L’amico del Papa. E se chi trova un amico perde un tesoro?

Tornando alle passioni pentecostali e all’amicizia tra Bergoglio e Traettino. Quest’ultimo vuole una Chiesa  senza dottrine, e se non nella sostanza, nella prassi a lui si ispira Francesco: il quale non è che non riconosce la Dottrina o che la neghi, ci mancherebbe pure questo!, no:  semplicemente la mette da parte, non la tira mai in ballo, vi aderisce certamente, ma non manifesta pubblicamente questa adesione. Ha scelto, come strategia, il silenzio sull’Essenziale. Anteponendo a sostituendo a tutto la “Carità”, come autosufficiente strumento salvifico. Cui prodest?, ci si chiede. Ci si chiede anche se questa fondamentale virtù, la Carità, la più fraintesa di tutte, non sia ridotta a un sentimentalismo che sarebbe sterile, non fosse nocivo: ciò che è diventato inutile diventa prima o poi anche dannoso.

Il Mastino (27/04/2014)

Una visita «del tutto privata» si dice, mentre padre Lombardi ne dà pubblico annuncio dalla Sala Stampa Vaticana. «Il Santo Padre ha espresso l’intenzione di recarsi a Caserta, in forma estremamente semplice e rapida, nel corso di una sola mattinata», presso la cosiddetta “Chiesa della Riconciliazione”, retta da un gruppo di protestanti pentecostali il cui leader, Giovanni Traettino, è grande amico di Bergoglio fin dai tempi di Buenos Aires. La visita avverrà, come si sa, lunedì 28 luglio. Ma quali sono davvero le finalità del pastore evangelico Traettino, l’amico del papa argentino? Se lo ricordano molti cattolici, da quando, intorno al 2000, un po’ tutti i credenti scoprirono l’apostolato anche su internet. Così si conobbero virtualmente Carismatici cattolici e un gruppo di Pentecostali. Il dialogo virtuale dura un lustro, pacificamente. Finché si resta in superficie. Ma siccome, diceva Gesù, «Io sono venuto per dividere, non per unire», ecco che appena si arriva in profondità, ossia la dottrina cattolica, la tavola rotonda si spacca e i due fronti si ritrovano l’un contro l’altro armato. «Perché voi adorate la Madonna e i santi? Perché adorate il papa?». Le solite contestazioni protestanti, insomma; con le solite repliche dei cattolici: «noi non adoriamo, ma veneriamo…». In uno di questi ecumenici dialoghi virtuali, un pentecostale presenta il sito di una nuova chiesa, la cosiddetta Chiesa della Riconciliazione, di tale pastore Traettino, già esponente – si dice – del PCI. Il quale a fronte del suo impegno non nel dialogo ecumenico, ma nella preghiera ecumenica, non era ben visto da altre denominazioni pentecostali.

«Purché la Chiesa metta via le sue Dottrine umane». L’eucarestia, per esempio.

Il sito aveva un solo oracolo, Traettino, traboccava delle sue prediche, tutte convergenti su un punto: la riconciliazione è possibile, purché la Chiesa di Roma metta via le sue «dottrine umane». Cioè il Magistero. Nel 2003 uscì l’enciclica Ecclesia de Eucharistia di Wojtyla, Traettino disse la sua e in una predica criticò il Papa accusandolo di «riportare la Chiesa al Tridentino». La parte cattolica allora manda al pastore mail di critica per difendere il carattere dottrinale del Sacramento dell’Eucaristia. Qui finisce il “dialogo”. E inizia l’acredine da parte di Traettino, che naturalmente cessò il confronto, realizzato che quei cattolici non avrebbero barattato la dottrina con un dialogo irenico, a loro sole spese. A chi gli ricorda lo scopo della sua chiesa, la “riconciliazione”, spiega che han capito male: semmai era il Papa a doversi «riconciliare con il vero Gesù Cristo». Abbandonando la dottrina della Chiesa, fonte di divisione. Fin qui l’esperienza virtuale. Il dialogo reale fra Traettino e i cattolici carismatici ebbe inizio con la “lavanda dei piedi” ad un frate francescano allo stadio di Bari nel 1992, davanti a centinaia di cattolici carismatici, durante un tipico raduno sincretista.

