L’enigma di Papa Francesco

“Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore” (Manzoni).

di Patrizia Stella

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Leggevo recentemente su una rivista di informazione cattolica un articolo che evidenziava come nella Santa Chiesa di Dio, per circa duemila anni il fedele cattolico praticava e trasmetteva ai posteri la sua fede in Gesù Cristo attraverso i canali normali delle preghiere cristiane, della S. Messa, dei Sacramenti, delle opere buone, tradizioni, devozioni ecc. sostenuto essenzialmente dalla presenza del suo parroco, dalla comunità cristiana, dal Catechismo e dalla Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura, senza aver mai visto né conosciuto direttamente il Papa, e pochissime volte anche il suo Vescovo, tranne che per qualche celebrazione liturgica particolare e solenne riservata a loro. Il fedele cristiano, pur sapendo che al vertice di tutto c’è la Chiesa nel suo aspetto gerarchico voluto da Cristo, cioè Papa e Vescovi uniti con Lui a formare il Magistero, e poi tutti gli altri sacerdoti, religiosi, consacrati, laici, non sentiva affatto il bisogno di collegarsi direttamente con gli “alti vertici” per vivere la sua fede.

Con l’avvento delle moderne tecnologie, la figura del Papa è un po’ alla volta emersa da una sorta di rifugio privato, dal quale sapeva comunque dirigere efficacemente tutto il gregge del mondo perché la Grazia di Dio che penetra i cuori è più efficace e veloce della luce, per salire su un piedistallo da dove ha iniziato a ricevere, talvolta elogi, talvolta biasimi, ma sempre con rispettosa distanza, come si conviene nei confronti di una “Autorità Morale Speciale”, la più alta che esista al mondo, perché insignita da Dio stesso del ruolo di “Mediatore tra Cielo e terra”, tra la Maestà di Dio e la povertà degli uomini.

Finché arrivò il 13 marzo 2013 con l’elezione di Papa Francesco che immediatamente salì alla ribalta di tutti i riflettori con un’esposizione mediatica tale da suscitare reazioni anche contrapposte tra loro, che vanno da un’esaltazione collettiva di tipo trionfalistico, fino all’estremo di chi non può tacere la sua preoccupazione davanti a certi suoi discorsi o comportamenti davvero insoliti, o contraddittori, comunque non consoni alla figura che deve avere il Papa, che non è affatto un Vescovo tra gli altri, e ancor meno uno di noi, perché è nientemeno che il Vicario di Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, Colui che ha ricevuto da Cristo stesso, attraverso Pietro, “le chiavi” del Paradiso, il cosiddetto “Primato”, che consiste non solo nel potere di “sciogliere o legare”, cioè di perdonare o meno i peccati, ma soprattutto nel potere di “governo” della Chiesa.

Ma ciò che più stupisce è che Papa Francesco continua a definirsi solo “Vescovo di Roma”, firma i documenti solo con il nome “Francesco”, senza la sigla che comunemente appongono tutti i Papi accanto al loro nome: “p.p.” cioè “pastor pastorum” e perfino sull’Annuario Pontificio 2014 appare solo col titolo di Vescovo di Roma, mentre troneggia la figura di Benedetto XVI come “Sommo Pontefice emerito”, a tal punto che viene da pensare che Bergoglio non sia molto convinto di voler fare il Papa o che, peggio ancora, ritenga “superata” questa figura della tradizione perenne della Chiesa da sempre collegata con il “Primato Petrino”, per lasciare spazio a un governo, come egli stesso ha proposto, ancor più collegiale di quello previsto dalla Tradizione della Chiesa: “Il Papa e i Vescovi uniti con Lui!”. Un governo “democratico” affidato in buona parte alle Conferenze episcopali locali alle quali viene data molta autonomia oltre che a pericolosi sondaggi pubblici, come se la Verità della Chiesa scaturisse dal voto della maggioranza e non dalla Parola di Dio incarnatasi in Gesù Cristo che il Papa ha il dovere di custodire e di tramandare nella sua integrità.

E il fatto incredibile che possa essere proprio il Papa a facilitare, in modo oltretutto non chiaro, ma nebuloso e contorto, l’abbandono del Primato Petrino è inquietante, ma pare che riguardi proprio certe profezie che prevedono l’insinuarsi del “fumo nel Tempio”, come dalle parole di Paolo VI, fino ai più alti vertici della Chiesa. La certezza che la Chiesa è di Cristo e le porte dell’Inferno non trionferanno mai, non ci dispensa dal dovere che abbiamo di continuare le nostre battaglie in sua difesa, chiedendo allo Spirito Santo il dono del discernimento, cioè di capire che cosa sta realmente accadendo perché il diavolo è astuto nell’imbrogliare le carte e ci sta prendendo astutamente in giro.

