Quei cattolici di destra che la Chiesa ripudia

Arriva in libreria “Questo papa piace troppo” di Ferrara, Gnocchi e Palmaro. Una lettura critica  del pontificato di Bergoglio che farà discutere.

di Rino Cammilleri (13/03/2014)

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Giuliano Ferrara, nella prefazione, ricorda un’intervista in cui Giuseppe Alberigo, caposcuola del «cattolicesimo democratico» (cioè, progressista e orientato a sinistra), rivelò di aver pregato perché Pio XII, papa «reazionario» morisse. Alberto Melloni, firma del Corsera e attuale leader della cosiddetta «scuola di Bologna», vide un filo diretto tra la lotta antimodernista di san Pio X e la nascita dei totalitarismi. Quando Romano Prodi – stessa scuola – mandò a quel paese i vertici della Chiesa perché lui era un «cattolico adulto» nessuno, tra quei vertici, osò fiatare. Enrico Letta – stessa scuola – ricevette una cordiale telefonata di commiato dal Papa, mentre la governativa Unar provava a indottrinare studenti e giornalisti sulle tematiche Lgbt.

L’impressione, insomma, è che la Chiesa sia attentissima alle «istanze» provenienti da sinistra, siano cattocomunisti, gay, atei militanti, preti alla don Gallo e trans alla Luxuria. Per le quali istanze, profonde sondaggi, sinodi, cattedre dedicate, dialoghi e «misericordia» a gogò. Se qualche cattolico si azzarda a esprimere il suo disagio perché non ci capisce più niente, dalla «misericordia» si passa all’Inquisizione. Benedetto XVI aveva liberalizzato, per esempio, la messa tridentina. Ma solo un pugno risicato di vescovi la permette, e con cerimonie di nicchia pure guardate a vista. I pochi intellettuali cattolici che hanno osato prendere la penna e dire la loro su questo flagrante doppiopesismo hanno visto chiudersi tutte le porte clericali.

L’unico a offrire loro ospitalità è stato Il Foglio, quotidiano laico, dove i Palmaro e i De Mattei hanno potuto far sapere che in casa cattolica non esiste solo la sinistra. Certo, il cattolicesimo conservatore non ha cattedre prestigiose né esprime presidenti del consiglio. Gesù però aveva un diverso stile: tenerezza fino alla commozione con gli inermi e durezza fino all’insulto coi potenti. Beh, Giuliano Ferrara nulla deve al mondo clericale e nemmeno allo stesso cattolicesimo, perciò può dire quel gli pare e farlo dire a chi gli pare.

Da qui la sua partecipazione al libro di due paria come Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, Questo papa piace troppo. Un’appassionata lettura critica (Piemme, pagg. 220, euro 15,90). «Senza questa parola di contraddizione papa Francesco risulterebbe il beatissimo cocco di quel mondo che si vuole assolto nei peccati e nei vizietti mondani dalla sua strategia della carità». Infatti, è qui il punto: un papa così osannato dai media rischia di fare la fine di Pio IX (al quale Ferrara dedica un capitoletto), la cui iniziale «strategia della carità» era portata in palmo di mano dalla «sinistra» di allora e dai media. Col solo scopo di indurlo a talmente diluire il cattolicesimo da ridurlo all’insignificanza. Quando Pio IX osò ricordare la dottrina di sempre, gli osanna si tramutarono in crucifige. Ma fu un laico come Giovanni Spadolini a ricordare che l’ingresso dei cattolici nella vita pubblica nazionale fu dovuto agli «intransigenti», mentre i «cattolici liberali» (ieri come oggi) non erano che liberali che andavano a messa. Tutti i capitoli in cui il trio Gnocchi-Palmaro-Ferrara esprime critiche e messe in guardia (argomentate e garbatamente ironiche) riassumono questa posizione: sappi, caro Papa, che le campane sono due, e chi vuol fartene sentire solo una non ti fa un piacere. Un esempio di miopia indotta da frastuono unidirezionale? L’atteso sinodo dei vescovi in cui si discuterà dei divorziati-risposati, sinodo preceduto da sondaggi diocesani a cui ha risposto, ovviamente, la solita campana. Un’indagine condotta dal sociologo Massimo Introvigne per la Nuova Bussola Quotidiana ha rivelato che in Italia quasi l’80% dei parroci non conosce un solo caso di divorziati-risposati che attendano la sentenza del sinodo. Infatti, sono in tanti a fare regolarmente la comunione.

La confessione? Seeh! E figurarsi cosa accade all’estero. Ciò significa una cosa sola: nelle omelie si parla di tutto, tranne che della dottrina. Però, lamentano Gnocchi&Palmaro, «chi critica errori dottrinali, confusioni, silenzi sui grandi temi della teologia e della morale viene marchiato come un derelitto senza fede, un fariseo che non prega, un ipocrita che non crede in Cristo e lo usa per alimentare un’ideologia. È la “nuova Chiesa della misericordia”, bellezza. È la Chiesa che proclama di accogliere tutti e di non volere giudicare nessuno, ma che si mostra senza pietà per i suoi figli innamorati e insieme perplessi».

© IL GIORNALE

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