Il pastore che parlava con Dio

Così lo riporta la rivista gestita proprio dal pastore Traettino: «…con quel gesto ci è sembrato cogliere come se il mondo evangelico perdonasse i propri persecutori». Ma queste parole non sono del pastore bensì di un cattolico, Matteo Calisi, all’epoca responsabile del Rinnovamento nello Spirito per il dialogo ecumenico. Calisi chiama Traettino e dice: «Vorremmo onorare il debito che abbiamo con i nostri fratelli pentecostali. Le nostre radici sono nel movimento pentecostale evangelico. Puoi venire a parlare al 25° anniversario mondiale del RnS?». Traettino ci va, a riscuotere. Nello stesso racconto Traettino confessa di aver avuto delle visioni da parte di Dio. E che ci parla anche, con Dio. Scrive: «Allora il Signore mi disse: “Alzati! Va’ con loro, senza fartene scrupolo, perché li ho mandati io”». La vigilia di Pentecoste, a Bari, Dio lo incontrò ancora, e gli parlò: «“Domani laverai i piedi a uno dei responsabili del Rinnovamento carismatico”. “Signore – risposi – non è possibile! Tu lo sai che non è lecito a un evangelico conservatore nel nostro paese associarsi ai cattolici”». Nasce un tira e molla con Dio, Traettino resiste: «Ora mi chiedi perfino di lavare loro i piedi?!»; Dio insiste: «“Sono io che te lo chiedo” mi disse allora il Signore». Alla fine cede Traettino: «Cercai di resistere al Signore… ma Egli mi espugnò». Il vincitore gli comanda di farli rinascere e ribattezzarli «nello Spirito Santo». Così va a lavare i piedi al francescano «che piangeva… come piangeva!».

Quel gatto di Traettino…

Non occorre essere teologi per intuire che in questi racconti c’è poco di cattolico. Un Gesù che appare e dice di impartire un battesimo nuovo, «nello Spirito Santo», è dire che il battesimo cattolico non ha alcun valore: se un cattolico diventa pentecostale, deve ribattezzarsi. Traettino dice, in pratica, che ha il mandato divino per «rifondare la vera chiesa» chiamandola della “riconciliazione”, nella quale dovranno riversarsi i cattolici. Gli unici veri cattolici nella Chiesa sarebbero i carismatici del RnS, ma non tutti, solo quelli che hanno aderito sincreticamente alla chiesa di Traettino. Non mancano comunque le critiche anche dall’altra parte. Le frange più estremiste dei Pentecostali, hanno commentato così i fatti raccontati da Traettino: «Per quanto riguarda la sua lavanda di piedi fatta al frate; essa è frutto della sua immaginazione e non un comando divino. Vediamo in quell’atto un gesto astuto per accaparrarsi le simpatie dei Cattolici. Gesto che gli è stato contraccambiato dai Cattolici alla XIX Convocazione Nazionale del RnS, col bacio dei piedi».

Più tardi, Padre Raniero Cantalamessa, il predicatore apostolico del papa, su Rai1 rinnova la richiesta di perdono dei cattolici (per cosa e a nome di cui non s’è mai saputo) e dichiara che i pentecostali non sono una setta ma cari fratelli in Cristo. Nel sito della chiesa di Traettino, alla voce “riconciliare i cristiani nella nazione”, scrive: «Perciò lo Spirito Santo è all’opera, per abbattere ogni settarismo e ogni barriera umana ed ecclesiale. Con l’unità godibile e osservabile di cui gode la Trinità. La Trinità è la chiesa prima della chiesa». Che, in soldoni, significa a patto che la Chiesa cattolica liquidi tutto il suo apparato dottrinale, cioè le «barriere». Da notare che in apertura del sito della Chiesa Evangelica della Riconciliazione, Traettino attribuisce a se stesso e alla sua comunità il passo paolino «… e ci ha affidato il ministero della riconciliazione». Del resto, i suoi seguaci lo definiscono «novello Paolo». Geoffrey Allen – Direttore della Facoltà di Teologia Biblica evangelica – chiarisce: «La mia speranza non è che i carismatici escano dalla Chiesa Cattolica, piuttosto che il cattolicesimo, per tutti gli aspetti in cui non è biblico, esca dai carismatici». Chiaro? Non devono uscire dalla Chiesa, ma trasformare la Chiesa dal di dentro.

Quella “volpe” di Bergoglio?