Sono mesi che indugio nel rendere pubblica questa mia allarmante lettera, soffocando la mia impazienza con la preghiera, essendo una fedele credente e praticante da tutta una vita, che ama il Papa e la Chiesa più di sé stessa, ma a un certo punto mi sono detta: “A chi giova questo mio silenzio, questo mio voler giustificare a tutti i costi certi discorsi, o azioni, o affermazioni di questo Papa quando stridono ormai in maniera plateale con la dottrina perenne della Chiesa cattolica? Col mio colpevole silenzio non rischio di unirmi al “coro” multiculturale, multietnico e multi-religioso che lo sta osannando?”.

In effetti, al di là del tripudio di folle anonime che sembrano quasi telecomandate, al di là delle innumerevoli sue pubblicazioni, libri, cd, magliette, foulard… che tappezzano librerie, tabaccherie, autogrill, ecc. compresi i cartoncini natalizi dove si vede la Madonna e Papa Francesco che bacia un bambino, a mo’ di Gesù Bambino, spodestando S. Giuseppe dal presepio, al di là di questo e di molto altro, sta di fatto che sono moltissimi i buoni fedeli entrati in crisi a causa dell’enigmatico comportamento di questo Papa, dei suoi innumerevoli e per nulla chiari pronunciamenti, molti dei quali vengono addirittura censurati da qualche suo stretto collaboratore nel timore che creino scandalo, altri devono essere spiegati e ricondotti all’ortodossia da bravi e zelanti parroci, preoccupati che possano recare turbamento o confusione alle anime del loro gregge, molti altri, invece, vengono applauditi per lo più da miscredenti o da cattolici progressisti “adulti” che adorano questo Papa perché si sentono confermati nei loro errori e protetti dalla divina misericordia, senza necessità di pentimento o cambiamento di vita.

Due sono state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso della mia pazienza:

  1. La visita del Papa al Quirinale dove il presidente Napolitano (scandalosamente “insignito” della medaglia dalla Pontificia Università Lateranense, lui, un comunista e relativista mai pentito che sta portando l’Italia alla rovina!) ha esordito con un discorso che esalta l’operato del Papa con queste parole: “A tutti, credenti e non credenti, è giunta attraverso semplici e forti parole la sua concezione della Chiesa e della fede. Ci ha colpito l’assenza di ogni dogmatismo, la presa di distanza da posizioni “non sfiorate da un margine di incertezza”, il richiamo a quel “lasciare spazio al dubbio” proprio delle grandi guide del popolo di Dio”. Ecco in sintesi che cosa ha capito la gente di buona cultura dell’insegnamento di Papa Bergoglio: “il trionfo di relativismo, incertezza, dubbio” sintetizzati con gioia da un miscredente come Napolitano che si è perfino congratulato col Papa per questo suo prezioso servizio reso alla società!
  2. L’ultima esortazione apostolica “Evangelii gaudium” che fa venire i brividi perché intessuta di qualche verità, di parecchi errori e di molta confusione, che mettono per lo più in risalto l’abilissima capacità di Bergoglio nel saper “conciliare tutti gli opposti” in un sincretismo davvero preoccupante. A tal punto che la Chiesa, “ospedale da campo”, ha il dovere di accogliere tutti indiscriminatamente per essere aiutati, “non certamente convertiti, solenne sciocchezza!”, col rischio che tutti, col tempo, reclamino il diritto di celebrare i loro culti pagani sui nostri sacri altari in nome di una Chiesa “povera e aperta a tutti” (fra virgolette parole del Papa).

La vera povertà della Chiesa è la mediocrità dei suoi membri. Un grande Santo diceva che “il mondo va male perché la Chiesa va male!”. Infatti, se nel mondo stanno dilagando calamità, disoccupazione, crollo economico a livello mondiale, omicidi e perversione, è perché sta inesorabilmente crollando anche l’ultimo, vero baluardo contro il male e il peccato costituito dalla forza divina della Chiesa cattolica nel mondo, lasciando imperversare il potere delle tenebre! Perché qui non si tratta solo di scontri politici ad alto livello, bensì di una lotta soprannaturale fra il potere delle tenebre e quello della Luce, laddove la Luce è rappresentata da una Chiesa nella quale gli stessi Preti non credono più perché ormai la concepiscono (non tutti ovviamente) come puro potere temporale.

