Dal compito educativo, al peperoncino, alla Comunione sulla mano. In attesa dell’enciclica verde

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di Patrizia Fermani (25/05/2014)

Se fino a poco tempo fa qualcuno poteva nutrire ancora dei dubbi sulla importanza del compito educativo, l’autorità pontificia è intervenuta con la consueta incisività tagliando la testa al toro. Ha dichiarato solennemente nel corso di un incontro ufficiale, che “il compito educativo è una missione chiave”. La importante affermazione non ha mancato di colpire per la profondità icastica la parte più sensibile del clero, non meno degli organizzatori di un convegno tenutosi a Padova sugli attuali rischi educativi: su di essa sono stati incentrati il programma e la relazione di sintesi.

La frase è stata poi ripresa con forza da uno dei relatori, nel corso dell’incontro, che l’ha scandita fissando l’uditorio mentre ciascuno andava meditando in cuor suo su quelle gravi parole.

Bisogna convenire d’altra parte, che tale concetto era già stato fatto proprio in anticipo dagli stessi ideologi di quella che ama definirsi la “popolazione LGBT”, dei cultori – per intenderci – delle varianti sessuali non tradizionali. Infatti costoro hanno ben compreso da tempo che l’educazione era la fortezza “chiave” da conquistare nell’orizzonte di un disegno egemonico. Tenuto anche conto dello stato di smantellamento di detta fortezza guadagnato da famiglie dissolte, decreti delegati, terne di maestre, sostegni psicologici e altre cose di cui è bello tacere, fuori e dentro la scuola.

Intanto l’instancabile vescovo venuto dall’altro mondo, fra una zuppa inglese, un pinzimonio e una salsa tartara (clicca qui; ma con precedenti: clicca qui), ha dettato anche regole severe per il protocollo eucaristico.

Che sia scoraggiato chiunque si impunti ancora a non voler toccare il Corpo di Cristo, che pare abbia democraticamente rinunciato alla propria ingombrante e imbarazzante divinità per assumere finalmente una identità “sociale”. (“un vescovo di una piccola diocesi – quarantamila abitanti – … si lamentava perché una parte del clero è “conservatrice” e non vuole dare la comunione sulla mano. Il Papa gli ha consigliato di prendere provvedimenti severi, perché non si può difendere il Corpo di Cristo offendendo il Corpo sociale di Cristo – clicca qui).

Un atto di umiltà che tutto l’ecumenico popolo di Dio ha apprezzato, in sintonia col proprio conducator. Così le azioni di Ario, reincarnato in Maradiaga, stanno salendo vertiginosamente alla Borsa vaticana. Anche adeguare il gregge recalcitrante alla dottrina della Chiesa Sociale è dunque ora una missione “chiave”. Perché tutti insieme, con precedenza assoluta per i poveri, gli intellettualmente svantaggiati e i culturalmente depressi, ma equamente tutti igienicamente protetti, si possa aspettare in trepidante attesa la già promessa enciclica verde.

© RISCOSSA CRISTIANA

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