Ma proprio il 2 luglio, Giacinto Butindaro, pastore di una frangia evangelica fondamentalista avversaria di Traettino, ha insinuato che quella di Papa Francesco sia tutta una tattica, e scrive: «Secondo quella volpe di Francesco quindi bisogna guardare a quella “collaborazione in tanti campi della vita quotidiana che già ora felicemente ci unisce” per superare le difficoltà ancora persistenti sul cammino verso l’unità! Così piano piano, senza che se ne accorgano li porterà dentro la prigione del Vaticano». Già, la “volpe” Francesco! Che ora va in visita privata dal suo amico Traettino, a Caserta. E si viene a scoprire che i due hanno anche collaborato a qualcosa insieme. Prove? Poche per la verità, ma ci sono e raccontate dallo stesso Pontefice nell’incontro con il RnS allo stadio Olimpico, il 1° giugno: «Nei primi anni del Rinnovamento Carismatico a Buenos Aires, io non amavo molto questi Carismatici. E dicevo di loro: “Sembrano una scuola di samba!”. Dopo, ho incominciato a conoscerli e alla fine ho capito il bene che fa alla Chiesa». Finisce con lui che diventa assistente spirituale dei carismatici d’Argentina. È ormai famosa la foto dove Bergoglio, che non s’inginocchia nemmeno davanti al Sacramento, sta in ginocchio a farsi imporre le mani da alcuni pastori pentecostali carismatici, con accanto un soddisfatto Cantalamessa. E al criticissimo Butindaro dobbiamo la notizia taciuta dai giornali cattolici: il 24 giugno, Francesco si è incontrato con degli importanti leaders evangelici «per pianificare l’alleanza tra la Chiesa Cattolica e gli Evangelici», sancendo una «unità nella diversità». Unità nelle diversità o prove di sincretismo cristiano?

Nostalgia di Buenos Aires

Un’altra notizia che i media cattolici hanno taciuto: il Papa che invia un video-messagio smartphone a dei pentecostali US, proiettato al raduno e finito su Youtube. Per sette minuti parla di ecumenismo in italiano, e chiama il pastore evangelico Tony Palmer «mio fratello vescovo»: sono amici da anni, ammette, e ha «nostalgia». Il testo non è ufficiale e perciò non si trova sul sito vaticano. Il video, piuttosto imbarazzante, da youtube è poi approdato su Avvenire, liquidato come un fatto «simpatico». Il Papa ha “nostalgia” dei suoi incontri ecumenici a ruota libera, a Buenos Aires… Ci troviamo davanti a due pastorali, una ufficiale e una informale? Per l’evangelico Butindaro si tratta di una trappola preparata dalla “volpe” Francesco, ma per molti cattolici si sbaglia. Bergoglio non vuole affatto mettere “trappole”. Crede davvero in queste collaborazioni e crede davvero che non è indispensabile usare la dottrina per dialogare con chi non è cattolico, come del resto afferma lo stesso Traettino.

