato, servivano proprio a questo ossia a limitare quanto più possibile il propagarsi dell’errore, giacché secondo i principi della morale naturale prima, e della Fede Cattolica poi, l’errore e la menzogna non hanno alcun diritto nella società! Non ci credete? Pio XII insegna che l’errore «non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza, né alla propaganda, né all’azione» (Discorso “Ci riesce” del 6 dicembre 1953). E dire che lo studioso Introvigne conosce benissimo il Magistero perenne della Chiesa, quello definito e definitivo, quello infallibile, quello messo nero su bianco, quello posto al sicuro da un bell’anatema. Basti pensare all’enciclica Mirari Vos di Gregorio XVI, alla Quanta Cura e al Sillabo del beato Pio IX, alla Libertas di Leone XIII, alla Pascendi di San Pio X, ecc.

Ecco il testo della circolare “incriminata” emessa dal governo Mussolini: «Esistono in alcune province del regno semplici associazioni di fatto che, sotto la denominazione di pentecostali o pentecostieri o neumatici o tremolanti, attendono a pratiche di culto in riunioni generalmente presiedute da ‘anziani’. Il culto professato dalle anzidette associazioni, non riconosciute a norma dell’articolo 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, non può ulteriormente essere ammesso nel regno, agli effetti dell’articolo 1 della citata legge, essendo risultato che esso estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Niente di più giusto e di più vero, sostenuto e incentivato anche e soprattutto dalla Santa Sede e dallo stesso Pio XI, il quale aveva a cuore più l’integrità della Fede delle pecorelle a Lui affidate che una unità impossibile con gli eretici impenitenti. Un fascicolo vaticano rivolto al governo Italiano nel 1934 recita: «Particolare segnalazione meritano i pentecostali o tremolanti. Nelle loro adunanze, gli adepti sono eccitati fino al parossismo, con grande pericolo soprattutto per le donne e i bambini. Per accertarsi basterà inviare un medico psichiatra a fare, senza preavviso e cautamente, un sopralluogo nella loro sede di via Adige 20, in Roma. Gli stessi protestanti non approvano il loro sistema». Dunque, ad essere del tutto coerenti, bisognerebbe chiedere scusa ai pentecostali, non solo per “alcuni” cattolici, ma per lo stesso Pio XI il quale, poverino, bisogna capirlo, era vittima del suo tempo, e con lui tutti i pontefici degli ultimi secoli. Senza dubbio urge una profonda e veritiera purificazione della memoria, giacché il pontificato di Pio XI viene oscurato in una damnatio memoriae per il semplice fatto di aver collaborato col governo Mussolini e per aver ricevuto un generale sostegno dal fascismo e i suoi esponenti. Non dimentichiamo che fu grazie al Concordato del 1929 che la Chiesa e i Papi riacquistarono la libertà perduta in seguito alla presa di Roma nel 1870.

Bisogna aggiungere, inoltre, che la gravità di quanto l’attuale Pontefice ha dichiarato in questo incontro con il pastore evangelico pentecostale Giovanni Traettino, è chiara a chiunque conosca un minimo di teologia cattolica di base. Citiamo qui le parole del Papa riportate sulla Nuova Bussola: «Lo Spirito Santo, fa la diversità nella Chiesa e questa diversità è tanto ricca, tanto bella; ma poi, dopo, lo stesso Spirito Santo fa l’unità. E così la Chiesa è una nella diversità. E per usare una parola bella di un evangelico, che io amo tanto: una diversità riconciliata dallo Spirito Santo». Con queste parole il Papa sta dichiarando in pratica che i pentecostali, formalmente eretici, fanno parte della Chiesa, ossia nonostante la radicale discomunione, nonostante la divergenza nella fede che comporta l’assenza della Carità in quanto virtù teologale, essi sarebbero comunque parte della Chiesa. Questo è semplicemente impossibile, giacché l’essere parte della Chiesa equivale all’essere membro di Cristo, e ciò presuppone l’unità della Fede, ossia il credere ciò che Lui ha rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere come recita l’Atto di Fede. Se manca la Fede, insegna San Tommaso, non può esserci neanche vera Carità. I pentecostali, dunque, essendo eretici, non sono in alcun modo parte della Chiesa, né dunque, possono essere elogiati e tanto meno incoraggiati come una “espressione dello Spirito Santo”. Lo Spirito Santo, che è Dio, non può produrre l’errore, né lo suscita, né lo crea, né, tanto meno, lo crea per dividere la Chiesa e riunirlo poi in essa, attraverso un processo dialettico di tesi-antitesi-sintesi che ricorda lo gnostico solve et coagula (sciogli e riunisci). Se così fosse dovremmo imputare allo Spirito Santo le guerre di religione che hanno insanguinato l’Europa e il mondo per oltre 30 anni e le divisioni che ne sono scaturite per la rovina della Fede e della morale.

Constatiamo con dolore, che l’attuale pontificato è impostato secondo il primato della prassi sulla teoria, dell’iniziativa personale sulla Verità oggettiva. Sembra che esista soltanto l’oggi, l’hic et nunc. Il passato è del tutto marcio o superato in un processo evolutivo che conduce verso un nuovo umanesimo filantropico. Chiediamo, però, agli amici della Nuova Bussola Quotidiana: usate il cervello, e cercate in tutto questo Sturm und Drang bergogliano di non perdere, e di non far perdere agli altri la vera Bussola, che è la Fede Cattolica, Immutabile ed Eterna. La Bussola infatti, per funzionare deve avere questa caratteristica: puntare sempre verso un punto fisso, stabile e immutabile. Qualsiasi sia la mia posizione nello spazio e nel tempo, essa punta sempre in unica direzione che né la storia né la sovversione dei costumi potrà cambiare. Christus heri, hodie et semper.

© CAMPARI E DE MAISTRE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...