A questo punto mi sono proposta di uscire allo scoperto anche perché ritengo doveroso venire in aiuto di quei cattolici fedeli e praticanti che sono presi da terribili sensi di colpa e da grande sofferenza per non sentirsi in sintonia con il Papa. A costoro io suggerisco di mettersi il cuore in pace e di continuare a sentirsi pienamente e fieramente cattolici leggendo in merito il Catechismo della Chiesa cattolica (n.891, 892), il Codice di diritto canonico (n.212), la Lumen Gentium, n.25; la Dei Verbum n.10. Oltre a valide letture offerte da chi è ben documentato sulla “Storia della Chiesa”, come ad esempio il libro del prof. Roberto de Mattei, Vicario di Cristo, il primato di Pietro tra normalità ed eccezione, ed. Fede & Cultura, per la profondità e chiarezza con cui tratta l’argomento; o il libro del teologo Padre Enrico Zoffoli, Potere e obbedienza nella Chiesa, Ed. Segno; oppure come argomento più attuale, Chiesa povera, non impoverita, di Francesco Cuppello, ed. Fede & Cultura.

Infatti, se è vero che un cattolico deve obbedire al Papa, è altrettanto vero che l’obbedienza non è mai cieca e incondizionata perché trova innanzitutto il suo fondamento nella legge naturale, in quella divina e nella Tradizione della Chiesa, di cui il Papa è custode e non creatore o rivoluzionario, o ciclone, come viene definito. Un ciclone ovunque passi, porta solo danno e sofferenza perché spazza via tutto. La moda oggi diffusa di rifiutare la trascendenza per cercare il divino negli uomini e nella storia in una sorta di moderno panteismo, può rappresentare un pericolo perché c’è il rischio di fermarsi alla persona, (la chiamano papolatria) a tal punto da divinizzarla e sostituirla a Cristo stesso, anche se inconsapevolmente e molte volte in buona fede.

Le prime delusioni le abbiamo avute proprio sin dalla sera della sua elezione quando, presentatosi in abito bianco senza la mozzetta rossa che normalmente portano i Papi almeno nelle occasioni solenni, esordì con quel suo saluto più da politico che da ecclesiastico: “Cari fratelli e sorelle, buonasera!”, al posto di “Sia lodato Gesù Cristo” oppure “Il Signore sia con tutti voi!”, saluto che ci ha lasciati di gelo, anche se ci ha rasserenato poi il suo invito a pregare per lui in silenzio e a fuggire il demonio che sempre insidia le anime. I grandi Papi della storia chiamavano i loro fedeli “Figli! Cari figli!” e ci sentivamo veramente figli del Papa, figli della Chiesa, figli di Dio con santo orgoglio! Adesso ci sentiamo orfani in mezzo a tanto frastuono, per alcuni motivi che spiegherò:

1) È stato presentato come segno di povertà, ad esempio, il fatto che Papa Francesco abbia pubblicamente rinunciato, oltre che alla citata mozzetta, anche all’abito bianco di fattura e tessuto particolare riservato ai Papi, (ne porta uno qualunque di stoffa leggera orribilmente trasparente), al pettorale e all’anello d’oro, senza parlare delle famose scarpe rosse e della rinuncia all’appartamento papale.

Sembrano dettagli insignificanti, ma in realtà ognuno di quegli oggetti contiene un significato simbolico particolarissimo che travalica l’aspetto puramente venale del valore dell’oro, o delle perle o altro. Il pettorale ad esempio, che consiste in una croce d’oro, contiene un frammento della reliquia della Santa Croce di Gesù, e l’anello d’oro detto del “Pescatore” ricorda al Papa che Egli, come S.Pietro, è innanzitutto “pescatore di uomini”. Il materiale usato, l’oro, ha sempre significato la regalità, la maestà, e sono comunque oggetti preziosi antichissimi perché vengono tramandati da Papa a Papa come simbolo di un qualcosa che li trascende e li impegna, cioè come segno di fedeltà e di continuità con il Mandato che Cristo ha voluto affidare al Primo Papa che è stato San Pietro. Perché invece non pensare di portarli spiegando al popolo quale profondo significato essi racchiudono nella loro bellezza? Rifiutare questi oggetti è emblematico perché, in un certo senso, è come rifiutare la continuità con i Papi precedenti!