La dottrina divide, la carità unisce. Silenzio sull’Essenziale

Ricapitolando. Questo evangelico, Traettino, da anni tende all’autoreferenzialità, e tende, senza neppure nasconderlo, al sincretismo. Da anni con la sua Chiesa della Riconciliazione, attraverso frange del Rinnovamento carismatico, vivono la fede cristiana senza la dottrina, limitandosi al Sola Scriptura, un caposaldo del protestantesimo classico. Così è stato possibile allacciare rapporti a Buenos Aires con mons. Bergoglio, che almeno nella prassi non disdegnava questi approcci dove il fine resta rarefatto, e indefinibile è il limite che separa l’ecumenismo formale dalle prassi sincretiste. Ma nonostante ciò, è questo che Bergoglio da papa sta cercando di rifare a livelli più grandi, universali. Almeno da quelle parti, l’unico risultato che si è sortito è una ulteriore trasmigrazione di cattolici, dalla Chiesa alle denominazioni pentecostali; anzi, vi è un’altra moda: fedeli che indistintamente frequentano la Chiesa e la setta pentecostale, quasi sempre smarrendo i principi fondamentali dell’essere cattolici. Bergoglio non intende affatto convertirli, rifiuta a priori l’idea di convertire, aborrisce l’idea di proselitismo. Cerca di interagirci ma è uno sforzo sentimentalistico che la Chiesa fin qui non ha saputo ben spiegare a cosa di preciso è finalizzato. Probabilmente è fine a se stesso, si cerca di nascondere la gravissima crisi di identità e credibilità dei pastori cattolici da quelle parti, il loro fallimento pratico e morale: che non è un fallimento della Chiesa, è un loro fallimento personale, stante l’immoralità e la corruzione sistematica del clero latinoamericano, i meno peggio dei quali hanno in sacrestia amante e figli, con grave pregiudizio dei beni della parrocchia. Un ladrocinio generale. Non sono né credibili né presentabili, e nonostante ciò ancora qualcuno crede di intravederci, tra di loro, il “continente della speranza”, e ultimamente li si è elevati anche a modello universale, quando sono nient’altro che lo scandalo dalla Chiesa universale. Tornando alle passioni pentecostali e all’amicizia tra Bergoglio e Traettino. Quest’ultimo vuole una Chiesa senza dottrine, e se non nella sostanza, nella prassi a lui si ispira Francesco: il quale non è che non riconosce la Dottrina o che la neghi, ci mancherebbe pure questo!, no: semplicemente la mette da parte, non la tira mai in ballo, vi aderisce certamente, ma non manifesta pubblicamente questa adesione. Ha scelto, come strategia, il silenzio sull’Essenziale. Anteponendo a sostituendo a tutto la “Carità”, come autosufficiente strumento salvifico. Cui prodest?, ci si chiede. Ci si chiede anche se questa fondamentale virtù, la Carità, la più fraintesa di tutte, non sia ridotta a un sentimentalismo sterile, non fosse nocivo. E ciò che è diventato inutile diventa anche dannoso. Per ora sappiamo che la comunità pentecostale di Traettino ha avuto una pubblicità pazzesca, e da martedì vedrà incrementare i suoi aderenti, a spese dei cattolici, probabilmente. Ma non crediamo che questo turbi il Papa, anzi… e del resto la ha detto lui stesso. Una frase di Traettino che pare piaccia a Bergoglio è: «la dottrina divide, il bene che facciamo ci unisce». Lo disse il Papa stesso: «E questo comandamento di fare il bene tutti credo che sia una bella strada verso la pace. Se noi, ciascuno per la sua parte, facciamo il bene agli altri, ci incontriamo là, facendo il bene, e facciamo lentamente, adagio, piano piano, facciamo quella cultura dell’incontro: ne abbiamo tanto bisogno. Incontrarsi facendo il bene. ‘Ma io non credo, padre, io sono ateo!’. Ma fai il bene: ci incontriamo là!”». E ciò è possibile finché non si arriva all’Essenziale: la Dottrina. Ma pare che la Chiesa stia mutando di Essenziale e di priorità.

Nome e cognome di Dio

Molti hanno notato che Francesco assai raramente ricorre all’appellativo di “papa”. Pochi hanno notato invece che papa Francesco assai più raramente cita la parola “cattolico”, parla di “Chiesa”, senza aggettivi. Ciò è sì funzionale alla sua “prassi”, alla sua strategia finalizzata non si sa bene a cosa, ma c’è dell’altro e lo ha detto lui stesso a Scalfari: non crede in un Dio “cattolico”, e ha spiegato che «cristiano è il nome, il cognome è “appartenere alla Chiesa”». Ora dovremmo sapere che Benedetto XV proprio per condannare i tanti soprannomi o epiteti che si davano ai cattolici, scrisse nella Beatissimi Apostolurum: «cristiano è il nome, cattolico è il cognome». Come consueto il Papa argentino ha sovvertito l’insegnamento dei suoi predecessori. Cambiandoci, di fatto, il “cognome”. Cui prodest? Come tutto il resto, non s’è capito. O è meglio non voler capire. Bergoglio non vuole affatto che i pentecostali diventino cattolici, non vuole conversioni. Ma che ognuno segua il Cristo che vuole, basta che sia in una comunità che fa opere di carità (e su questa parola gli equivoci sono infiniti) e parli di Gesù, non importa il come, il cosa si dice, basta che se ne parli. Cui prodest? Forse Bergoglio si appoggia su quel fondamento per cui la Verità non teme alcun confronto, perciò, fra tre o quattro pastori che nel nome di Cristo predicano, quello che porterà frutti sarà solo quello vero e in un modo o nell’altro alla fine la verità salterà fuori.

© PAPALE PAPALE

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