Papa Francesco sbaglia ma si può criticare soltanto Benedetto XVI

Perché al papa regnante si “perdona” tutto mentre ogni “scusa” è buona per attaccare il papa emerito?

1414431902627_Image_galleryImage_Mandatory_Credit_Photo_byEgregio direttore,

miei complimenti alla fine teologa Paola Colombo che commentando il discorso del Papa (Il Vicario di Dio in terra) riesce ad affermare che il Sommo Pontefice avrebbe, nel suo discorso fatto “Un riferimento ideologico che non sta in piedi” e continua “Purtroppo il Vangelo oggi viene piegato a letture propagandistiche che snaturano il messaggio cristiano”.

Il Sommo Pontefice è stato smascherato! Non sa nulla di teologia e non conosce, neppure, le Sacre Scritture, infatti continua la dottissima Paola Colombo: “Sempre in fatto di immigrazione come non provare disappunto per come viene usato in chiave pro-immigrazione il famoso monito “ero forestiero e mi avete ospitato”? Si tratta, invece, della sacra ospitalità che veniva riservata ai viandanti. Pane e sale, un tetto per la notte e la mattina riprendevano il cammino. Ospitare il viandante che rimane all’addiaccio nella notte, non significa adottare lo straniero”. Questa straordinaria rilettura delle Beatitudini mi lascia estasiato, davvero.

I Cardinali, componenti del Sacro Collegio, all’ultimo Conclave hanno preso un granchio grosso come una casa, eleggendo al Soglio di Pietro un ignorante, incompetente argentino. Per fortuna ci sono persone dotte come Paola Colombo che, giustamente, bacchetta l’impreparato Papa Francesco e gli ancor più incompetenti Cardinali, Principi della Chiesa che l’hanno eletto. Complimenti al “Corriere di Lecco“ che li ha smascherati e alla sapientissima e devota Paola Colombo. Con incommensurabile ammirazione. Un cristiano praticante.

Carlo Sala

P.S. Da oggi in poi, secondo voi, devo obbedire al Magistero di Papa Francesco o a quello di Paola Colombo?

 

cq5dam.web.1280.1280Egregio signore,

poteva risparmiarsi i suoi ironici complimenti al nostro giornale: la signora Colombo, infatti, non appartiene al Corriere di Lecco ma è una semplice lettrice il cui scritto ha trovato collocazione nella rubrica delle lettere. Eseguite le verifiche del caso, devo convenire che le argomentazioni della lettrice sono rispondenti alla realtà.

Credo che la signora Colombo non volesse farsi papessa ma, semplicemente, manifestare la propria sofferenza rispetto a quelle che ritiene essere infedeltà alla dottrina cattolica di sempre e al Vangelo. In tutti i casi mi sembra abbastanza curioso questo risentimento nei confronti di chi esprime perplessità su Papa Francesco, quando il suo predecessore, Benedetto XVI, è stato oggetto di ogni genere di critiche, offese e disobbedienze senza che nessuno esprimesse altrettanta indignazione.

Forse perché, nel caso di Papa Ratzinger, non si trattava del “progressista” che si è scelto come amico di penna un Eugenio Scalfari. Personalmente, più della signora Colombo, mi indignano quei vescovi e preti che di Papa Benedetto XVI se ne sono bellamente fregati, a cominciare da quanti hanno ignorato il desiderio del Papa di sanare un abuso frutto dello “spirito” del Vaticano II, che ha indotto a storpiare persino le autentiche parole della Consacrazione pronunciate da Gesù Cristo. Quel sangue versato “per molti”, come dice il Vangelo e come ripetuto dalla Chiesa per duemila anni, è diventato “per tutti”.

Sul Corriere di Lecco, padre Gervaso ha spiegato che “il Dio fattosi uomo morì certamente per la salvezza di tutti gli uomini, ma di quel Sacrificio trarranno profitto solo quanti applichino a sé stessi i meriti della Croce. Il sangue di Cristo, cioè, venne sparso per i molti e per i soli che crederanno a Lui e fuggiranno il peccato. Non per tutti, dunque, perché altri saranno increduli e peccatori”. Benedetto XVI voleva riportare la verità evangelica nel Sacrificio della Messa, ma è stato ignorato dai suoi sacerdoti.

Un prete lecchese, Ettore Dubini, attuale responsabile della Caritas locale, ha persino “sconfessato” il Papa, definendo il ritorno alle parole autentiche della consacrazione come “un pericolo”, un “arroccarsi in una immagine di chiesa incapace di dialogare”. Se lei ha tanto a cuore l’obbedienza al magistero pontificio, forse dovrebbe rivolgersi più ai vari Dubini che alla signora Colombo.

Giulio Ferrari

11 gennaio 2014

© CORRIERE DI LECCO

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