Se noi, che nella nostra semplicità di vita, cerchiamo di trasmettere ai nostri figli e nipoti quegli oggetti cari e preziosi ricevuti dai nonni o bisnonni come segno di “appartenenza” ad una famiglia, ad un casato, ad una confraternita, nobile o meno che sia, perché mai il Papa, che rappresenta nientemeno che lo stesso Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, successore di Pietro, “Roccia” su cui Cristo ha voluto fondare la Sua Chiesa, Voce Morale universalmente riconosciuta, perché proprio il Papa dovrebbe rinunciare alle sue sacrosante e doverose insegne, mescolandosi quasi “Uno inter pares” in mezzo all’anonimato della folla che si crede confermata nella fede solo perché lo tocca, lo bacia e lo abbraccia, nella più assoluta ignoranza della dottrina della fede?

Se mi è permesso il paragone, che ne sarebbe dei vari Corpi dei Carabinieri, o Bersaglieri, o Polizia, o altri se rinunciassero alle loro belle divise, ai loro stemmi, coccarde, gradi, segno di comando, ma anche di una precisa appartenenza, di un servizio pubblico riconoscibile anche dall’abbigliamento e dal comportamento? Quale concetto ci faremmo di loro se, peggio ancora, si mettessero a ballare durante il loro servizio, magari quando sono schierati per una parata, come hanno deplorevolmente fatto molti Vescovi in Brasile nientemeno che durante la massima delle celebrazioni liturgiche quale è la Santa Messa, quasi dissacrandola? E su quell’esempio, anche qui da noi adesso sta avanzando la nuova moda della preghiera liturgica con ballo, col tacito consenso del Papa!

E se è vero che anche Gesù visse da povero in mezzo alla gente, perché nacque in una grotta, cercò rifugio in terra straniera, si mantenne col lavoro delle proprie mani passando umilmente in mezzo alla folla, ecc. sta di fatto che questa sua povertà e semplicità non furono mai a scapito della sua identità, dignità e autorevolezza. Infatti accettò l’oro e l’incenso dei sapienti di questo mondo, sedette alla tavola dei ricchi e dei potenti per parlare anche a loro del Regno dei Cieli, comandò agli spiriti immondi e questi gli obbedivano, confuse gli Scribi e stupì i Sacerdoti che lo riconobbero come discendente di Davide e inviato di Dio, accettò gli osanna della folla che lo chiamava “Rabbi”, chiedendosi: “Ma chi è costui che parla con tanta autorità e sapienza?” Gesù in pratica parlava, agiva, comandava e anche confortava con “grande autorevolezza!” e non come uno inter pares!

In questo sta appunto il “potere” del Papa di legare o di sciogliere come Vicario di Cristo, potere che alla fine è servizio, perché significa governare, e questo implica anche il dovere di giudicare, di dare un giudizio sul bene o sul male, cioè sul grado di colpevolezza del penitente in base alla sincerità delle sue disposizioni. Ebbene, quando Papa Bergoglio è uscito con quella sua storica frase “Chi sono io per…?” è come se avesse smentito la sua Autorità e il suo altissimo ruolo di Vicario di Cristo dal momento che non c’è Autorità al mondo più alta e idonea della sua per esprimere un giudizio morale su qualunque fatto, o evento, o persona della storia!

Realtà preoccupante ma significativa di una crisi gravissima, che lo Spirito Santo si incaricherà di chiarire, se lo invochiamo con forza, perché non è la prima volta nella storia della Chiesa che la presenza di due o tre Papi viventi contemporaneamente mette in dubbio la validità della loro elezione. Infatti io chiedo agli esperti di diritto canonico: “Se un Papa eletto sia pure regolarmente dal collegio cardinalizio, si comportasse non in piena sintonia con la tradizione e il Magistero perenne della Chiesa, sarebbe da considerare vero Papa? O ci troveremmo, come alcuni suppongono, in una situazione di sede-vacantismo, o di ambiguo “papismo” camuffato da buonismo, ecumenismo, irenismo?” Questo va chiarito al più presto se davvero amiamo il Papa e la Chiesa. Che la Vergine Immacolata ci aiuti e ci protegga.

8 dicembre 2013, festa di Maria Immacolata.

© PATRIZIA STELLA BLOG

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